Come pellicole

henri-cartier-bresson

Al corso di fotografia che sto frequentando, abbiamo sperimentato gli scatti al buio. Sistemi la macchina, ferma sul suo cavalletto. Metti a fuoco. Spegni la luce. Premi il pulsante. Aspetti, aspetti, aspetti. Poi senti click. Scattata. Guardi e trovi quello che non avresti creduto. Il tempo di esposizione, permette al sensore, di raccogliere ed accumulare molta più luce rispetto all’occhio umano. Così la foto risulta molto più luminosa e bella. Certo, devi saper aspettare. E devi poter poggiare la macchina su un supporto stabile, altrimenti sarà un delirio di mosso.

Ma la magia è possibile.

Mentre prendevo appunti, immaginavo i miei bambini, come dei potentissimi sensori di una macchina professionale. Stanno lì, con il diaframma aperto ed un tempo di esposizione che tende all’infinito. Stanno lì ed assorbono, assorbono, assorbono. Tu speri di aver trovato un buon treppiedi- Ti domandi se non avresti dovuto comprare il telecomando ad infrarossi. Ti auguri che funzioni. A volte pensi che la macchina non scatterà mai. Ma poi senti quel clic. Guardi. Capita di riconoscere qualche errore, qualche sbavatura. Eppure solitamente, è sempre meglio di quello che ti saresti aspettato.

Ti dici che qualcosa l’hai imparata.  E che vada al diavolo Bresson*!

Ti versi un bel bicchiere di vino.

* Henri Cartier-Bresson è considerato il padre della street photography. Ha vissuto quando esisteva solo la pellicola. Sosteneva che: “Le tue prime 10.000 fotografie sono le peggiori”.

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