Della serie role model: le mompreneur di Francesca Amé

Mompreneur. Suona chic. E smart. Che cosa significa? Mamma imprenditrice. Il trend del momento in fatto di “small business”. In America esiste il “The MOMpreneur magazine”. La mompreneurs online community.
Io dimentico sempre dove va inserita la u. Così cerco e ricerco su google. Ed ogni volta trovo qualcosa di nuovo. 
In Italia, ne parla Francesca Amè su Style. Francesca è una giornalista. Una blogger. Una mamma.
Ho domandato a Francesca di aiutarmi a capire meglio chi sono queste mompreneur. Cosa hanno di speciale. Perchè lo fanno. E se esistono anche i DADpreneur! Ecco cosa mi ha spiegato.

“Sono ormai una decina le mamme imprenditrici che ho intervistato per Style.it e molte di più quelle che ho conosciuto, a volte anche per caso, in questi ultimi anni. L’idea della rubrica mi è venuta quando il direttore di Style.it mi ha chiamato a collaborare con il webzine per il canale Mamme: volevo occuparmi di qualcosa che non fossero le “solite cose” mamma&bambino (utilissimi articoli di servizio su allattamento, svezzamento, nanna, abbigliamento). Avevo voglia di parlare d’altro. Forse perché sono una giornalista free-lance e per scelta (e un po’ per necessità) non ho avuto nessun maternity leave ma ho lavorato subito prima e subito dopo le mie gravidanze (ne ho parlato, suscitando un po’ di dibattito, qui) volevo confrontarmi con chi ha fatto della maternità un momento di “cambio vita”.  

Le mompreneur che ho incontrato finora sono donne volitive, molto determinate. Pronte a lavorare anche di notte, quando i bambini dormono, pur di portare avanti il loro progetto imprenditoriale. Ma sono anche donne che hanno dovuto fare una scelta perché in ambito aziendale si sono scontrare con quel famoso “soffitto di vetro” che nei casi delle mamme diventa di acciaio: l’impossibilità di conciliare famiglia e lavoro. Di crescere nella propria carriera senza delegare troppo la cura della famiglia (figli e marito!).
Alla base di una scelta imprenditoriale deve esserci sempre una buona idea, e una buona dose di coraggio. Oserei dire che le mompreneur, in quanto mamme, ne hanno da vendere (devono averlo perché fanno un lancio nel vuoto, spesso dopo aver rinunciato a uno stipendio fisso).
Che cosa cercano queste mamme? Direi realizzazione nel lavoro, magari facendo qualcosa di utile (non a caso molte si ritagliano lavori su misura per mamme come loro, ad esempio negozi on line di articoli per bambini, asili nido o altro)  e soprattutto la possibilità di un lavoro flessibile (che, attenzione, non vuol dire di meno). La possibilità di andare a prendere i figli a scuola, di assistere a una loro recita scolastica, di dare loro il bacio della buona notte dopo aver cenato insieme, di riprendersi la vita…
Sono donne toste, quelle che ho incontrato. Molto più toste degli uomini.
Non mi risulta esistano i dadpreneur per il semplice fatto che, sul tema conciliazione vita-lavoro, è sempre la donna a fare un passo indietro.
Sfigata?
No, più furba.
Perché vuole il meglio di tutto, perché non è disposta a perdersi, come molti padri fanno, le tappe irripetibili della vita dei propri figli (e se lavori 10 ore fuori casa te le perdi eccome….). Sicuramente è più stanca, stressata, arrabbiata, certamente meno remunerata.
Più felice? Per quello che ho visto sinora, direi di sì.”
——–
Francesca, grazie mille per il tuo contributo. Se volete leggerne di più. Visto d’Amé. Una rassegna stampa al femminile (per mamme e non solo). Dove Francesca parla di questo e molto altro.
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5 thoughts on “Della serie role model: le mompreneur di Francesca Amé

  1. mi consola e galvanizza leggere queste parole, io sono esattamente sotto al soffitto di acciaio e ahimè stà avendo la meglio lui, il mio rientro dalla maternità è stato un incubo dopo l'altro…ma leggere questo post mi ha dato coraggio e fiducia perciò grazie mamme!

  2. Tieni duro crostata di visciole! Le mamme si piegano ma non si spezzano! Vedrai che riuscirai a perforarlo quel soffitto. Ci serve solo (più) tempo. Ma poi ci arriveremo. Senza esserci perse troppo dei nostri figli. E possibilmente anche di noi stesse.

  3. Pubblico un bel commento lasciato da Ale3 via mail.

    “Ciao, sono una mamma di 3 bimbi (2, 4 e 6 anni). L'intervista a Francesca è sicuramente interessante, credo che in giro ci siano molte donne toste, spesso più toste di come appaiano. Il fatto è che quando si parla di conciliazione si fa automaticamente riferimento solo alla vita familiare e professionale delle donne
    (perchè in effetti così è, nella realtà)…ma finchè anche noi donne non pretenderemo concretamente la collaborazione dei papà saremo sempre indietro e stressate, arrabbiate, stanche. Nel mio piccolo, sto crescendo i miei figli (maschi) in ottica di genere: a casa non ci sono ruoli prestabiliti, ognuno collabora per quello che può fare; se io cucino per i bimbi, è giusto che i bimbi apparecchino e mio marito faccia la spesa. Certo il congedo finora l'ho sempre preso io ma sto lavorando anche su quello! Scusate il commento piuttosto lungo, sono alle prime armi con i blog; mi fa piacere conoscere altre realtà come la mia e condividere virtualmente lo stress e le difficoltà quotidiane.
    Ale3

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