25 Rules for mothers of boys

carmen de lavalladeOggi sono inciampata in questo articolo “25 regole per madri di figli maschi”. Non ho saputo resistergli. Io mi sento molto una madre di figlio maschio. Secondo me le differenze di generi (e ruoli) esistono. Non le trovo rappresentate nei paradigmi dell’azzuro vs. il rosa. Macchinine vs. bambole. Gonna vs. pantaloni. E non le ritengo ingessate. Ma ci sono. Quindi mi piace insegnare a Filippo ad essere un uomo galante e cavaliere. A saper fare il primo passo (cosa che invero insegnerei anche ad una femmina, ma non era più bello quando lo sapevano fare anche gli uomini?).

Nell’elenco che ho letto questa mattina, mi sono piaciute in particolare tre regole.

Insegnagli a ballare. Che per me significa anche a lasciarsi andare. Fallo perdere. Imparare la sconfitta. Che saper perdere ed accettare i propri limiti con umiltà è importante per imparare a focalizzarsi su quelli che sono davvero i propri talenti.

Portalo in un posto nuovo. La mattina mentre siamo sul bidet, facciamo finta di essere in aereo. Di solito andiamo a Las Vegas. Oggi è voluto andare a San Francisco. Chissà se vale come posto nuovo.

Nella foto (trovata su tumblur) la ballerina Carmen de Lavallade con il suo bambino di 3 anni.

Ogni maledetta mattina

Ti sveglia il lamento di un duenne, che ancor prima di aver aperto la prima palpebra, dice “Latte! Un pochino di latte volevo” e continua più insistente della sveglia del cellulare. Senza posa. Quasi un mantra. Fino a che non ti alzi. Pipì (la sua). Le scarpe (le sue). Il pentolino. E quando il latte è pronto. Dopo il primo sorso. “Non volevo questo latte. Zucchero volevo.” E davanti al cappuccino che cerchi di comporre, il cui latte o caffè diventano sempre inesorabilmente freddi, ripensi a quando tu e il tuo papàdifilippo rimanevate abbracciati davanti alla macchinetta del caffè, fino a quando la luce non smetteva di lampeggiare. Ancora con gli occhi chiusi. E si poteva non parlar fino a dopo la doccia.

Poi lavarsi, vestirsi, maglietta, mutande, dentifricio. Lunghi minuti stazionati sul vasino con la rivista di National Geographic. I vestiti preparati il giorno prima. E quando siete tutti pronti. E manca solo il fondotinta (il tuo). “Mamma cacca!”. E con le mani piene di Mat Lumiere, supplichi “Un secondo, tienila stretta solo un secondo”. Ma è già troppo tardi. E si ricomincia da capo. Svesti. Lavi. Pulisci. Cambia. Crema.

Poi finalmente uscite. E lo guardi in ascensore nel suo cappottino di lana, cappello e zainetto. Vedi le vostre ombre sul marciapiede. Lui. Alto neanche un metro. Capace di farti scoppiare il cuore, come il tuo primo amore della seconda media. Camminare per la strada e parlare di tutto. Le foglie che cadono. Il cane nero che annusa il prato. Raccontare la storia del camion della spazzatura. E del custode del palazzo, che la mattina presto lava tutto il marciapiede.

E non pensare più a nulla. Perchè hai pensato che hai tutto. Ogni maledetta mattina.

Pinterest mood

Oggi è una giornata confusa. Fuori c’è un bellissimo sole. Quel sole di fine febbraio, che a Roma profuma di primavera. Che ti scalda la testa ed i pensieri. Ci sono decisioni da prendere. Notizie da ricevere. Annunci da pensare. C’è uno smalto della Kiko che ho comprato ieri. Compiacendomi della crescente democratizzazione dello sfizio futile ed umorale.  N.348.  Tra il grigio ed il verde militare. Ma ho rosicchiato due unghie. Bisogna aspettare. In giornate così in bilico. L’unico modo è lasciarsi ispirare. Dal bello. Dal gusto. E da ciò che ci piace. In giornate così mi salva la bacheca virtuale. La mia nuova droga. Pinterest.

