Compiti per le vacanze

Una ragazza che mi piace molto, la scorsa settimana ha postato su facebook un articolo di un mamma-blog americano. 10 consigli per regalare ai tuoi bambini un’estate anni ’70. Il consiglio numero uno era “Let them watch TV. Plenty of it”. Se penso alle mie estati da bambina ho davanti agli occhi la serranda della stanza di mio fratello, abbassata a metà. Ed ore ed ore di televisione. Love boat. L’uomo bionico. La donna bionica. Ed anche parecchie televendite di Roberto “il baffo”. Ho un ricordo molto chiaro del sudore che ti appiccica alla pelle del divano. Del senso di vuoto del tempo. Della voglia di arrampicarsi sulla sedia per rubare un cubetto di ghiaccio o un cucchiaino di zucchero.

Per molto tempo ho catalogato questi ricordi insieme a quelli della noia e della perdita di tempo. Qualche volta credo anche di essermi chiesta come sarebbe stata diversa la mia vita se i miei avessero organizzato quelle giornate in modo diverso. Facendoci imparare, sperimentare, fare esperienza…Forse sarei stata meno schiappa negli sport. Forse sarei diventata più indipendente. Forse avrei parlato il russo.

Invece, ho imparato che cosa significa “non fare nulla”. Stare un pomeriggio su un divano senza pensare a niente. Non avere fretta. Non chiedersi cosa ci sia da fare. Solo fantasticare di tanto in tanto di fare l’agente segreto. Ed oggi ho nostalgia di quei pomeriggi di niente.  Come ho nostalgia dei pomeriggi pieni di sole, in cui facevo mille volte il giro del giardino in bicicletta. E mentre controllo su internet l’offerta dei campus estivi romani, mi chiedo se non dovrei lasciare a Filippo il piacere di conoscere la noia, di abbuffarsi di ipad e rubare ghiaccioli dal freezer.

 

 

Annunci

Kids were here

kids-were-here-ginger-unzueta-march-post 2014C’è profumo di bello e di design nell’aria, il salone del mobile è alle porte e con lui tutto il meglio pensato per i bimbi. Proprio inquadrato in questa cornice, credo piacerà a molte mie colleghe blogger, amanti dello stile pulito del design per bambini, il progetto Kids were here, una raccolta incantevole di fotografie che rappresentano il disordinato, pasticciato, imprevedibile passaggio dei bambini nei luoghi casalinghi.

Io adoro la foto del tavolo pieno di impronte. Sono le impronte che ritrovo sempre su tutte mie finestre. Zampe così piccole che non possono infastidire. Manine che si affacciano su un mondo da scoprire. Scopritene ancora, qui.

kidswerehere-rebecca chalmers-october 2013

kids were here_heather robinson

kids were here melissa stanfield

kids were here jelly bean march2014

kids were here ardelleneubert

Kids were here breanna-peterson

kids were here jakie Tyghem

La finestra di fronte

La finestra di fronteIo non amo le tende alle finestre. Odorano di polvere e forse anche un po’ di chiusura affettiva. Mi piace spiare dentro le finestre. Le tavole apparecchiate. La gente che guarda la tv. Nel palazzo di fronte al nostro, c’è una famiglia con due bambini. Ogni tanto si vedono palloncini a forma di nave o moto. Spesso ci sono ospiti. Amici con altri bambini. Oppure i nonni. Mi piace guardarli. E secondo me capita che anche loro guardino noi. Con Filippo ci siamo inventati una gara. “Presto, finiamo di mangiare prima dei bambini di fronte, così vinciamo noi!” Ma invero vincono quasi sempre loro, che alle sette e mezza già cenano tutti insieme mentre noi siamo ancora sul letto a fare le lotte. Sono una bella famiglia. E mi piace pensare che siano un po’ uno specchio. Perché da lontano il disordine, la fatica, i tempi lunghissimi per fare le cose più banali, non si vedono. Si vede solo quello che abbaglia subito gli occhi. L’amore.

 

Spaceballs – balle spaziali

locandina“Mio figlio non fa mai i capricci, la mattina si veste da solo, beve il suo latte senza fiatare e in 10 minuti è pronto”. “Il nipote di Martina a due anni andava a dormire da solo alla sette di sera e si svegliava il giorno dopo alle nove di mattina”. “Mi ha detto Benedetta che la bimba di C. ha iniziato a parlare a sei mesi, diceva mamma, papà e forza Roma!”

Quando si tratta di bambini, secondo me, succede che la gente spari balle spaziali. Cioè, io non dubito che una volta sia successo che il nipote di Martina abbia dormito 14 ore di seguito, o che la figlia di C abbia detto una volta una cosa che poteva assomigliare a forza Roma, ma davvero succedeva con costanza, tutti i giorni?A volte ho l’impressione che i genitori “gonfino” le storie sui propri figli, come qualcuno fa con i cv su LinkedIn, dove tutti sono “head”, capi, responsabili di qualcosa…Secondo me non lo fanno neanche con colpa. E’ la nebbia del ricordo, l’amore per la propria creatura oppure l’ottimismo che li porta a mentire.

