Imparare a leggere a tre anni

Una mia carissima amica, nonchè mamma di riferimento nella prospettiva dell’educazione, mi ha prestato il libro di Glenn Doman “Imparare a leggere a tre anni”. Sottotitolo: i bambini possono, vogliono, debbono imparare a leggere. Premetto immediatamente che quando mi scrisse che stava leggendo questo libro, ne era entusiasta ed avrebbe presto iniziato ad insegnare al suo bimbo più piccolo a leggere, la mia prima reazione è stata “Oh povero bambino!” seguito da “Poi in prima elementare si annoierà!?”. E così è stata anche la reazione di Valeria, quando ieri le ho raccontato che stavo leggendo questo libro, ne ero entusiasta ed avrei presto iniziato ad insegnare Filippo a leggere. “Perchè bruciare le tappe?!” e tra le righe “Perchè forzare un bambino a diventare un piccolo Einstein?”.
Ovviamente sia la mia cara amica sia io abbiamo prontamente risposto con tutti gli argomenti offerti da Doman per rispondere a questi dubbi ed interrogativi.
Ma forse la vera risposta potrebbe essere: perchè imparare a parlare SI, ed imparare a leggere NO? e ancora, ma perchè leggere è peccato? non è divertente? Leggere non è un gioco? Cosa c’è di sbagliato ad insegnare un gioco in più? Forse è la copertina del libro che è un po’ fuorviante….in effetti non immagino che Filippo legga a 3 anni il Financial Time…piuttosto un Topolino…
Ho cercato un po’ nel web
ed ho trovato molto interessante il dibattito-approfondimento nato dal post del blog di equAzioni sullo stesso argomento.
Per me il punto è offrire ai bambini delle chiavi per aprire delle porte. Possibilità. Se poi, vorranno leggere, praticare uno sport o parlare in inglese, lo faranno. Altrimenti, pace.
Dal mio punto di vista, i contro non nascono mai dall’insegnare, dal proporre, ma dall’ostinarsi a fargli imparare e peggio dal desiderio di vederli eccellere.
Quando ero piccola la mia mamma ha voluto insegnarmi a suonare il pianoforte. Mi ha comprato un pianoforte. Ha trovato un’insegnante. Ma devo ammettere, che non mi ha mai chiesto o tantomeno costretta a fare gli esercizi (che puntualmente non facevo perchè pigra e perchè timida e timorosa che tutto il palazzo conoscesse i miei errori..). Certo, non sono diventata una pianista. Invero, non ho imparato a suonare granchè bene, ma con un po’ di riscaldamento, qualcosa dal pianoforte la tiro fuori. E ne sono contenta. E’ un pezzetto in più di me. E devo dire che mi piacerebbe averne ancora altri. 

Qui di seguito troverete una sintesi del metodo, nel caso siate interessati o curiosi. Il periodo migliore per iniziare è due anni. Ma con alcune modifiche si può iniziare prima (nel libro scrive otto mesi).
Quindi se siete in maternity leave del “secondo” oppure avete preso una lunga aspettativa…

Subito, vi riporto le due considerazioni che mi sono piaciti di più.
Numero 1: l’entusiamo (dell’insegnante) migliora e velocizza l’apprendimento. Inizialmente, Doman e gli altri ricercatori avevano conferito maggior credito e possibilità di successo a quello che avevano identificato come il gruppo delle mamme “intellettuali”, più istruite e sofisticate nel linguaggio.
E’ stato scoperto in seguito, che, invero, era il gruppo delle mamme-entusiaste, quelle che reagivano con tono energico, allegro e positivamente meravigliato ai progressi dei bambini ad aver maggior successo.
Insomma, un energico “WOW fantastico, Filippo è un campione!!!” è più efficace di un posato “Bravissimo Filippo, ben fatto!”. Lettura o no, credo si possa applicare a tutte le conquiste dei nostri piccoletti.
Numero 2: smettere prima che il bambino si sia annoiato. Come genitore, mi sono sentita molto gratificata dalle parole che l’autore spende sulla potenza dell’intuito e della determinazione materna/paterna. Tra le altre qualità, Doman spiega che un genitore riconosce la stanchezza-noia del suo bambino, prima che si manifesti. E consiglia di affidarsi a questo istinto per chiudere le sessioni qualche attimo prima che il bambino lo voglia.

Spiegazione del metodo Doman (potrebbe esserci qualche imprecisione perchè non ho il libro con me in questo momento. L’ho prestato a nonnodifilippo a cui ho proposto di fare da insegnante…).

Cosa serve: cartoncino bianco, lettere adesive di grandi dimensioni rosse e nere oppure pennarelli rosso e nero per disegnarle oppure lettere stampate da incollare (basta usare Word e un carattere ben definito come Arial o Antique Olive ecc.)
Le prime parole da insegnare sono mamma e papà. Saranno scritte con caratteri molto grandi rossi su un cartoncino di dimensioni 20X60 cm circa.
Poi si insegnano le parole relative all’io del bambino, ovvero le parti del corpo: dito, naso, orecchio ecc.
Si insegnano prima tutte le parole con 4 lettere, poi quelle con 5 e così via.
Poi si passa alle parole relative alla famiglia (sorella, fratello, zio..)
Quindi le azioni (giocare, mangiare, ecc)
Le prime frasi (Io sono Filippo. Tu chi sei?)
Poi si sceglie un libro con massimo 250 parole. Si insegnano tutte le parole del libro. Per poi passare alla lettura del libro.
Solo alla fine, si insegnerà l’alfabeto. Poichè le lettere dell’alfabeto sono “astratte”, infatti, impararle è più difficile. Invece, risulta più semplice imparare dei “segni” che corrispondono a persone od oggetti concreti e vicini al quotidiano del bambino.

