Della serie role model: intervista doppia a Beatrice ed Emmanuela, del bello e del prezioso.

maggio 16, 2012 § 1 commento

Ancora due donne. Ancora due mamme. Due (ex)colleghe che si aiutano a vicenda. Si completano. E si sostengono. Entrambe creano. Entrambe raccontano. La storia di un ricordo da portarsi addosso. Entrambe credono in uno stesso progetto. 

Chi sei?

B: Sono Beatrice Mezzanotte  ho 30 anni sono  mamma di due bimbi e mezzo…(ne ho uno nella pancia) e designer di gioielli.

E: Sono Emmanuela – ma da sempre Lela – Ronzoni, brianzola doc, mamma di due bimbe: Teresa e Beatrice, 37 anni (ma non dirlo troppo in giro).

Cosa ti piace fare?

B: Amo le scoperte! In ogni ambito: artistico, culinario, mi piace esplorare posti nuovi, mi piacciono le gite fuori porta con la famiglia e le lunghe chiacchiere con le mie amiche.

E: Andar per mostre e musei, fare laboratori di cucina con le mie bimbe (sono più brave loro di me), tanto shopping e la pasta fatta in casa con mio marito (la fa lui, io guardo).

E per vivere cosa fai?

B: Da un anno e mezzo  ho lanciato una collezione di gioielli :BeA, legami preziosi. Dopo aver lavorato per diversi anni come designer di gioielli in aziende leader del settore, da quando sono diventata Mamma ho intrapreso un percorso imprenditoriale per poter creare un marchio e delle collezioni che sintetizzassero il mio pensiero creativo.

BeA parla di legami unici … E cosa esiste di più forte del legame tra una mamma e il suo bambino?

Il logo rappresenta due volti racchiusi in un cuore, due anime che si fondono in un abbraccio diventando  una cosa sola, come avviene solo nei legami più autentici.

E: La guida turistica la mattina e la PR di BeA legami preziosi tutto il resto del tempo, appena posso. Perché mi piace.

Come hai conosciuto Emmanuela/Beatrice?

B: Ci siamo conosciute in una precedente esperienza lavorativa sempre nell’ambito dei gioielli,

io avevo appena finito gli studi e cominciavo il mio primo stage…

E: Io ero la commerciale di un marchio di alta gioielleria, Beatrice iniziava il suo primo stage. La cosa più bella che ci siamo “portate a casa” da questa esperienza è stata la nostra amicizia.

In che cosa è completamente diversa da te?

B: Lela è impulsiva, spumeggiante, spigliata e pronta.

E: Beatrice è sensibile, riflessiva e « Leggi il seguito di questo articolo »

Della serie role model. Due genitori ed una culla. Silvio e Francesca

marzo 23, 2012 § 2 commenti

Osservo spesso con curiosità ed ammirazione come la genitorialità aguzzi ingegno e sesto senso imprenditoriale. Ciucci attaccati a pupazzi che non cadono di notte. E si trasformano in una miniera d’oro. Concept store per bambiniAccessori utili e belli.

Perchè per ogni figlio. Per ogni genitore. C’è un bisogno particolare. Che poi si scopre essere un bisogno di tanti. E si trasforma. Con coraggio. E determinazione. In un lavoro. Ma soprattutto in un progetto. In cui credere. E per cui “provarci”.

Oggi. Per la prima volta. All’interno della rubrica role model non c’è una mamma. Ma una coppia. Francesca e Silvio. Genitori di Luce. Una bellissima bambina. E di Lait baby. Un’azienda che produce prodotti per il sonno e per il riposo dei bambini.

Un’intuizione che nasce con la genitorialità. Com’è andata esattamente? Colpo di genio o un’idea maturata nel tempo?

Silvio: Non penso si possa parlare di un colpo di genio, è un’idea che è maturata in occasione della nascita della nostra primogenita: durante la gestazione abbiamo cercato con mia moglie Francesca un prodotto che permettesse di vedere la bimba e allo stesso tempo avesse un design di nostro gusto. Dopo l’arrivo di Luce ci siamo accorti che, oltre alla visibilità, c’erano altri elementi che avrebbero potuto rendere più facile e gradevole la vita dei bimbi e dei genitori e ho quindi sviluppato e arricchito ulteriormente la mia intuizione confrontandomi con specialisti e potenziali consumatori.

Cosa vi ha aiutato a passare dallo schizzo su un bloc-notes ad un prodotto vero e proprio?

Silvio: Di solito cerco sempre di concretizzare le idee che mi sembrano valide. « Leggi il seguito di questo articolo »

Della serie role model: intervista ad Elena Turini, mamma x 7 figli

gennaio 26, 2012 § 1 commento

Elena l’ho conosciuta durante l’ultimo giveaway. Si è firmata Elenamammax7. Ed io, che stento a trovare il coraggio per mettere a cantiere il secondo, non potevo non contattarla. E metterla tra le mie role model. Dal nostro scambio di email ho guadagnato. Un tuffo nell’ottimismo. Nello spirito di solidarietà. E una vista nuova: di quanto possa essere quotidiano quello che alla mia mente sembra impossibile. La famiglia di Elena è anche protagonista di una trasmissione tv. Romanzo Familiare. La trovate qui. Di seguito, invece, i miei punti interrogativi. E la sua visione del mondo. Compreso un punto di vista tutto nuovo (per me!) su primogeniti e secondi figli…

Il tuo ritmo di vita è stata l’assoluta normalità fino a poche generazioni fà. Oggi, sei una donna controcorrente. Come ti senti nei panni di un’anticonformista?

Una paio di premesse. La prima: la mia, anzi, la nostra scelta (mia e di mio marito) e’ stata consapevole: i figli non li abbiamo “subiti”, ma  “voluti”. Alcuni di loro sono “non programmati”. Nel senso che non abbiamo calcolato quando averli. Ma eravamo consapevoli che potevano arrivare il quel preciso momento. Percio’ oltre a  “Tutti vostri?” “Sì!” Anche ”Tutti desiderati?” “Sì!”.
Secondo. Io non mi ritengo una mamma da prendere per esempio. La mia non e’ una scelta assoluta giusta universalmente, ma è la MIA scelta,  la NOSTRA scelta, personale. Anzi personalissima. Ed un’ultima cosa: io e mio marito siamo dell’idea che in tutte le famiglie (e più che mai in una come la nostra) sia giusto che viva la collaborazione. A me viene in mente l’esempio degli ingranaggi dell’orologio, che concorrono ciascuno, chi in misura minore, chi in misura maggiore al corretto funzionamento del meccanismo. Però…non abbiamo mai voluto responsabilizzare eccessivamente i figli grandi. Ovvero: collaborazione sì, perche’ abbiamo impostato un’educazione volta a capire anche il bene altrui e non solo  il proprio, in una societa’ dove l’individualismo sfrenato fa’ da padrone (cosa che non ci piace), ma non abbiamo mai voluto e mai vorremo che loro si sostituiscano a noi! Perche’ sappiamo bene, che il nostro tipo di famiglia e’ splendida se ben impostata quando si e’ bambini, splendida se tutto va bene quando si e’ adulti, ma pesante per gli adolescenti. E così agiamo di conseguenza.

