Fate la nanna

Da qualche giorno, Filippo si sveglia di notte e non ne vuole sapere di riaddormentarsi. Così, ho ripreso dalla libreria questo libro, comprato qualche tempo fa. Ce ne avevano parlato diversi amici. E lo avevamo letto sia io sia mio marito. Perché è un libro svelto, di quelli che in massimo due giorni li hai finiti. Di quelli che memorizzi in fretta i messaggi chiave. Ne ero rimasta entusiasta e avevo deciso che sarei diventata sua fedele discepola. Poi, invece, quando Filippo si è trasformato da rumore nella pancia a un bimbo in carne ed ossa, me ne siamo un po’ allontanata. Soprattutto, mi sembrava difficile collegare faccia d’angelo con il mostro di bambino che l’autore a volte descrive.

Un essere sadico e senza scrupoli, capace di fingere spasmi e vomito pur di essere tenuto in braccio. Ora, dopo notti interrotte ed infinite passeggiate con 8kg in braccio, ho deciso di provare a riconsiderarlo.
Il libro si divide in 7 capitoli.
Messaggio chiave del capitolo 1: non c’entrano le coliche, non c’entrano i denti, non è viziato, se non dorme, è perché non sa dormire.
Capitolo 2: Si impara a dormire. Si insegna ad addormentarsi. Per farlo è necessario creare una routine ripetitiva, sempre uguale, che rassicuri il bambino (esempio bagnetto, pappa, favola, lettino, orsacchiotto), eliminando qualsiasi intervento adulto (cullare, dare da mangiare, cantare, ecc.). Bisogna rispettare gli orari (le 20-20.30 sono il momento giusto per farlo addormentare). Ed essere sicuri e tranquilli. Sicuri che per lui addormentarsi nel suo letto, senza alcun nostro aiuto sia la cosa giusta. Tranquilli che non ne soffrirà, ne sarà triste, bensì felice (e ne sarete felici anche voi). Questo è il mantra che cerco di ripetermi. Ma, la verità, è che per me lasciarlo addormentare da solo nel suo lettino è proprio triste.
Il capitolo 3 ripete e spiega più diffusamente il concetto espresso nel capitolo 2. E io penso solo che non funzionerà mai. Ecco perché insistono tanto sul punto della sicurezza.
Il capitolo 4 è dedicato alla rieducazione al sonno, ovvero, come fare se il bambino a imparato qualcosa di diverso da “mi metto a letto e dormo da solo”. La rieducazione consiste nell’insistere con la stessa strategia (routine, non assistenza al sonno, orari) con ancora maggiore sicurezza. Tanto, per esempio, da scegliere noi quale orsacchiotto deve dormire con lui, perché siamo noi che dettiamo le regole. In questo capitolo entra in scena la famosa tabellina dei tempi. Infatti, se il bambino, una volta lasciato solo, inizia a piangere, si può intervenire, rientrando nella stanza e dandogli qualche parola di conforto (solo parole!). Giorno per giorno, a seconda del numero di “ritorni”, gli autori spiegano, nella tabellina dei tempi, quanto a lungo bisogna attendere , prima di entrare. Il primo giorno, alla terza volta, si deve attendere 5 minuti. 5 minuti di pianto inconsolato e poi solo un “non ti preoccupare”. Ecco perché questo libro lo avevo accantonato!
Nel capitolo 5 si affronta la questione degli orari (quante ore deve dormire, come farlo dormire di più la domenica mattina ecc.) Il Capitolo 6 tratta casi particolari (bruxismo, sonnambulismo, ecc) il 7 riporta le domande (e le risposte) frequenti, tipo “come faccio a sapere che non sono coliche?”
Non resta che decidere se è peggio svegliarsi nel cuore della notte o fare i conti al cronometro con la tabellina dei tempi.
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