Della serie “Role model” – intervista ad Alice Furioso, architetto, mamma e titolare di Yellowbasket.it

Alice Furioso
Inauguro oggi un nuovo tag per questo blog. Role model. E’ un ritornello che ho sentito ripetere spesso: “In Italia, per le mamme (e donne) in carriera mancano role model di successo”. Invece secondo me ce ne sono tante. E sotto questo tag, troverete delle interviste a quelle che ho incontrato io. Mamme e professioniste, che hanno ri-pensato la propria professionalità per…durante…a causa…o semplicemente grazie…alla propria esperienza di maternità. L’obiettivo è farmi e farci coraggio ad essere o diventare mamme e professioniste felici. E “generare confronti virtuosi”, come ha saputo elegantemente descrivere Alice Furioso, prima protagonista di questa nuova serie.
Alice mi piace. Mi piace perché è di Torino, città che amo profondamente e che mi manca così tanto che appena posso guardo Centovetrine, solo per vederne qualche scorcio…Alice mi piace perché è una mamma giovanissima: 28 anni e una bimba di (quasi) tre anni e mezzo…(non male, direi!) E Alice mi piace perché il suo Yellowbasket.it è un progetto che si costruisce in tante direzioni, di cui l’arredo e l’infanzia sono il raggio d’ispirazione per progettare e vendere certo, ma anche per sensibilizzare, insegnare, comunicare e diffondere il gusto del bello (e del funzionale) per i piccoli.
Di seguito Alice ci parla del suo percorso, delle sue difficoltà, del coraggio che l’ha guidata nel diventare “padrona delle sue scelte”.
Dunque Alice, raccontaci la tua storia. Chi e che cosa eri? Chi e che cosa sei diventata dopo la maternità?
Ho 28 anni, sono diventata da poco architetto e qualche anno fa, insieme al mio adorato compagno, ho deciso di provare ad avere un figlio prima che il mondo del lavoro mi impedisse anche solo di “pensarne” uno. Era il 2007, avevo 24 anni e ancora un esame alla laurea. Mia figlia è nata a Capodanno del 2008 e la laurea è arrivata l’anno successivo; per molti coetanei era il traguardo della vita, a me è sembrata una bellissima parentesi nella mia vita di mamma.
Non credo che i figli ti cambino, o per lo meno non hanno cambiato me. Ho però riscoperto, nel bene e nel male, alcuni aspetti del mio carattere sopiti o dimenticati.
Dopo la maternità ciò che è cambiato realmente è il senso di responsabilità, che si trasforma in un progetto complessivo e a lungo termine, a volte totalizzante.
Il progetto Yellowbasket.it nasce dal completamento di un percorso studiato insieme ai collaboratori della Provincia di Torino per lo sviluppo di una nuova imprenditoria piemontese. Marta ed io, da sempre appassionate d’interni, desideravamo essere parte di un percorso di promozione del design per l’infanzia non solo di tipo commerciale. Anche in Italia comincia a diffondersi l’interesse per prodotti di qualità – funzionali, innovativi ed eco-friendly – per bambini e noi cerchiamo quotidianamente di diffondere il progetto d’arredo per l’infanzia attraverso i nostri due shop, quello online e quello a Torino in via Saluzzo 45/g e attraverso iniziative culturali e manifestazioni che coinvolgano designer, genitori, bambini e appassionati attraverso www.yellowbasketdesignperbambini.com e www.yellowbasketofficina.com
Il nome “Yellowbasket” deriva da una canzoncina statunitense per bimbi d’inizio secolo scorso, poi musicata e trasformata in successo jazz da Ella Fitzgerald nel 1938.
Mi è venuto in mente perché era un motivetto che cantavo spesso da ragazzina, quando frequentato il corso di canto del Centro Jazz Torino. Ci piaceva il gioco ironico tra il “basket” degli acquisti online e la filastrocca per bambini.
Qual è il tuo primo bilancio? Sei più felice? Ti manca qualcosa?
Non sono abituata a fare bilanci perché il ritmo così serrato degli ultimi anni mi ha costretto ad essere in continuo movimento. E faccio un po’ fatica a pensare a “cosa sarebbe potuto essere se” perché in realtà non riesco a proiettarmi molto all’indietro. Ho sempre pensato all’idea di fare un figlio prima dei trent’anni e dunque più o meno le aspettative sono state confermate. Non immaginavo però che noi giovani avremmo sentito così forte il senso di precarietà legato al lavoro.
