Che orecchie grandi che ho

Questa domenica siamo stati ad un concerto all’Auditorium.Organizzato dall’Aigam. Che orecchie grandi che ho. Studiato e dedicato ai piccolissimi (zero-due anni). Un concerto normale. Di musica vera. Ma su un grande tappeto rosso. Genitori e bambini scalzi, seduti per terra. Musicisti e voci in movimento. Facce distese. Moltissimi sorrisi. Bambini in giro dappertutto. Alla fine del concerto (circa 1 ora). I bambini sono stati invitati a provare gli strumenti. Tamburo. Violoncello. Pianoforte. Ed ovviamente, nessuno voleva andare più via. Un pomeriggio spensierato. E la faccia di Filippo valeva gli euro del biglietto (44 euro, per 2 adulti ed un bambino). Alla faccia della signorina al botteghino che mentre chiedevo informazioni mi ha detto: “bhe a quell’età un bambino cosa può capire di un concerto!”. Ed invece hanno capito. Quando la musica è iniziata sono stati tutti in silenzio. Quando vibravano le percussioni erano tutti rapiti. Anche quelli davvero piccolissimi. Sorridevano. Perchè la musica è un linguaggio ancestrale. Impresso nel nostro DNA.

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