Ed ora ti rispondo: io anticonformista lo sono sempre stata, ma per natura. « Leggi il seguito di questo articolo »

Della serie role model: intervista a Miralda Colombo, una mamma che cucina (e scrive!) per bambini

dicembre 13, 2011 § 4 commenti

Io non conoscevo il cucchiaino di Alice. L’ho scoperto in libreria. Già dalla copertina odorava come del burro quando si cucina nel forno. Del basilico sui pomodori d’estate. Sapeva di una mamma che ama la sua bambina. I piaceri piccoli della vita quotidiana. E, con molto equilibrio, se stessa.
Volevo comprare l’agenda parigina di Ines de la Fressange. Per tirarmi un po’ su di morale. Perché nel 2012 vorrei tenere bene a mente tutti i giorni che sogni ho. E che posso realizzarli.
Invece ho comprato Il cucchiaino. Che forse il vero sogno è essere felici semplicemente. Con un piatto caldo, cucinato con amore.
Le ricette di Miralda sono facili e pratiche. Combinano il gusto e la salute. Il mondo dei piccoli e quello dei grandi. L’avanzo delle pappe (buone!) si trasforma in qualcosa di sofisticato, che fa venir voglia di stare insieme in due, sentirsi ancora fidanzati. E preparare e gustare il cibo diventa un gioco in cui si impara a volersi bene. Mi sono ritrovata subito a cercare l’email di Miralda. Per conoscere la storia e la persona che c’è dietro fornelli, pagine e farina. E come spesso accade. E’ la storia di una donna che ha trovato una nuova strada. Diventando mamma.
La tua biografia sul tuo libro recita: “diventata mamma di Alice ha reinventato il suo lavoro perché assomigliasse di più alla sua vita”.
Da dove sei partita?
Difficile dirlo. Credo da una passione avuta da sempre per le parole e la scrittura,  unita a un’innata irrequietezza e curiosità. Per carattere fatico a stare ferma e questo mi ha spinto spesso a cambiare lo scenario, anche professionale, quando non mi faceva sentire pienamente realizzata.  Ho lavorato in redazione, quindi nel profit, dove pensavo di aver raggiunto un equilibrio ideale fra lavoro, aspirazioni personali e desiderio di essere utile agli altri, ed infine sono rientrata in un’azienda tradizionale come responsabile comunicazione.
Che cosa non andava bene nel tuo lavoro di prima?
La gestione del mio tempo e l’impossibilità di esprimere la mia creatività ed energia come desideravo.  L’indipendenza è come aria pura per me, benché ami confrontarmi con gli altri.
Quando hai iniziato a capire che dovevi “cambiare”?

Dopo la maternità, quando ho perso il lavoro in azienda. Mi occupavo di comunicazione e mi sono intestardita per diversi mesi a cercare di riavere un ruolo simile al passato. Quando, in uno di quei colloqui con cacciatori di teste, mi è stato chiesto quanti mesi aveva mia figlia e il numero è stato diligentemente annotato sul mio curriculum ho capito che non poteva funzionare.  E dopo lo sconforto, ho ricominciato a camminare: in un’altra direzione.
Com’è fatto oggi il tuo lavoro?
C’è il blog, Il Cucchiaino di Alice, e tutto ciò che gravita attorno: collaborazioni giornalistiche, da poco un libro e perfino corsi di cucina coi bambini. E poi c’è l’impegno come consulente per un Istituto Clinico nazionale dove mi occupo delle relazioni esterne. Due cose completamente diverse,  unite da quello che sono in grado di fare professionalmente, un po’ come avessi due vite diverse, almeno sul lavoro.
Come hai trovato chi ti poteva aiutare?
In realtà il blog è nato per caso, Edoardo, un amico (che poi ha curato la grafica de Il Cucchiaino libro), si è offerto di creare la piattaforma tecnica, nel frattempo ho conosciuto Cecilia (la fotografa e illustratrice che collabora con me  in numerosi progetti) e ho ricominciato a scrivere. In quel momento per passione, senza un fine ben chiaro. E ho ritrovato me stessa. Da lì poi tutto è ripartito: dal lavoro come giornalista a quello di pr.
Che cosa hai imparato in questi anni da “libera professionista”?
Essere mamma e libera professionista è di sicuro un gran vantaggio: riesci a gestire i tuoi orari, i tuoi tempi e avere l’opportunità di non perdere troppo dei momenti di tuo figlio. A volte, però, è difficile conciliare e non mescolare troppo lavoro, famiglia e incombenze, chiamiamole, “domestiche”: è un po’ come se non staccassi mai e fossi costantemente multitasking. Per assurdo è molto più semplice durante quei giorni della settimana in cui lavoro fuori casa: esco e penso solo la lavoro. Nel prossimo futuro, uno degli obiettivi che mi voglio dare è di imparare a essere concentrata su una cosa alla voltaJ
Tu sei del Capricorno. (come la mia mamma e come mio fratello!). Dove lo sistemi tu il pessimismo e la paura di non farcela?
Con molta pazienza da parte da chi vive con meJ Come già detto sono una persona irrequieta, fatico a essere soddisfatta di me stessa e tendo sempre a pensare al viaggio successivo mentre sto partendo per quello appena programmato. Non è facile starmi dietro, lo so. Dall’altro ho un entusiasmo creativo molto forte: più idee mi attraversano la mente contemporaneamente e sono tenace a portarle avanti. Sono costantemente tesa alla stabilità, confido che prima o poi riuscirò a trovare completa soddisfazione da quello che sono e ho.
Raccontaci qualcosa su di te…
…della tua domenica preferita
Sole pieno, cielo azzurro, mare di fronte (quello dell’isola che amo, La Maddalena),  Guido e Alice e l’idea che di poter aprire la finestra e avere una giornata senza tempo, senza se e ma e dovrei
…del nome del tuo profumo
Innocence di Chloè, è il profumo dei mie vent’anni, quello che appartiene anche ai ricordi del mio ex-ragazzo (e attuale marito). Ora è fuori produzione, ne ho giusto due flaconi, di cui ho fatto scorta anni fa, che uso solo per le occasioni
…del vestito che ami nell’armadio di Alice
E’ un prendisole bianco, con fiori leggeri e quasi invisibili stampati,  la gonna leggermente svasata e gonfiata da un giro di tulle. Molto easy&chic, ha l’estate addosso proprio come mia figlia
…delle parole che ti fanno pensare
La felicità non è altrove. Me lo ripeto costantemente, perché il rischio è di svegliarsi un giorno e scoprire che abbiamo il meglio dietro le spalle, senza che ce ne siano nemmeno accorti.
E per finire, non posso mancare di chiederti qualche consiglio per cucinare.
Quali sono gli ingredienti must da avere sempre in casa?
Verdure e frutta di stagione, spezie e ed erbe aromatiche,  dell’ottimo pane, due o tre ingredienti base per caratterizzare un dolce (es. cioccolato fondente o frutta secca) ,  il tuo formato di pasta preferito e beh, una bottiglia di buon vino.
Ci consigli una ricetta per le mamme con la pancia?
Ho appena aperto una sezione sul mio blog proprio dedicata alle pance. Cercavo ricette per me stessa (aspetto una bimba per marzo) e non ho trovato nulla che mi colpisse. Io credo che in realtà non esista una ricetta unica e perfetta, penso che sia tutta questione di “mood”, come dire “seguire quello di cui si ha voglia” (ovviamente nei limiti di due regole: alimentazione sana ed equilibrata e vietato mangiare per due!).  Considera che per i miei primi tre mesi, ad una colazione abbondante (elemento costante per tutta la gravidanza, che consiglio a tutte le panze), per me seguiva una dieta che invece proprio non raccomando: carote grattugiate, mela grattugiata, pasta e riso con olio extravergine e scorza di limone, oltre a tantissima acqua e frutta. Era l’unico modo di tenere sotto controllo le nausee. Ora che va molto meglio, cerco di variare il più possibile, evito l’eccesso di zuccheri e dolci, e abbondo con legumi e prodotti di stagione. Senza eccessive ansie. Ricordiamoci che un’alimentazione il più possibile diversificata non è solo positiva per la mamma ma anche per il feto: il gusto, ormai lo dicono tutte le ultime ricerche, nasce in pancia.
E un dolce per una dichiarazione di amore?
Nella risposta sono influenzata dalla persona per la quale lo preparereiJ.  Un dolce molto morbido al cioccolato fondente, una sorta di molleux, decorato da una montagna di mirtilli innevati da zucchero finissimo.
Cara Miralda, grazie per il tempo che hai dedicato a queste risposte. E a creare e condividere ricette piene di amore ed allegria. Ed una menzione speciale per Cecilia Viganò, un’artista sa scrivere poesie con la macchina fotografica.

