Bilingue per gioco

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C’è un unico regalo che vorrei davvero a tutti i costi fare a Filippo. Insegnargli le lingue. Mi sembra come potergli offrire una chiave universale per aprire tantissime porte. Per poter leggere l’intensità di un poeta, per avere amici diversi, per sentirsi a proprio agio nel mondo. Mi piacerebbe essere una mamma bilingue, come la mia amica Anna, che parla tutto il giorno con il suo Maximilian in tedesco oppure avere un marito/nonna/zio che gli parli in francese, come alla piccola Benedetta. Ma io, papadifilippo e tutta la filippo-famiglia siamo romanissimi. Come (e cosa) fare, allora?

Noi abbiamo trovato tantissime risposte in un sito, un blog, un ebook (e molto altro) curato da un’attivissima mamma poliglotta: Letizia Quaranta.bilinguepergioco, troverete qui. Qui, un recente post del suo blog, sulle potenzialità dei piccolissimi per le lingue straniere. E di seguito, la mail che le ho scritto io qualche mese fa e le risposte che Letizia (gentilissimamente e velocissimamente) mi ha fornito.
 Sul suo sito,

moltissime informazioni per aiutare i vostri bambini ad imparare le lingue. Letizia è stata già intervistata da altre mamme-blogger e giornaliste. Trovate tutte le sue interviste

Ciao Letizia, io sono la mamma di Filippo, 3 mesi. Non sono madrelingua ma vorrei comunque insegnarli delle lingue straniere. Quando posso cominciare?
Subito! 3 mesi vanno benissimo per iniziare, basta farlo nel modo adatto ad un bambino di 3 mesi, cioè in sostanza, tante canzoni, qualche libretto, filastrocche, cose così, da proporre condite con tantissime coccole!

Ci piacerebbe insegnarli due lingue: inglese e spagnolo. E’ un obiettivo troppo ambizioso? Posso iniziare contemporaneamente?
Dipende. Se deve imparare da te entrambe, non partirei con due lingue. Meglio concentrarsi con una, che è già un impegno importante, soprattutto da parte tua. Perchè per ottenere dei risultati, devi avere molta di costanza. Se invece magari l’inglese lo impara da te e lo spagnolo da una baby sitter, il discorso cambia.
Sarà comunque importante mantenere dei metodi distinti che aiutino il bambino ad orientarsi tra le due lingue. Per esempio, giochi, libri e momenti diversi per inglese e spagnolo.

In famiglia possiamo aiutarlo con l’inglese, ma ho paura di passargli un accento sbagliato o qualche mia espressione sgrammaticata…
Questo è un dubbio che blocca molti genitori non madrelingua. Ho pubblicato a riguardo, un’intervista con un’esperta Antonella Sorace,  professoressa di Developmental Linguistics presso l’Universita’ di Edimburgo, che afferma: “I bambini sono grandi ‘regolarizzatori’. In genere non imparano i tipici errori prodotti dai parlanti non nativi, soprattutto se hanno occasioni frequenti di sentire la lingua da piu’ persone.” Quindi, no worries… però giustamente fai il possibile per creare le condizioni per fargli sentire la lingua anche da altre persone e da native speaker. Non occorre fare tutto subito, la televisione o i DVD in lingua, le vacanze all’estero, i campi estivi verranno dopo, anzi molto dopo, l’importante è che arrivino, e che fin da subito ci sia la consapevolezza che la lingua deve essere un’esperienza sociale, non limitata solo al genitore.

Ho letto che consigli di applicare un metodo con costanza. Ho letto che va bene qualsiasi metodo. Io avrei pensato di utilizzare un pupazzo, Jack the cat, venuto da Londra per parlare inglese con Filippo. Quando giochiamo con lui, io o il papà, gli parliamo in inglese. Cosa ne pensi?
Fai benissimo a dire di trovare un metodo adatto a voi, qualsiasi metodo va bene, purchè vada bene per voi, non richieda forzature, e sia vissuto con gioia e senza pressioni per nessuno. E’ importante ricordare che non si è insegnanti, ma solo genitori. Comunque l’idea del pupazzo è ottima, forse però la utilizzerei insieme ad altri strumenti. Come dire, il libro in Inglese al bambino magari glielo puoi leggere tu, senza dover mettere il pupazzo di mezzo, se no rischiate di passare più tempo a parlare col pupazzo che tra di voi…

Realisticamente, quali risultati possiamo ottenere, “giocando all’inglese” 2 ore a settimana?
Non posso fare pronostici, anche perchè tutto poi dipende all’implementazione, dalle microdecisioni che vengono prese volta per volta, e dal bambino stesso. In termini generali è realistico aspettarsi una buona comprensione della lingua, se poi ci sarà anche l’uso attivo della stessa dipende. Comunque, ti invito a pensare a questa esperienza sui tempi lunghi, anche perchè probabilmente darete anche tanti altri stimoli per imparare le lingue, come le vacanze all’estero, no?

Mi piacerebbe partecipare ai tuoi playgroup, da quale età si può iniziare? 
Si può partecipare anche da piccolissimi, anzi prima si inizia e meglio è, ma per precauzione è meglio iniziare  quando si sono fatti i primi vaccini, quindi dopo i 4-5mesi. I playgroup sono l’opportunità che giocare insieme con l’Inglese, mamma e bambino ( o papà ovviamente), ma anche insieme ad altri bambini. Sono un’occasione full immersion, e questo dà un senso alla lingua, crea un contesto in cui è necessario parlarla per comunicare. Per saperne di più sui playgroup http://bilinguepergioco.com/playgroups/inglese-per-bambini-e-genitori/.

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One thought on “Bilingue per gioco

  1. Mi avevi parlato di questo blog, ho fatto un giro e trovato delle splendide carte gioco in inglese per Otta e Nico! Loro già alla materna hanno cominciato con l'inglese, da qualche settimana poi partecipano ad un laboratorio e ogni tanto gli metto dei cartoni in inglese, ma Nico si arrabbia molto! Per i piccolini trovo molto adatti “I cinque Lionni” di Leo Lionni, glieli faccio vedere uno per volta, prima in italiano poi in inglese, alcune storie sono davvero semplici da seguire e detto da me, ci si può credere!

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