Il linguaggio segreto dei neonati: cosa ho imparato

Durante le mie ultime settimane di gravidanza, ho cambiato il tema delle mie ricerche su internet da: “cosa succede nella settimana X di gravidanza” a “manuali per educare il neonato”. Nei vari forum, parlavano spesso di un libro scritto dalla “donna che sussurra ai bambini”. Il linguaggio segreto dei neonati è quel libro e Tracy Hogg è la donna che sussurra ai bambini.

Il libro si articola in nove capitoli più introduzione ed epilogo.
L’introduzione è un lungo raccontarsi dell’autrice e della sua storia, di tutti i suoi successi e le sue virtù. Francamente, per queste pagine ho applicato il sistema della lettura veloce (ie. qualche riga l’ho letta, qualche riga no). Io, come mamma alle prime armi, mi sentivo già un’inetta. Leggere dei suoi fenomenali poteri non mi faceva sentire meglio.
Capitolo 1: Il primo imperativo è rispettare il proprio bambino come individuo,

parlargli per spiegargli cosa succede, dove si trova, cosa stiamo facendo con lui. Il secondo è imparare a conoscerlo. La Hogg ha individuato 4 tipologie di bambino (da manuale, sensibile, vivace, scontroso) con comportamenti ed esigenze diverse e propone un test in 20 domande per capire quale tipologia di bambino ci siamo portate a casa. E di conseguenza cosa ci aspetta. Io non ho ancora capito se Filippo è “da manuale” o “sensibile”. Certo, l’idea del test aiuta a soffermarsi sui comportamenti del proprio bambino e conoscerlo meglio. Comunque, fino a qui un po’ banale.
Capitolo 2: il metodo “Easy”. Secondo me, il suggerimento più utile del libro. L’autrice suggerisce di costruire per il nostro bambino una routine ben strutturata, suddividendo la sua giornata in cicli ripetitivi. Ogni ciclo è composto da quattro fasi: Eat mangiare. Activity giocare, guardare fuori dalla finestra, scalciare sul fasciatoio. Sleep, dormire. Y come You ovvero tempo per la mamma per riposare, svagarsi e pensare un po’ a sè. A me, questa suddivisione in cicli ripetitivi, è stata molto utile: senza mi sembrava di rincorrere tutto il giorno le sue esigenze e non poter organizzare il mio tempo per far nulla. Tuttavia, l’ho interpretata un po’ a modo mio. Per esempio, cambiandone l’ordine prima giocare, poi mangiare, poi dormire.
Capitolo 3: ascoltare il bambino e riconoscere i suoi diversi pianti. Primo imperativo, fermarsi ad ascoltare il pianto del bambino come il suo cosciente linguaggio, piuttosto che disperato urlo di dolore. Poi, l’interpretazione. E per questo, si propongono quasi 30 pagine di vademecum per identificare i diversi pianti del bambino, da “Ha fame” a “Ha caldo”. Affascinante. Ma complicatissimo, per me. Come un manuale d’uso di uno smart phone troppo smart.
I 4 capitoli che seguono raccontano nel dettaglio ognuna delle fasi del metodo Easy.
Per quando riguarda il mangiare, l’autrice sostiene una saggia via di mezzo tra l’allattamento a orario e l’allattamento a richiesta: ovvero suggerisce di fissare degli orari elastici, un intervallo di 30 minuti entro il quale nutrire il bambino, permettendogli di dormire un po’ di più se necessario, senza però lasciarci per tutto il giorno in attesa delle sue esigenze. E tanto meno senza attaccarlo alla tetta ad ogni vagito. Io l’ho fatto, ed ha funzionato benissimo sia per Filippo, sia per me.
Nel capitolo sulle attività, si propongono in modo lucido ed equilibrato, giochi e stimoli a seconda delle abilità del bambino: quando sa afferrare gli oggetti, quando sa gattonare ecc. Si descrive nel dettaglio come fare il bagnetto, come fare un massaggio rilassante. Anche queste pagine le ho trovate molto utili. Per esempio, l’idea di disegnare, come giocattolo della culla, dei cartoncini a righe bianche e nere, che agli occhi del neonato appaiono in movimento, perché la sua retina non è ancora fissata.
Per dormire, anche qui, si propone una via di mezzo, tra il “crudele” metodo Ferber, noto in italiana come metodo spagnolo e il californiano co-sleeping. In estrema sintesi, mettere a letto il bambino per insegnarli a dormire da solo, ma tirarlo su e consolarlo ogni volta che si mette a piagere. Ho provato. Alla 40esima volta che tiravo su un Filippo sempre più innervosito, mi son detta che era molto, molto più facile e pacifico cullarlo camminando. Un fallimento.
You. La lettera migliore. Pensa a te stessa. Avevo letto tante volte, su più libri di quanto fosse importante mettere da parte le lavatrici, i pannolini ed il bambino e prendersi un po’ di tempo per se. Ma pensavo: “a me non servirà”. “Che sarà mai!”, “a me le lavatrici non sono mai interessate, figurati quando avrò un figlio”. Bhe…ho cambiato idea. Su tutto. A dimostrazione di quale super donna ero, volevo fare tutto io. Anche il bucato a mano. Per fortuna mi hanno fermato. Non ho dormito tutti i giorni dalle 14 alle 17 come suggerisce la Hogg, ma mi sono concessa manicure, pedicure e una passeggiata da sola per un gelato una volta a settimana.
Nel capitolo 8 si parla di casi particolari: gemelli, prematuri, adozioni. Non era il mio caso e ho saltato il capitolo.
Nel capitolo 9 la ricetta per correggere le cattive abitudini. Un’analisi ABC degna delle migliori società di consulenza strategica: identificazione dell’Antefatto che ha causato un comportamento errato nel Bambino e la relativa Conseguenza. Un lungo elenco di casi possibili e suggerimenti per risolverli. La promessa che in 3 giorni si correggere di tutto. Francamente, un po’ banale e semplicistico.
Epilogo. Brevissimo. Ultime raccomandazioni: divertirsi ed avere fiducia in se stessi.
Il consiglio migliore di tutti.
Non mi rimane che cercare su internet “manuale di autostima”.
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