Della serie role model: intervista doppia a Chiara Cecilia Santamaria e Jolanda Restano

dicembre 8, 2011 § 7 commenti

Questa volte le “role model” sono due. Prese a coppia. Perchè Chiara Cecilia Santamaria, anche conosciuta come Wonderland, autrice del libro “Quello che le mamme non dicono” e del blog Ma che davvero?, mamma di Porpi. E Jolanda Restano, fondatrice di Filastrocche.it, mammacheblog, mammacheclub, blogmamma, fattore mamma e Jopweb. Si sono messe in affari insieme.

 

 Ed hanno creato Mums up – a prova di mamma. Un luogo dove recensire i prodotti per bambini, genitori e via dicendo. Trovare il parere spassionato della vicina di web che ha già provato quello che vorremmo comprare e può spiegarne il bene e il male. Un’idea utile e pratica. Come lo spirito che anima le mamme (ed anche i papà. Ma soprattutto le mamme!). Ecco come ci sono arrivate.

 Un po’ su di voi e su come vi siete conosciute:

 

Descrivila in una frase

Jolanda: Chiara è frizzante, chic, gggggiovane.

Chiara: Jolanda è in gamba, spontanea e molto diplomatica.

 Come e quando vi siete conosciute?

Jolanda: la prima volta che ho visto Chiara di persona è stato al MAM, un evento che FattoreMamma ha organizzato al Sole24Ore nel 2009. Non appena l’ho vista sul palco a parlare del suo blog “Ma che davvero?”, ho capito che avrebbe fatto strada!

Chiara: al MAM. Io sono rimasta colpita dall’organizzazione del tutto: un evento per mamme blogger insieme al Sole24Ore, pazzesco!

 Che cosa pensavi di lei, prima di conoscerla?

Jolanda: Mi chiedevo: “Chissà  chi è questa mamma che vien fin da Roma per partecipare al MAM!”. Ci eravamo sentite per telefono e già  la voce mi aveva incuriosito, non solo perchè mi piace un sacco il suo accento romano. Già dal tono si capiva che era una tipa tosta e piena di iniziativa!

Chiara: che era una specie di Guru del mommyblogging!

 E che cosa hai pensato di lei mentre le dicevi “Molto lieta”? « Leggi il seguito di questo articolo »

Della serie role model: Donatella e The Kidsboutik – consigli per aprire un’attività commerciale su internet

ottobre 20, 2011 § 1 commento

Questa intervista della serie role model ha un’ambizione in più. Come sempre, vuole raccontare la storia di una mamma che ha trovato un nuovo equilibrio. In più, spera di poter fornire una primissima, preliminarissima prospettiva su cosa serve e come muoversi per aprire un’attività commerciale su Internet. Attraverso le parole di chi lo ha fatto. Donatella Cagna. E l’esempio di quello che ha saputo creare. The Kidsboutik

Donatella, raccontaci: chi sei?
Sono la mamma felice di 2 bimbi stupendi (Noa, il maschietto di 4 anni e Zoé, la bimba di 19 mesi). Belga di origine italiana, vivo in Italia ed a Milano da quasi 14 anni. Come molti ci sono venuta un po’ per caso. Per cambiare, per vivere un’esperienza diversa e non sono mai più partita.
Tutta colpa dell’amore!
Per circa 10 anni ho lavorato nel pazzo mondo delle PR milanesi, per poi approdare nelle pubblicità internazionale dove sono rimasta 4 anni. Il tempo di avere due bimbi!
Poi come accade per molte mamme, conciliare esigenze da mamma ed esigenze professionali è diventato sempre più difficile. Figlia di liberi professionisti, avevo il desiderio di libertà nel dna e volevo mettermi in proprio da molto tempo ma non trovavo l’idea giusta.

Come sei arrivata all’idea di aprire un negozio su internet?