Ciò che mi manca di più è il senso di spensieratezza legato al fatto che prima di un figlio non si è responsabili nei confronti di terzi che dipendono totalmente da te. E ovviamente mi manca del tempo privato per me. Da figlia unica ne sento ancora forte il bisogno.
C’è stato un momento decisivo nella scelta di evolvere la tua professionalità?
È stata la crisi del mercato del lavoro a portare Marta e me a pensare a Yellowbasket.it in maniera concreta. Dopo numerosi stage non retribuiti, lavori (sotto)pagati a prestazione occasionale e orari incompatibili con qualunque standard di vita ragionevole, abbiamo deciso di provare a investire in noi stesse come imprenditrici, trasformando una passione in lavoro. Non è semplice, perché essere giovani e donne in Italia non è affatto una risorsa, ma ci stiamo provando.
Chi o che cosa ti ha aiutato a cambiare?
La mia famiglia e Marta. E i datori di lavoro. Il supporto e il rispetto reciproco con la mia famiglia e la mia collega è costante.
Di cosa avevi paura prima di farlo?
Ho ancora molta paura! La cultura del rischio non è mai stato nel Dna della nostra famiglia, ma il senso di precarietà è così esteso a tutto ciò che ci circonda  che non ci è sembrato poi così terribile provare ad essere padrone delle nostre scelte. È ancora tutto in divenire, ma in questo caso la paura può rivelarsi fortemente creativa.
Ed ora, di cosa hai paura?
Ho paura che Yellowbasket.it possa essere nato troppo presto rispetto ai tempi italiani.
Un consiglio per le mamme che oggi non sono soddisfatte del proprio equilibrio tra vita personale, famiglia e lavoro.
È una domanda molto impegnativa. Tendenzialmente direi di non aver mai paura di chiedere aiuto.
Il part-time è la panacea per tutti i mali. Vero o Falso?
Vero solo se il “nostro” Welfare si deciderà a proporre modelli e servizi concreti per i cosiddetti tempi di conciliazione. Falso se si pensa alla pensione (ah già,quale pensione?)
Diventando mamma si diventa più efficienti
Vero – nella gestione creativa del quotidiano. Falso – allentiamo un po’ la cura verso noi stessi
Se stiamo bene noi (genitori), sono felici anche loro (i figli)
Vero senza se e senza ma
Una mamma che lavora si sente sempre in difetto verso i figli
Vero – soddisfatta e coi sensi di colpa
Una professionista che mette su famiglia si sente sempre in difetto verso la sua attività
Vero – perché non mancano mai di ricordartelo. Io credo però molto all’importanza della quantità del tempo da trascorrere coi propri figli (di cui spesso si fa portavoce Garimberti)
 Chi non risica non rosica
Falso – a molti non viene data la possibilità di essere in condizioni di rosicare.
Volere è potere
Idem come sopra
Ultime due domande. Il momento più difficile?
Quello in cui  non è stato possibile  essere padrona delle mie scelte. Nel quotidiano sicuramente l’attesa non creativa.
E quello più bello?
Il suono del suo battito cardiaco. Perché finalmente esisteva. Nel quotidiano, le risate spensierate.
Qualcuno (che non hanno letto la mia pagina about this blog) potrebbe pensare che Alice mi ha regalato qualcosa per avere in cambio questo spazio. Ci tengo a puntualizzare che non è affatto così. Anzi. Appena finito di leggere le sue risposte, ho pensato di andare io sul suo sito a comprare qualcosa. Perché ci sono cose belle. Perché devo fare un regalo. E per dare il mio piccolo segno, che in Italia non è troppo presto…ci sono tanti genitori e bambini con la voglia di imparare e gustare il bello. E per fortuna che c’è qualcuno che prova a diffonderlo!
Cara Alice, grazie mille per la tua disponibilità e in bocca al lupo!
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5 thoughts on “Della serie “Role model” – intervista ad Alice Furioso, architetto, mamma e titolare di Yellowbasket.it

  1. Bella intervista. Complimenti ad Alice per la sua scelta coraggiosa: non è da tutti capire che i ritmi e gli step imposti dalla società non coincidono necessariamente con quello che vogliamo dalla vita. Power to the mums!
    Grazie
    Cristina

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