Di Pinterest, in Italia in questi giorni si parla tantissimo. Solo questa settimana su Espresso. Corriere.  Panorama. All’inizio io guardavo e basta. Sfogliavo pagine di immagini, compiacendomi di quante cose belle ci fossero nella rete. Quanta poesia potesse cristallizzare uno scatto digitale. Alla ricerca di idee per il matrimonio della mia amica. Di una pettinatura particolare. Un lavoretto da ricreare. Poi ho voluto anche direttamente provare…

Pinterest è più facile da usare che da spiegare. Una volta nel giro, Continua a leggere

3 +1 cose da fare con il seggiolone Antilop di Ikea

1. Fotografarlo! Una foto bellissima con dei romantici palloncini. Non so perchè su Pinterest trovo sempre palloncini tondi dai colori tenui e meravigliosi. Mentre dai venditori al parchetto c’è un tripudio di orsetti, topolini e colori chiassosi. (foto di Summer Lyn)

2. Decorarlo! Io adoro la versione Las Vegas. Sul sito Ikea hackers ci sono altri temi per tovagliette ironiche di mood for food.

3. Imbottirlo! Continua a leggere

Guest post di Emporio74: la tavola di Natale per i bambini


Emporio74 (ora Il cestino da picnic) è uno di quei blog nel web dove rifugiarsi quando si ha bisogno di ossigeno. Di un respiro fatto di grazia ed immaginazione. E’ un blog sul bello da creare intorno a noi. Della fantasia di cui circondarci. Dei dettagli con cui curare chi amiamo. A partire da noi stessi.
Un emporio di piccole meraviglie quotidiane.
Sono davvero felice di iniziare il mio Natale con un piccolo regalo. Un post che Rossella ha scritto per questo blog. Sul tema le (piccole) tavole di Natale.

Una delle cose piu’ divertenti del mio Natale da piccola era la tavola tutta per noi bambini in occasione della cena per la vigilia o il pranzo del 25. La “tavola in miniatura” era posizionata vicino a quella dei grandi, aveva una tovaglia colorata, piatti, bicchieri e posate di plastica e si potevano portare i giocattoli appena ricevuti da Babbo Natale.

Per me e i miei cugini era un momento di gioco e lo stare insieme talmente spassoso che anche i piu’ “reticenti” in fatto di cibo (io ne facevo parte), finivano per mangiarsi tutto.
La “tavola in miniatura” e’ in generale un’ottima soluzione per organizzare pranzi e cene quando ci sono tanti bambini. Essendo il Natale “alle porte” ho pensato di raccogliere un po’ di immagini e proporre qualche idea per renderla “appetibile”. Tenere i piccoli seduti a tavola e’ difficile ma, nello stesso tempo, basta davvero poco per farli divertire.
La tavola deve essere colorata e a tema.
Piatti, bicchieri e posate rigorosamente in plastica, cartone o melamine. In questo modo voi non rischiate di vedere in mille pezzi il piatto del servizio vintage che vi tramandate da 3 generazioni e, cosa piu’ importante, i bimbi non possono farsi male.
Personalizzare ogni posto con il nome del piccolo commensale e magari far trovare ad ognuno un regalino o qualcosa che possa tenerlo impegnato durante tutto il pranzo e/o la cena (come la lavagnetta per disegnare).
Molto carina l’dea di usare come decorazioni caramelle e bastoncini di zucchero ma (a meno che non si tratti di una merenda tra bambini) e’ meglio evitare perché è un attimo che poi non mangiano più nulla. In alternativa si possono utilizzare centrotavola a forma di Babbo Natale e alberelli di cartone.
Se non avete gia’dei mini tavoli e sedie: quelli di legno si trovano all’Ikea. Quelli di plastica nei centri commerciali.
Immagini prese da Pinterest.