Mi sono accorta che, come molte mamme, avevo sempre meno tempo per fare shopping per i miei piccoletti. Compravo quasi sempre su Internet. Ma all’estero. Perché i prodotti o i marchi che cercavo non erano presenti sul mercato italiano.
Mi sono resa conto che all’estero l’offerta di realtà bellissime come Smallable o Little Fashion gallery, che propongono prodotti e marchi di qualità, è ampia. E che qui in Italia non c’era nulla.
Ho iniziato a studiare un po’ il mercato, le possibilità.
Volevo lavorare da casa senza l’impegno degli orari di un ufficio o di un negozio…
Il mondo del bambino mi piaceva tantissimo ed ho sempre amato cercare e ricercare cose nuove, belle, particolari…
Ho messo tutto insieme ed a ottobre 2010, ho iniziato a lavorare seriamente sul mio progetto (business plan ecc).
L’incontro con il marchio
oeuf be good ha dato la svolta decisiva. Lo conoscevo tramite la stampa straniera ed avevo deciso di acquistare un loro letto per mio figlio. In Italia non c’era e l’ho comprato in Francia su Internet. Mi sono innamorata del marchio, del prodotto, dell’azienda e della sua serietà e professionalità. Li ho contattati a novembre ed è iniziata l’avventura. Per me era primordiale averli e poterli fare conoscere al pubblico italiano. Dal momento, che mi hanno dato l’ok, sono partita in quarta ed ho contattato tutti gli altri marchi che m’interessavano come Kidscase, Magic stroller Bag ed altri. Sono andata in fiera a Parigi ed Amsterdam e via.Internet era la scelta giusta per me perché volevo avere una certa libertà di gestione e perché puoi andare a toccare più persone. E’ stata una scelta dettata dal desiderio di poter promuovere marchi o realtà molto belle presso un pubblico esteso.Inoltre, Internet ti da una possibilità infinita di sviluppi, di idee alternative…Io lo vivo come una piattaforma da sviluppare in tutta libertà.
Poi ammetto che sono stata fortunata perché ho fatto degli incontri giusti come il “mio” webmaster o le fotografe con le quali collaboro.

 e creatività

Raccontaci…
…qual è stata la cosa più complicata che hai dovuto gestire?

Probabilmente la parte burocratica e soprattutto il business plan. Soprattutto la parte economico-finanziaria!E’ stato molto più lungo di quello che pensavo e purtroppo, in un primo tempo non ho avuto l’aiuto giusto. Così, ho dovuto fare molto da me. Poi, ho incontrato il commercialista giusto che mi ha aiutato a finirlo. Ma avere incontrato queste difficoltà mi ha fatto imparare tantissime cose.
Purtroppo, quando si parla di cifre e che devi andare a convincere una banca di aiutarti, la passione e l’entusiasmo che metti nel difendere un progetto non bastano!

…in generale, quali competenze ti sono servite?

Sicuramente il mio passato nel mondo della comunicazione è stato di grande aiuto.
Ma devi essere brava nella gestione: di te stessa, degli altri, e di tutto quanto riguarda la parte amministrativa.
Bisogna avere idee molto chiare ed essere capaci di trasmetterle con efficienza a chi collabora con te.
E poi, oltre ad essere intraprendenti, bisogna avere coraggio per fare il salto e un pizzico di follia o incoscienza!

…di quanti e quali “partner commerciali” hai avuto bisogno? 

Per me sono stati e sono ancora, fondamentali, il “mio” webmaster, che è stato un incontro chiave. Ci siamo capiti subito ed è un partner propositivo. E’ anche un partner completo in quanto cura anche la parte grafica, le comunicazioni su Internet ecc.
Le altre figure essenziali sono le fotografe, il traduttore ed il/la commercialista.
E poi, le banche. Ho avuto la fortuna di incontrare persone che hanno creduto nel progetto. E questo mi è stato di grande aiuto.

…come li hai rintracciati?

Quasi tutti tramite amici. O perché sono amici comuni o perché tramite il loro lavoro mi hanno messo in contatto con le persone giuste. Credo molto nelle sinergie e questo progetto si sviluppa grazie a questo: tante sinergie, tanti incontri. Il detto “da cosa nasce cosa” è 100% giusto in questo caso.

…dove hai preso le informazioni per capire e risolvere le beghe burocratiche?

Su Internet! E presso la mia commercialista che mi risolve tutto! O quasi…E poi, ho avuto molto aiuto dalla mia famiglia in Belgio. Il marito di mia madre, è stata una persona chiave per aiutarmi a risolvere i miei problemi di business plan, alcuni intoppi amministrativi (a volte difficili da capire dall’estero!).

…cosa hai fatto per farti pubblicità?

Campagne web. Facebook. Blog. Comunicati stampa. Cartoline. Tanto passaparola. E la ricerca continua di offrire un servizio e dei prodotti impeccabili. Un cliente soddisfatto è un cliente che torna e che parla bene di te. Non c’è miglior pubblicità. Ma c’è ancora molto da fare. Per mancanza di tempo, non sono ancora riuscita a dedicarmi al blog. Ho la mania della perfezione e se non riesco a fare una cosa nel modo giusto, preferisco aspettare per farlo. Ma arriverà anche lui molto presto.

…quanto tempo serve per arrivare dal sogno alla realtà?

Per fare le cose bene, almeno 6 mesi per creare le basi. Poi è un lavoro continuo. Di ricerca, Di miglioramenti. Di nuove iniziative. Non si finisce mai e l’investimento in termini di tempo è enorme. Ma ne vale la pena perché le soddisfazioni sono veramente tantissime.

Se tornassi indietro cosa faresti diversamente?

Non penserei di poter fare tutto da sola…e mi affiderei da subito a persone più competenti di me per certe cose. E poi, darei più ascolto al mio “sesto senso”…Ma per il resto rifarei tutto uguale. Poter lavorare con passione ed entusiasmo non ha prezzo.
Solo per quello vale la pena.
Anche se The Kidsboutik è ufficialmente nato il 18 maggio, ci sto lavorando da più di un anno. Ed è stato un anno intenso e ricco di incontri meravigliosi. Dalle persone che mi hanno aiutato a far crescere The Kidsboutik come Mario o Isa&Claudia a tutte quelle che creano marchi bellissimi che non solo fanno cose belle (il bello a portata di bimbo…) ma anche “buone”, fatte con il cuore, con criterio e con senso dei valori. Senza dimenticare tutti gli incontri casuali fatti grazie a questo progetto come ad esempio con Eloise, la “mamma” di NINA e con Le Funky Mamas con le quali si stanno sviluppando tanti progetti interessanti.

Le famose sinergie di cui parlavo prima…

Donatella, grazie infinite per tutte le tue risposte.

Ricerca di sinergie. Capacità di sfruttare il proprio network di conoscenze ed amicizie. Idee chiare.
Capacità di delegare. Ed intraprendenza. Tanta intraprendenza. Che significa anche fiducia in se stesse e nella propria capacità di crearsi un futuro. Che significa anche osare “chiedere”.
A dover sintetizzare in pochi ingredienti la ricetta della formula di Donatella sceglierei questi. Ed aggiungerei condimento in abbondanza a base di entusiasmo. Un entusiamo che io leggo in tutte le parole di Donatella. A partire dall’ autodefinizione di “mamma felice”. La capacità di trovare e lasciarsi travolgere da questo entusiasmo credo sia la “competenza” più grande ed importante per poter indirizzare il proprio percorso. Si tratta di una malattia contagiosa. Di cui spero di riuscirmi ad ammalare cronicamente. E contagiare allo stesso modo altre persone in cerca di un equilibrio lavorativo migliore.

