Diventare grandi

Ieri, uscendo da una gelateria, spiegavo a Filippo (per l’ennesima volta!) che deve salutare ad alta voce. Deve guardare negli occhi chi saluta, altrimenti chi viene salutato non lo sente. E allora è come se non salutasse! “Ormai sei grande, Filippo, e’ importante che saluti le persone!”. Filippo si è lamentato. Non per il rimprovero, ma perché l’ho definito “grande”. “Non è vero, mamma! Io sono piccolo.”. Mi ha fatto tornare in mente “Il tamburo di latta” di Gunter Grass. Un romanzo tanto famoso, quanto illeggibile; il libro preferito di una mia cara amica. Oskar, protagonista della storia di Grass, non vuole diventare adulto e si rifiuta di crescere. Ho l’impressione che anche Filippo non ne abbia voglia. Io da piccola non vedevo l’ora di diventare grande. Indipendente. Fantasticavo per ore su quello che avrei fatto quando avrei potuto guidare, avere una lavastoviglie, lavorare, vivere per conto mio.  Lui invece si attacca con tutta la sua forza alle espressioni più infantili ed alle mie gonne. Forse si rende conto, che al giorno d’oggi, vestire i panni di un bambino di 4-5 anni è favoloso. Hai mille e più cartoni a disposizione su youtube. I tuoi genitori si fanno in quattro per proporti attività e svaghi. Hai vestiti colorati e pieni di stampe di animali. Decine di gusti di chupa chups. Ed hanno inventato i gonfiabili. Forse…ha ragione?

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