Come rendere felice un bambino nel primo anno di vita

Ero in farmacia. Io adoro le farmacie, sono piene di cose interessanti. Quella farmacia poi, è la mia preferita. Su due piani. Con una fila ad hoc per i prodotti omeopatici. E uno scaffale-libreria. Non ho potuto resistere a questo titolo: “Come rendere felice un bambino nel primo anno di vita”. Altrimenti, le mie generose ansie da prestazione di neomamma, avrebbero urlato: “Comeee! Non lo vuoi rendere felice?!?!”.
Ma devo ammettere che sono stati 10 euro ben spesi (9 su amazon.it).
Nessia Laniado ha scritto una lista lunghissima di libri su bambini, pancie &Co. “Come rendere…” pubblicato nel 2004 (e, credo, recentemente, riproposto con il nuovo titolo “Bebè felici”) ha uno stile conciso, contenuti ben approfonditi ed indicazioni
molto pratiche. L’ho letto. E l’ho distrattamente lasciato sul tavolo da caffè davanti al divano, per invitare alla lettura, chi passasse di lì (suocera, genitori, baby sitter &Co…a mio marito invece ho fatto l’executive summary, tanto per essere sicura…)
Tutto inizia da un proverbio: digli cento volte al giorno che lo ami. Poi il libro si articola in 9 capitoli.
Nel primo capitolo si spiega la psicologia del bambino nel primo anno di vita. Il suo modo di capire come vuole stare al mondo, che poi è specchio degli stimoli che riceve dal genitore. Un esempio che mi ha colpito molto riguarda quelle che gli studiosi citati dall’autrice chiamano: “9 domande esistenziali”, a cui il neonato cerca risposta durante i suoi primi 12 mesi di vita, e le “ingiunzioni” negative, che il genitore, spesso in modo inconsapevole, trasmette al bambino.
Le mie corde hanno vibrato in particolare alla domanda “Posso permettermi di esprimere sinceramente i miei sentimenti?” (“Sì piccolino hai ragione a piangere, hai fame e non lo sai se questa signora che hai davanti si deciderà anche questa volta a darti la sua tetta” vs. “No, non piangere! Hai fame? Che ingordo!”) e l’ingiunzione: “Non esistere” (Stai buono, fai piano, non urlare…). E pensando a me, al mio percorso, ai miei ricordi, spero proprio che Filippo cresca con la “spudoratezza”di affermarsi, di desiderare e chiedere, che io tiro fuori con tanta fatica.
Il secondo capitolo parla dell’importanza delle ninne nanne. Propone anche un elenco delle musiche più adatte in gravidanza. Tra le altre, di Mozart Quartetto per archi in re minore (K421)Concerto per pianoforte e orchestra n.21 in do maggiore (k467), di Vivaldi, Concerto in la minore per violoncello, archi e cembalo, di Debussy Sonata n14 in do diesis minore op.27 n2. Chiaro di Luna.
Il terzo capitolo si concentra sul tema del sonno del bambino e quello successivo sul pianto, con un paragrafo sulle coliche del secondo mese.
Quattro pagine sono poi dedicate all’importanza della risata e le tappe del sorriso.
Il titolo del capitolo numero 6 è “Che cosa ha in testa un bambino“. Nessia Laniado cita Brazelton per spiegare l’importanza degli stimoli per lo sviluppo neurologico del bambino e Feuerstein per spiegare come interagire con il bambino per favorire questo sviluppo.
Lezione numero 1: offrire uno stimolo “vivo” e partecipe. Non solo proporgli una figura, un colore, un suono, ma soprattutto, guardandolo, catturando la sua attenzione ed aiutandolo a selezionare lo stimolo che preferisce.
Lezione numero 2: ripetere, ripetere, ripetere.
Lezione numero 3: divertirsi. Magari dedicargli solo 30 minuti, ma farlo con una partecipazione davvero entusiasta. Il bambino lo percepisce e l’emozione intensa gli permette di assimilare e ricordare meglio.
Da pagina 89 a pagina 98 si approfondisce il tema del massaggio infantile, inclusa una descrizione dettagliata di come massaggiare un neonato. Secondo l’autrice, la sequenza più opportuna da seguire è: testa, viso e collo, braccia, petto, addome, gambe (parte anteriore), dorso, sederino, gambe (parte posteriore). Poi, conclusione: lunghe carezze unificanti per tutto i corpo dalla testa alla punta dei piedini.
Il capitolo 8 fornisce indicazioni pratiche per aiutare il bambino ad esercitare la parola. A dire mamma. A pronunciare alcune lettere. Consiglia l’uso di molte filastrocche. La mia preferita è:
Dice il pollice “Che fame!”
Porta l’indice un salame,
però il medio e l’anulare
non lo vogliono affettare.
Lesto, lesto mignolino
scappa via col salamino!

Per insegnare nuove parole suggerisce di offrire sempre delle alternative, indicando chiaramente a cosa ci riferiamo. Per esempio tenendo in mano due pupazzi: “Vuoi l’orsetto o il coniglio?” Oppure riferendosi ad esperienze passate: “Vuoi andare al mare dove abbiamo giocato con la sabbia o al parco dove siamo andati sull’altalena?”
L’ultimo capitolo è dedicato alla paura dell’abbandono che può comparire tra i 6 e i 12 mesi. Il bambino, prima socievole e sorridente con tutti, diventa diffidente. Vuole stare solo con i genitori o chi conosce molto bene. Noi, con Filippo, non ci siamo ancora arrivati. Tra i vari consigli, però ciò che mi è piaciuto di più è una citazione di Confucio: “Il distacco è come strappare una radice. Se la radice è profonda non muore.”
Se gli verrà l’ansia da separazione, per lo meno, sarà perchè ci vuole anche lui bene.

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2 thoughts on “Come rendere felice un bambino nel primo anno di vita

  1. Conosco anch'io questa scrittrice, ho letto diversi suoi libri, è geniale anche il suo modo di dirti le cose. E poi mi hai fatto tornare in mente quando ogni volta che cambiavo il pannolino al mio piccolo Nico, gli insegnavo a dire “mamma ti adoro” e tutti mi guardavano come fossi pazza, invece poi è cresciuto e non abbiamo mai smesso di dirci ti adoro! Con la mia prima invece,super Charlie, devo ricorrere a patti affinchè si lasci andare alle coccole, ad averci pensato prima …

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