Della serie role model – Claudia Porta, mamma, blogger, yogi, educatrice Montessori ed autrice anche del (nuovissimo) libro: “La mia mamma sta con me”.

ottobre 3, 2011 § 3 commenti

Nelle ultime settimane il mio lavoro è intenso. Come prima della maternità. Esco la mattina verso le otto e mezza. E torno dodici ore dopo. Spesso la sera, se non trovo l’ascensore già pronto nell’androne, salgo a piedi. Cinque piani. I due minuti che servono all’ascensore per arrivare a terra, a quel punto, sono un’attesa piuttosto insopportabile. E mentre salgo i gradini, mi chiedo se avrei mai il coraggio di trovare un’alternativa. O almeno di cercarla.
Claudia Porta, su una delle alternative, ha scritto un libro. Che ha come titolo una promessa. Anzi due. “La mia mamma sta con me – conciliare famiglia e lavoro grazie ad Internet”. Ne volevo sapere di più.
E come accade nel mondo dorato delle blogger. Claudia mi ha immediatamente risposto, accettando di parlare di questa sua (non ultima) avventura.
Cara Claudia, raccontaci il tuo nuovo libro. Un manuale di istruzioni all’uso o un romanzo sulla tua esperienza?
Un manuale basato sulla mia esperienza.
Attraverso i commenti dei lettori del tuo blog, hai scelto un titolo ambizioso. “La mia mamma sta con me”. Ma lavorare da casa permette davvero di passare più tempo con i propri bambini? O si rischia di risultare ancora più assenti?
Assolutamente no. Si rischia però di dormire molto, molto poco…
E come si fa senza macchinetta del caffè e colleghi a non sentirsi soli?
Soli? Un weekend DA SOLA è il mio sogno più grande! Credo sia anche una questione di carattere. Io sono un tipo solitario e lavoro bene in autonomia.

Per quanto riguarda la macchinetta del caffè, beh, quella si può avere anche a casa!
La tua è la storia di una famiglia determinata nel costruirsi una vita serena. Dove avete trovato il coraggio di essere felici?
Dalla disperazione. La nostra “fuga dalla città” è avvenuta in un momento di depressione profonda in cui “scappare” mi sembrava l’unica soluzione. Non sono certo i presupposti ideali per iniziare ma, come si dice, quando si è toccato il fondo si può solo risalire…
In molti ti scrivono per ricevere consigli per promuovere il proprio blog. Quali sono le tue 3 regole d’oro?
Onestà, trasparenza e originalità.
E per chi vuole avviare un’attività commerciale su Internet, qual è il consiglio numero uno da seguire?
Valutare realisticamente le proprie competenze e soprattutto decidere se si è pronti a lavorare da soli.
Qualche curiosità sul tuo libro. Quante pagine e parole hai messo insieme?
163 pagine. Circa 51 mila parole.
Il tuo capitolo preferito?
“Essere mamme: una marcia in più”
E una pagina bianca che proprio non voleva riempirsi di inchiostro?
Nessuna. Questo libro nasce dalle numerose richieste delle mie lettrici. Loro mi hanno fornito tutto il materiale di base dal quale ho poi sviluppato i vari argomenti.
A chi lo hai dedicato?
A mia madre “che mi ha insegnato, attraverso l’esempio, che nella vita tutto è possibile”.
Prova a scrivere la recensione che vorresti leggere…
“Il libro che mi ha aiutata a ricominciare da me dopo la maternità”
E quella che proprio non ti auguri…
“Un libro che non mi è stato utile”
Se fosse un asana?
L’albero. Una delle mie posizioni d’equilibrio preferite.
Claudia, grazie mille per il tempo che hai dedicato a maternityleave e questa intervista. In bocca al lupo per tutti i tuoi progetti!

Della serie role model: le mompreneur di Francesca Amé

luglio 27, 2011 § 5 commenti

Mompreneur. Suona chic. E smart. Che cosa significa? Mamma imprenditrice. Il trend del momento in fatto di “small business”. In America esiste il “The MOMpreneur magazine”. La mompreneurs online community.
Io dimentico sempre dove va inserita la u. Così cerco e ricerco su google. Ed ogni volta trovo qualcosa di nuovo. 
In Italia, ne parla Francesca Amè su Style. Francesca è una giornalista. Una blogger. Una mamma.
Ho domandato a Francesca di aiutarmi a capire meglio chi sono queste mompreneur. Cosa hanno di speciale. Perchè lo fanno. E se esistono anche i DADpreneur! Ecco cosa mi ha spiegato.

“Sono ormai una decina le mamme imprenditrici che ho intervistato per Style.it e molte di più quelle che ho conosciuto, a volte anche per caso, in questi ultimi anni. L’idea della rubrica mi è venuta quando il direttore di Style.it mi ha chiamato a collaborare con il webzine per il canale Mamme: volevo occuparmi di qualcosa che non fossero le “solite cose” mamma&bambino (utilissimi articoli di servizio su allattamento, svezzamento, nanna, abbigliamento). Avevo voglia di parlare d’altro. Forse perché sono una giornalista free-lance e per scelta (e un po’ per necessità) non ho avuto nessun maternity leave ma ho lavorato subito prima e subito dopo le mie gravidanze (ne ho parlato, suscitando un po’ di dibattito, qui) volevo confrontarmi con chi ha fatto della maternità un momento di “cambio vita”.  

Le mompreneur che ho incontrato finora sono donne volitive, molto determinate. Pronte a lavorare anche di notte, quando i bambini dormono, pur di portare avanti il loro progetto imprenditoriale. Ma sono anche donne che hanno dovuto fare una scelta perché in ambito aziendale si sono scontrare con quel famoso “soffitto di vetro” che nei casi delle mamme diventa di acciaio: l’impossibilità di conciliare famiglia e lavoro. Di crescere nella propria carriera senza delegare troppo la cura della famiglia (figli e marito!).
Alla base di una scelta imprenditoriale deve esserci sempre una buona idea, e una buona dose di coraggio. Oserei dire che le mompreneur, in quanto mamme, ne hanno da vendere (devono averlo perché fanno un lancio nel vuoto, spesso dopo aver rinunciato a uno stipendio fisso).
Che cosa cercano queste mamme? Direi realizzazione nel lavoro, magari facendo qualcosa di utile (non a caso molte si ritagliano lavori su misura per mamme come loro, ad esempio negozi on line di articoli per bambini, asili nido o altro)  e soprattutto la possibilità di un lavoro flessibile (che, attenzione, non vuol dire di meno). La possibilità di andare a prendere i figli a scuola, di assistere a una loro recita scolastica, di dare loro il bacio della buona notte dopo aver cenato insieme, di riprendersi la vita…
Sono donne toste, quelle che ho incontrato. Molto più toste degli uomini.
Non mi risulta esistano i dadpreneur per il semplice fatto che, sul tema conciliazione vita-lavoro, è sempre la donna a fare un passo indietro.
Sfigata?
No, più furba.
Perché vuole il meglio di tutto, perché non è disposta a perdersi, come molti padri fanno, le tappe irripetibili della vita dei propri figli (e se lavori 10 ore fuori casa te le perdi eccome….). Sicuramente è più stanca, stressata, arrabbiata, certamente meno remunerata.
Più felice? Per quello che ho visto sinora, direi di sì.”
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Francesca, grazie mille per il tuo contributo. Se volete leggerne di più. Visto d’Amé. Una rassegna stampa al femminile (per mamme e non solo). Dove Francesca parla di questo e molto altro.