 

 

Shining

shining-locandinaUna casa al mare. Un giardino. Una lunga, lunghissima salita che ti separa dal mare, dalla spiaggia, da un bar. Una pessima connessione internet, che “manco cor doppino…”. Le formiche. Due bambini. Spesso d’estate, mentre partecipavo a riunioni senza fine o aprivo l’ennesimo power point, immaginavo queste lunghissime vacanze al mare. Con i bambini che giocavano a castelli di  sabbia. I vestitini di cotone. Una bella sedia sdraio. Invece, oggi, ci sono momenti in cui mi sento finita nella versione estiva di Shining. Siamo al mare. L’aria è fresca. E la vita di una mamma può essere durissima. Soprattutto se ti ascolti, ti guardi e ti sembri tua madre. Soprattutto se sei abituata a multi-tasking e dedizione al dettaglio. Perché quando rimani da sola contro due sotto i tre anni, seguire altri progetti, sia anche fare la maglia o leggere un libro può essere molto, molto difficile. E se vuoi sopravvivere, devi fare pace con il caos, con il tutto buttato dappertutto. Così lontano dalle foto delle case al mare, di cui ti riempi gli occhi sulle tue riviste di design. Ed imparare un altro stile di vita. Il cogli l’attimo. Quell’attimo di silenzio.  L’attimo in cui dormono. L’attimo in cui la rete prende. L’attimo in cui riesci anche a limarti le unghie. L’attimo di un bacio sporco di appiccicatissimo gelato. L’attimo di profumo di pelle morbida. Quell’attimo di un sogno che si è avverato.

La solitudine dei numeri primi

cover_graFilippo ha un’acuta forma di mammite. Vuole dormire con me. Vuole essere vestito da me. Andare all’asilo con me. Nonnimaternidifilippo dicono che sia per via della sorella. Possibile. Fisiologico. Ma io, a volte, penso che sia perché “solo io lo so capire”. “Solo io lo so prendere”. E mi vedo trasformata in quelle suocere acide che difendono il primogenito maschio in qualsiasi situazione. Che non voglio essere una mamma di maschio così. Eppure il pensiero continua a ronzare in testa. Forse perché lo amo. Come un primo amore. Forse perché la sera, quando lo addormento non posso smettere di baciare quella guancia così morbida. Lo so che non è mia. Che è solo in prestito. Ma ha un odore, a cui non si può resistere. E tu che verrai dopo di me dovrai capirmi. Due che amano lo stesso uomo, forse non si adorano, ma possono capirsi.

ENG: Philip has an acute form of “mama’s boy” syndrome. He wants to sleep with me, only. He wants to be dressed by me, only. Go to kindergarten with me, only. Nonnimaternidifilippo say it’s because of his new coming sister. Possible. Physiological. But I sometimes think it is because “Only I know how to deal with him.” “Only I know how to make him happy and calm”. And I see myself transformed into the worst mother-in-law ever. A mother-in-law, who defends his beloved son in any situation. I do not want to be as well. Yet, this thought continues to hum in my head. Maybe, because I love him so much. Fall in love as for the very first love. Maybe, because in the evening, when I read him a story I cannot stop kissing his cheek, which is so soft. I know he is not mine. That I just borrowed him. But I cannot resist that sweet smell. And who will come after me, she will understand me. Two who are in love for the same man…they can understand each other.

 

Planet of the apes

planet-of-the-apes-1968Capita che le sue parole raggiungano le tue orecchie. Rimbalzino a destra e sinistra nel tuo cervello. E tu ti chieda dove le hai già sentite. Perchè ti sono familiari. E poi scopri che le conosci perchè sono tue. O al massimo di tuo marito. Di tua madre. Del tuo papà. Lui le ha imparate. E le usa in modo esageratamente appropriato. Proprio come sei abituata ad utilizzarle tu. Perchè i bambini sono piccole scimiette. Imitano i nostri sguardi, i nostri gesti, i nostri modi di dire. A volte è un’emozione elettrizzante. A volte una responsabilità spaventosa.

ENG It happens that his words reach you. Bounce right and left, in your brain. And you wonder where you’ve already heard them. Why are they familiar to you? And then you realize that they are familiar just because they are yours own words. Or the ones your husband uses more. Or your mother. Or your dad. He has learned them. And he uses them so outrageously appropriately. Just like you’re used to using them. Because children are like tiny apes. Mimic our gazes, our gestures, our ways of speaking. Sometimes it’s electrifying emotion. Sometimes a dreadful responsibility.