Parole e matite – intervista a Nicoletta Costa, disegnatrice, narratrice e mamma di Filippo (il pesciolino), Giulio (il coniglio), Margherita (la maestra), (la nuvola) Olga…


Questo post mi piacerebbe poterlo disegnare. Ed aggiungere solo poche parole con la biro blu. La scrittura tonda-tonda, grande esagerata, della prima elementare. Come quella dei suoi libri. In fondo, mentre lo scrivo, mi sento come dentro una sua storia…un raggio di sole mi bussa alla finestra. Io tolgo lo sguardo dal mio computer e mi lascio rapire in cerca di avventure con un corvo ed una foglia.
Per “suoi” libri e “sua” storia intendo di Nicoletta Costa. Pluri-premiatra disegnatrice e scrittrice. La nostra penna preferita del genere libri per bambini. Certo, io non sono una critica esperta del genere. Ma Filippo sì. E lui è rapito davanti al suo mare blu. Osserva i sassi. Le alghe danzanti. Le onde. E per ogni dettaglio, inventiamo una storia nuova. E ridiamo e ci emozioniamo per delle storie semplici e stupendamente surreali. E così, tantissimi altri bimbi e genitori. Quasi 9000 su facebook. E chissà quanti altri sul suo blog ufficiale.
Nicoletta ha risposto a qualche domanda per maternity leave, che propongo, orgogliosissima, qui di seguito. A Nicoletta, un grazie lungo 345 libri ed anche di più!
Qualcosa su di te…
…Il tuo giocattolo preferito da bambina?
Una bambola di nome Pieretto…aveva un occhio incollato e risultava un po’ strabica…aveva un unico vestito e niente scarpe.
Però mi ricordo di aver ricevuto una Barbie…
…Il tuo sogno all’università?
Il mio sogno all’università era di diventare architetto…mi piaceva moltissimo studiare architettura.
Il desiderio che esprimi quando soffi sulle candeline della torta di compleanno
o quando vedi una stella cadente?
Non esprimo alcun desiderio quando vedo stelle cadenti…anche perchè non ne ho mai vista una.
…Come ti piacerebbe passare le tue giornate tra dieci anni?
Tra dieci anni mi piacerebbe passare il tempo esattamente come sto facendo ora…
Hai dichiarato che la Maestra Margherita ti assomiglia un po’. Quale altro dei tuoi personaggi senti vicino?
Certamente non l’oca Caterina che cucuna così bene, io in cucina sono una frana….
Ad un certo punto, hai deciso di lasciare lo studio di architettura dove lavoravi ed hai deciso di inventare storie. Cosa e chi ti ha aiutato e sostenuto in questo cambio di rotta?
Nel cambio di rotta mi ha sostenuto mia madre che ha sempre creduto nel mio talento di illustratrice.
Sin da bambina, hai ricevuto moltissimi premi e riconoscimenti. Ti è mai capitato, invece, di ricevere una critica che ti ha ferito o deluso? Come hai reagito?
Ricevo spesso critiche, ma non mi feriscono più che tanto e avendo memoria corta e tante cose a cui pensare me ne dimentico…
Quando inizia un’avventura dei tuoi personaggi? E quando la fai finire? (non so se questa domanda è chiara. Intendo dove trovi l’ispirazione che da il via alle mille avventure sempre diverse dei tuoi personaggi. E cosa deve succedere perché la storia sia completa e sia ora di andare a nanna..)
L’ispirazione non so da dove venga…
se la storia funziona…mi fa ridere tra me e me…
Hai pubblicato quasi 350 libri, cosa senti di aver imparato, fino ad oggi…
sui bambini?
Sui bambini c’è sempre tanto da imparare….non finiscono di stupirmi e ne incontro parecchi nei miei incontri nelle scuole.
…sui genitori?
Sui genitori? Mah sono loro in realtà che comprano e leggono i libri per i loro bambini…naturalmente bisogna far sorridere anche loro…
Ho capito che a volte i genitori si divertono più degli stessi bambini…
..e sulle maestre?
Le maestre io le stimo molto…lavoro difficilissimo,stancante e poco pagato …
le maestre ed i maestri, sono  costretti a combattere ogni giorno contro mille difficoltà….
Nicoletta, ancora grazie e ci vediamo presto sulle pagine dei tuoi libri insieme a tutti i tuoi personaggi.