Della serie “Role model”: intervista a Stefania Boleso, founder di SiV consulting, blogger e mamma di Aleksandra

luglio 7, 2011 § 3 commenti

Nel percorso della nostra vita, capita a volte di cadere. Cadiamo perché perdiamo l’equilibrio. Cadiamo perché ci hanno fatto uno sgambetto. Cadiamo perché la strada ha una buca imprevista. Poco importa quale sia la ragione. E spesso, anche la dinamica dell’incidente ha poco significato. Quello che conta è come ci si alza in piedi. Come ci si cura. Come si riprende a camminare. Quello che conta è il nuovo pezzo di strada che si decide di percorrere.

La storia di Stefania Boleso è stata già raccontata. Sui giornali. Attraverso le righe del suo blog.
Qui, l’idea è di prendere una matita in mano. E provare a tracciare qualche linea del suo (del nostro!) futuro. Perché per arrivare lontano, bisogna guardarsi avanti.
Cara Stefania, raccontaci di che cosa ti occupi.
Mi occupo di consulenza in ambito marketing e comunicazione. Si tratta di un’attività che mi piace molto, perchè mi dà l’opportunità di confrontarmi con realtà e mercati diversi, dopo tanti anni passati nella stessa posizione all’interno della stessa azienda.
Oltre a ciò, insegno: sono infatti docente in alcuni master e corsi parauniversitari. L’insegnamento è sempre stata una mia grande passione, sin dai tempi dell’università, quando davo ripetizioni agli studenti delle scuole superiori.
Sono poi blogger “per hobby”: scrivo di donne e tematiche di genere, un argomento che mi sta molto a cuore.
Da ultimo, ma non ultimo, faccio la mamma. Di per sé un’occupazione molto impegnativa anche questa, come tu ben sai!
Hai ridisegnato la tua professionalità come su una pagina bianca. Da dove si comincia?
La professionalità è qualcosa che si costruisce giorno per giorno, anno dopo anno, quindi non credo di averla ridisegnata, semplicemente la sto utilizzando in maniera diversa. Nella mia nuova attività utilizzo le mie competenze e la mia preparazione a 360°, dando moltissimo alle aziende con cui collaboro, ma imparando anche tanto.
Per cominciare, si guarda dentro se stesse. Il bicchiere può essere mezzo vuoto o mezzo pieno, dipende solo da noi.

Un “incidente” può restare solo un’esperienza negativa, oppure diventare un’opportunità per reinventarsi la vita.
Guardarsi dentro aiuta a capire quali sono le proprie passioni, i propri sogni, cosa sappiamo fare bene e cosa no. Cosa ci piacerebbe fare e non solo cosa dobbiamo fare per forza. E da lì occorre avere un po’ di coraggio e fiducia in noi stesse (qualità che spesso alle donne mancano) e cominciare. Piano piano.
Sia nel caso si desideri semplicemente cambiare azienda, che nel caso invece si voglia intraprendere un’attività imprenditoriale.
 
Che cosa serve? Chi aiuta?
Serve avere la consapevolezza (e ti posso assicurare che non è così facile…) che possono discriminarti, mobbizzarti, licenziarti, farti sentire una nullità, ma non possono toglierti le tue competenze e la tua preparazione. Anche se cercano di farti credere il contrario…
La paura peggiore che sei riuscita a superare? E quella che devi ancora sconfiggere?
La paura peggiore devo ancora sconfiggerla: è quella che mia figlia tra trent’anni si trovi a vivere ciò che ho vissuto io, in un Paese nemico delle donne in generale e delle mamme lavoratrici in particolare.
Da bambina, quale lavoro volevi fare? Ed oggi, cosa vuoi fare da grande?
Il mio primo sogno da bambina era fare la cantante. Poi devo aver capito che ero abbastanza stonata, così ho optato per una più realistica carriera da interprete alla Comunità Europea. Invece mi sono iscritta ad Economia e Commercio…Oggi desidero far crescere la mia attività e allo stesso tempo occuparmi dell’educazione di mia figlia.
Qualche numero…
3 cose da fare subito nel nostro Paese per invertire il trend negativo delle “donne al lavoro”
1) Quote rosa
2) Congedo di paternità obbligatorio
3) Servizi a supporto delle madri lavoratrici (anzi, meglio, delle famiglie con entrambi i genitori che lavorano): asili nido per tutti coloro che ne fanno richiesta, con periodi ed orari di apertura adeguati, defiscalizzazione delle baby sitter, etc.
Forse solo in questo modo si potrebbe beneficiare appieno anche del talento e della professionalità delle donne. Queste misure aiuterebbero inolte a cambiare la mentalità diffusa che vuole i figli solo come un problema per le madri, mentre invece si tratta di  un’opportunità per l’intera società.
1 parola che ti regala coraggio
Futuro
2 soddisfazioni che non vedi l’ora di toglierti
Mi piacerebbe creare una rete di donne imprenditrici che possano lavorare insieme su progetti complessi.
E sfatare il mito che vuole le donne sempre in competizione le une contro le altre.
Progetto utopistico? Non credo. Di sicuro però molto ambizioso.
3 riflessioni dedicate a mamme che meditano di mettersi in proprio
Abbiate coraggio.
Credete fino in fondo nella vostra idea e buttatevi.
Oltre la siepe non c’è il buio.
Ti sei mai detta: “Tutto sommato è stato meglio cosi!”?
Quasi sempre.
 
Cara Stefania, grazie per il tuo contributo. Parlare di sé, significa esporsi. Mettersi in gioco. Serve ad aiutare. Se stessi. Gli altri. Ma è anche una sfida. In bocca al lupo per ogni tuo passo futuro.
Da ricordare e da ricordarmi la frase che mi hai regalato: “Non puoi fermare le onde, ma puoi imparare a cavalcarle” Joseph Goldstein, maestro buddista.