Tempo: circa 20-25 minuti al giorno, suddivisi in 4/5 sessioni da 4/5 minuti

Dove: in qualsiasi luogo tranquillo. Un angolo della casa con poche “distrazioni” come giocattoli, quadri, televisioni/radio accese ecc.

Come si fa: con gioia, divertimento e senza alcuna ansia da prestazione. Qualsiasi risultato si ottenga, anche una sola parola, sarà comunque un regalo. Se il bambino non imparerà nulla, avrà comunque passato 5 minuti di piacevole gioco. Questo è lo spirito. Nessuna gara, nessuno spettacolino da circo…

La prima parola da insegnare è mamma. Si mostra al bambino il cartellone dicendo: “Questa parola significa mamma”. Si permette al bambino di osservarla qualche secondo. Poi si mette via. E si gioca allegramente con il bambino 2-3 minuti. Poi si riprende il cartellone e si mostra nuovamente. Fine della sessione. La stessa sequenza viene ripetuta durante la giornata.
Dopo qualche giorno, si prova a verificare se il bambino ha imparato. Alla terza seduta della giornata, si mostra il cartello e si chiede: “Cosa significa questa parola?”. Si aspettano 10 secondi. Se il bambino risponde “Mamma” si fa una gran festa.
Se il bambino non risponde correttamente, senza alcun tono deluso, si diceQuesta parola significa mamma”. E si riprova più in là.

Quando il bambino ha imparato una parola, si passa alla successiva. E quando ne ha imparate due, con lo stesso metodo si verifica se le distingue. E così via.

Per i bambini più piccoli: se il bambino ancora non parla, per verificare se il bambino ha imparato basta chiedergli di “indicare” la risposta. Per esempio, Filippo non dice mamma, ma se io gli dico mamma lui “manda i baci”. Quindi, immagino che se imparerà la parola mamma, nel vederla e riconoscerla forse potrebbe fare lo stesso.

Altri post sui libri di Glenn Doman: da genitori crescono, dal sito del moige
Link al sito dell’Istituto per il Raggiungimento del potenziale umano Europa Onlus (NB. Glenn Doman è un medico neurologo. Il suo lavoro si è focalizzato sui bambini con lesioni celebrali.
L’Istituto è dedicato a questo tema)
Wikipedia

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6 thoughts on “Imparare a leggere a tre anni

  1. Forte la tua amica che ti ha prestato questo libro, ben fatto 😉 Il mio secondo di 5 anni, da qualche mese, incuriosito anche dall'ingresso in prima elementare della sorella, ha iniziato a giocare con lettere; ho visto che la cosa lo interessava e gli ho fornito qualche strumento in più, gli ho ritagliato dei cartoncini, su ognuno c'è una lettera dell'alfabeto associato ad un animale, gli ho regalato un libro lavagna simpaticissimo. Ci siamo accorti che ora le conosce già quasi tutte, legge piccole parole, da solo prende questi strumenti e quando lo fa gli dedichiamo attenzione, ma senza forzarlo, e lui continua finchè gli và! A settembre farà ancora un anno di materna, è probabile quindi che arrivi in prima elementare che sappia già leggere e scrivere qualche parola, ma non credo che si annoierà, molte delle sue energie saranno impegnate ad accettare che deve restare al suo posto, in silenzio, ad ascoltare la maestra … ne avrà di cose da fare!

    1. mia figlia ha 2anni e 6 mesi esenza che io me ne accorgessi grazie ad un piccolo computerino ha imparato a leggere tutte le lettere, vorrei approfittare di questo per insegnarle a leggere prima le sillabe e poi le piccole parole mi potete dare un consiglio unadritta per farlo grazie

  2. Non so se sia la stessa cosa, ma Mic per esempio riconosce i numeri. Mi ha scioccato, l'abbiamo scoperto per caso. Aveva fatto due anni il giorno prima, c'erano i miei in visita a Roma e mio padre teneva la tv accesa, (noi di solito non l'accendiamo se Mic è sveglio) e c'erano i risultati del lotto. Lui si avvicina e comincia a indicare i numeri e leggerli. Siamo rimasti tutti senza parole. Ma io in realtà pensavo fosse abbastanza normale che cominciassero a riconoscere i segni.

  3. ciao mi sono imbattuta in questo dito per caso e mi sono ritrovata tantissimo i miei figli 3 e 4 anni riescono a fare i puzzle di 108 pezzi senza alcun problema hanno iniziato che avevano 2 anni e adesso il piu grande mi chiede di scrivere e ho notato che anche se non sa che lettere sono riesce a copiarle cosa mi consigliate di fare grazie nunzia

    1. Ciao Nunzia, io non sono un’esperta e non posso consigliarti per il meglio. Posso dirti però che in questo libro consigliano di insegnare a leggere secondo il metodo che ho descritto a partire dai 2 anni, quindi perchè non provare? Magari potresti anche parlarne con le maestre dell’asilo dei tuoi bimbi e chiedere il loro consiglio! In bocca al lupo e a presto!

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