Della serie role model: intervista ad Elastigirl (c’è da aggiungere altro?)

giugno 28, 2011 § 4 commenti

Elasti è un mio role model per 3 ragioni. Numero uno in assoluto: è fortemente ironica ed auto-ironica. Qualità fondamentale per tarare ed incorniciare il mondo che ci gira intorno. Numero 2: si è ritagliata un hobby che le ha permesso di collezionare diverse soddisfazioni. Numero 3: trasforma quotidianamente quello che per molti è un “punto di debolezza”, una vita complicata, tra figli, marito all’estero, redazione, poco tempo per pettinarsi i capelli, in un “punto di forza”, una vita allegra, sempre sorprendente e piena di serenità.
Attraverso il blog, la rubrica su Repubblica, i due libri pubblicati da Tea e varie interviste conosciamo alcuni dettagli della vita di Elasti. E’ una giornalista finanziaria. Vive a Milano. Ha da poco iniziato ad usufruire del part-time verticale. Ha cercato il terzo figlio perché “altrimenti sarebbe mancato un pezzo”. E’ la mamma di 3 maschi. Ha iniziato a scrivere il suo blog al rientro dalla sua seconda maternità, per raccontare le acrobazie di una donna tra figli, lavoro e perenne senso di colpa.
In questa intervista, spero di raccontarvi un pezzetto di più di Claudia.
Giornalista finanziaria e blogger. Scrivere era il tuo sogno nel cassetto?
Un po’ sì. Poi, quando sono diventata giornalista occupandomi di finanza mi sono illusa che potesse bastarmi. Ma quello in realtà non è scrivere. A quel punto la scrittura si è trasformata da sogno in urgenza. E ho aperto un blog, un modo come un’altro per non perdere il senno.
Hai chiesto un periodo di aspettativa per seguire tuo marito in America. Sei andata tre volte in congedo per maternità. Ora hai anche ottenuto il part-time. Lavori davvero a Milano? Oppure è la determinazione che conta?
La maternità per fortuna in Italia è un diritto. E anche a Milano! Con il primo figlio avevo chiesto il congedo obbligatorio ed ero tornata a lavorare quando lui non aveva ancora cinque mesi. Con il secondo ho capito che non bastava, . Per quanto riguarda il part-time, la società per cui lavoro, una multinazionale, era contrarissima. Abbiamo scoperto, dopo anni, che in tutte le altre sedi nel mondo il part-time era diffusissimo. Ma in Italia no, non c’era. Poi è arrivata la crisi ed hanno fatto di necessità virtù concedendolo, anche in Italia, per ordine superiore dal quartier generale. Ma sono certa che i capi italiani non sono felici di questo.
né a me né a loro e ho deciso che, avendolo, il diritto al congedo maternità dovevo usarlo
Vantaggi e svantaggi del part-time verticale
I vantaggi sono la possibilità di avere intere giornate libere da dedicare in parte ai figli e in parte, quando sono a scuola, a se stesse (nel mio caso scrivo come free lance cose che mi divertono di più della finanza) e il coinvolgimento maggiore nel lavoro nei giorni di ufficio perché non scappi a metà giornata.
Gli svantaggi sono che non puoi affrancarti dalla baby sitter perché quando lavori sei via fino a sera e che devi essere molto brava a organizzarti il tempo casalinga che rischia di perdersi in scemenze
Io sono una mamma alle prime armi. Come faccio ad imparare a diventare elastica? E come lo anniento il costante, multistrato senso di colpa?
Elastica probabilmente lo sei già mentre leggi le mie risposte e contemporaneamente qualcuno nell’altra stanza ha bisogno di te. Ehm, io del senso di colpa non mi sono liberata affatto quindi non posso dare alcun consiglio!
Tuo marito lavora all’estero. Perché rimanere in Italia?
Perché abbiamo un buon equilibrio così. Lui torna tutte le settimane e ha lunghi periodi in cui può lavorare da casa. Io ho un lavoro che amo qui, oltre alla mia famiglia e ai miei amici. Senza contare che vivere a Londra con dei bambini senza essere straricchi non è esattamente facile.
Quello che mi piace di più del tuo stile è la creatività lessicale. Regalaci qualche parola…:
…per trovare il coraggio
“Va bene, è arrivato il momento che tu lo sappia: sei nato con artigli di adamantio, come Wolverine. E quelli come te e Wolverine sono invincibili. Ora che te l’ho detto sarà tutto più facile, ma anche più difficile”.
…per consolare
“Dammi un bacio o sbatto fortissimo la testa contro il muro”.
Si chiama diversivo. Con i maschi spesso funziona.
…per correggere
“Guardati dentro. Sì, dentro la maglietta. Cosa dice l’omino che abita lì sotto? Che 8 per 7 non fa 64, già. Quindi? Hai sbagliato. Non è un problema, basta che se ti guardi dentro trovi qualcuno se ne accorga.”
…per arrabbiarti
Generalmente quando mi arrabbio non trovo parole. Sto zitta e covo muta il mio rancore.
…per fare pace
“Se ci chiedessimo scusa? Guarda che sono i coraggiosi e i forti che chiedono scusa. E’ molto più semplice tenere il broncio che dire scusa. Uno due tre, insieme, dai. sc… Ma tu te lo ricordi Fonzie di Happy Days?”

Cara Claudia, grazie infinite per le tue risposte e tutti i sorrisi che mi hai regalato (e mi regalerai!).
Ho pensato di aggiungere in calce alle interviste role model, una piccola nota. Una frase da ricordarmi. Il mio “take away”. Per oggi annoto: “Non lasciare soffocare nello scrittoio i tuoi sogni nel cassetto.”

Per quella di Alice, pubblicata qualche settimana fa: “Scrivi il progetto della tua vita con l’inchiostro del cuore“.

Della serie “Role model” – intervista ad Alice Furioso, architetto, mamma e titolare di Yellowbasket.it

giugno 6, 2011 § 5 commenti

Alice Furioso
Inauguro oggi un nuovo tag per questo blog. Role model. E’ un ritornello che ho sentito ripetere spesso: “In Italia, per le mamme (e donne) in carriera mancano role model di successo”. Invece secondo me ce ne sono tante. E sotto questo tag, troverete delle interviste a quelle che ho incontrato io. Mamme e professioniste, che hanno ri-pensato la propria professionalità per…durante…a causa…o semplicemente grazie…alla propria esperienza di maternità. L’obiettivo è farmi e farci coraggio ad essere o diventare mamme e professioniste felici. E “generare confronti virtuosi”, come ha saputo elegantemente descrivere Alice Furioso, prima protagonista di questa nuova serie.
Alice mi piace. Mi piace perché è di Torino, città che amo profondamente e che mi manca così tanto che appena posso guardo Centovetrine, solo per vederne qualche scorcio…Alice mi piace perché è una mamma giovanissima: 28 anni e una bimba di (quasi) tre anni e mezzo…(non male, direi!) E Alice mi piace perché il suo Yellowbasket.it è un progetto che si costruisce in tante direzioni, di cui l’arredo e l’infanzia sono il raggio d’ispirazione per progettare e vendere certo, ma anche per sensibilizzare, insegnare, comunicare e diffondere il gusto del bello (e del funzionale) per i piccoli.
Di seguito Alice ci parla del suo percorso, delle sue difficoltà, del coraggio che l’ha guidata nel diventare “padrona delle sue scelte”.
Dunque Alice, raccontaci la tua storia. Chi e che cosa eri? Chi e che cosa sei diventata dopo la maternità?
Ho 28 anni, sono diventata da poco architetto e qualche anno fa, insieme al mio adorato compagno, ho deciso di provare ad avere un figlio prima che il mondo del lavoro mi impedisse anche solo di “pensarne” uno. Era il 2007, avevo 24 anni e ancora un esame alla laurea. Mia figlia è nata a Capodanno del 2008 e la laurea è arrivata l’anno successivo; per molti coetanei era il traguardo della vita, a me è sembrata una bellissima parentesi nella mia vita di mamma.
Non credo che i figli ti cambino, o per lo meno non hanno cambiato me. Ho però riscoperto, nel bene e nel male, alcuni aspetti del mio carattere sopiti o dimenticati.
Dopo la maternità ciò che è cambiato realmente è il senso di responsabilità, che si trasforma in un progetto complessivo e a lungo termine, a volte totalizzante.
Il progetto Yellowbasket.it nasce dal completamento di un percorso studiato insieme ai collaboratori della Provincia di Torino per lo sviluppo di una nuova imprenditoria piemontese. Marta ed io, da sempre appassionate d’interni, desideravamo essere parte di un percorso di promozione del design per l’infanzia non solo di tipo commerciale. Anche in Italia comincia a diffondersi l’interesse per prodotti di qualità – funzionali, innovativi ed eco-friendly – per bambini e noi cerchiamo quotidianamente di diffondere il progetto d’arredo per l’infanzia attraverso i nostri due shop, quello online e quello a Torino in via Saluzzo 45/g e attraverso iniziative culturali e manifestazioni che coinvolgano designer, genitori, bambini e appassionati attraverso www.yellowbasketdesignperbambini.com e www.yellowbasketofficina.com
Il nome “Yellowbasket” deriva da una canzoncina statunitense per bimbi d’inizio secolo scorso, poi musicata e trasformata in successo jazz da Ella Fitzgerald nel 1938.
Mi è venuto in mente perché era un motivetto che cantavo spesso da ragazzina, quando frequentato il corso di canto del Centro Jazz Torino. Ci piaceva il gioco ironico tra il “basket” degli acquisti online e la filastrocca per bambini.
Qual è il tuo primo bilancio? Sei più felice? Ti manca qualcosa?
Non sono abituata a fare bilanci perché il ritmo così serrato degli ultimi anni mi ha costretto ad essere in continuo movimento. E faccio un po’ fatica a pensare a “cosa sarebbe potuto essere se” perché in realtà non riesco a proiettarmi molto all’indietro. Ho sempre pensato all’idea di fare un figlio prima dei trent’anni e dunque più o meno le aspettative sono state confermate. Non immaginavo però che noi giovani avremmo sentito così forte il senso di precarietà legato al lavoro.
Ciò che mi manca di più è il senso di spensieratezza legato al fatto che prima di un figlio non si è responsabili nei confronti di terzi che dipendono totalmente da te. E ovviamente mi manca del tempo privato per me. Da figlia unica ne sento ancora forte il bisogno.
C’è stato un momento decisivo nella scelta di evolvere la tua professionalità?
È stata la crisi del mercato del lavoro a portare Marta e me a pensare a Yellowbasket.it in maniera concreta. Dopo numerosi stage non retribuiti, lavori (sotto)pagati a prestazione occasionale e orari incompatibili con qualunque standard di vita ragionevole, abbiamo deciso di provare a investire in noi stesse come imprenditrici, trasformando una passione in lavoro. Non è semplice, perché essere giovani e donne in Italia non è affatto una risorsa, ma ci stiamo provando.
Chi o che cosa ti ha aiutato a cambiare?
La mia famiglia e Marta. E i datori di lavoro. Il supporto e il rispetto reciproco con la mia famiglia e la mia collega è costante.
Di cosa avevi paura prima di farlo?
Ho ancora molta paura! La cultura del rischio non è mai stato nel Dna della nostra famiglia, ma il senso di precarietà è così esteso a tutto ciò che ci circonda  che non ci è sembrato poi così terribile provare ad essere padrone delle nostre scelte. È ancora tutto in divenire, ma in questo caso la paura può rivelarsi fortemente creativa.
Ed ora, di cosa hai paura?
Ho paura che Yellowbasket.it possa essere nato troppo presto rispetto ai tempi italiani.
Un consiglio per le mamme che oggi non sono soddisfatte del proprio equilibrio tra vita personale, famiglia e lavoro.
È una domanda molto impegnativa. Tendenzialmente direi di non aver mai paura di chiedere aiuto.
Il part-time è la panacea per tutti i mali. Vero o Falso?
Vero solo se il “nostro” Welfare si deciderà a proporre modelli e servizi concreti per i cosiddetti tempi di conciliazione. Falso se si pensa alla pensione (ah già,quale pensione?)
Diventando mamma si diventa più efficienti
Vero – nella gestione creativa del quotidiano. Falso – allentiamo un po’ la cura verso noi stessi
Se stiamo bene noi (genitori), sono felici anche loro (i figli)
Vero senza se e senza ma
Una mamma che lavora si sente sempre in difetto verso i figli
Vero – soddisfatta e coi sensi di colpa
Una professionista che mette su famiglia si sente sempre in difetto verso la sua attività
Vero – perché non mancano mai di ricordartelo. Io credo però molto all’importanza della quantità del tempo da trascorrere coi propri figli (di cui spesso si fa portavoce Garimberti)
 Chi non risica non rosica
Falso – a molti non viene data la possibilità di essere in condizioni di rosicare.
Volere è potere
Idem come sopra
Ultime due domande. Il momento più difficile?
Quello in cui  non è stato possibile  essere padrona delle mie scelte. Nel quotidiano sicuramente l’attesa non creativa.
E quello più bello?
Il suono del suo battito cardiaco. Perché finalmente esisteva. Nel quotidiano, le risate spensierate.
Qualcuno (che non hanno letto la mia pagina about this blog) potrebbe pensare che Alice mi ha regalato qualcosa per avere in cambio questo spazio. Ci tengo a puntualizzare che non è affatto così. Anzi. Appena finito di leggere le sue risposte, ho pensato di andare io sul suo sito a comprare qualcosa. Perché ci sono cose belle. Perché devo fare un regalo. E per dare il mio piccolo segno, che in Italia non è troppo presto…ci sono tanti genitori e bambini con la voglia di imparare e gustare il bello. E per fortuna che c’è qualcuno che prova a diffonderlo!
Cara Alice, grazie mille per la tua disponibilità e in bocca al lupo!

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