4 etti di amore, grazie
aprile 12, 2013 § Lascia un commento
Ieri ho letto un libro. Invero lo avevo già iniziato da un po’. Ma ieri gli ho dedicato un po’ di tempo. E l’ho finito. (in piedi, davanti alla finestra, perchè a sorelladifilippo piace stare in braccio, farsi dondolare ed intanto guardare un po’ fuori). Ho bisogno di fare almeno una cosa al giorno. Tipo imparare a fare la torta di mele. Passeggiare in un posto nuovo. Leggere un libro. E ci vuole grande determinazione. Perchè farsi travolgere da lei, dai rutti e gli svomitazzi è facilissimo. E perdere tutta la giornata. Perdere tutto questo tempo, che vorrebbe tanto essere libero. Ci vuole anche un po’ di sana sventatezza. Per cambiare un pannolino in meno. E prendere una sana boccata d’aria in più.
“4 etti di amore, grazie”, l’ultimo romanzo della Gamberale, racconta di due donne allo specchio attraverso la loro lista della spesa. Due modi di rincorrere la vita molto diversi. Disparati ingredienti. Ma la stessa tentazione. Guardare nel carrello dell’altra. Immaginare nella vita della ragazza accanto a te quello che manca nella tua. Un vizio che appartiene a molti. A volte irresistibile. Soprattutto quando ”l’altra” è un giusto mix di conosciuto e sconosciuto. Così da riempiere i puntini tra le briciole di fatti che effettivamente possiamo attribuirgli, con tutto quello che pare alla nostra fantasia. Un gioco che in fondo se condotto bene potrebbe anche aiutare. A capire la distanza tra cosa vogliamo e cosa facciamo. O tra cosa pensiamo di volere e cosa poi in effetti ci fa stare bene. Ma (troppo) spesso è solo un passatempo per chi non sa come rincorrere i propri sogni.
Crictor, il serpente buono
dicembre 19, 2012 § 2 commenti
Tomi Ungerer è un artista eclettico, capace di passaredall’architettura alla pubblicità, dalla satira alle storie per bambini. Sul suo sito ufficiale è definito “multi-talented creative force”. Io l’ho conosciuto attraverso Crictor. La storia di un serpente buono ed una signora molto all’avanguardia Madame Louise Bodot, nata dalla sua matita nel 1958. Più del serpente, Madame Bodot è un personaggio che mi piace moltissimo. Vecchietta ma allegra e dinamica. Una donna moderna, che si informa bene prima di giudicare. Ed abbraccia la diversità. Filippo invece è molto attratto dal ladro. In tutte le storie lui chiede sempre tanti dettagli sui cattivi. Cosa voleva rubare il ladro di Crictor? Dove vive il cacciatore di Biancaneve? Cosa fa il lupo di Cappuccetto Rosso adesso? Mi racconti la storia delle sorellastre di Cenerentola?
Sembra
novembre 29, 2012 § 2 commenti
La mia favola preferita è una storia buddista. Un uomo trova un cavallo. “Che fortuna aver trovato un cavallo!”. Poi il figlio proprio da quel cavallo cade e si rompe un braccio. “Che sfortuna aver trovato questo cavallo!”. Poi scoppia una guerra. Ed il ragazzo non viene chiamato a combattere perchè ha un braccio rotto. “Che fortuna aver trovato il cavallo!”. Continua così per ore.
Nonnamaternadifilippo ci ha regalato un libro che ha una morale molto simile. Ne ha parlato anche un’altra mamma illustrandolo bene in questo post. Un libro perfetto per letture con i piccoli piccolissimi. Di dimensioni ridotte e quadrato. Facile da tenere in mano con in braccio un nanettissimo. I disegni sono grandi e semplici. E la narrativa è più avvicente di “questa è una palla, questo è un gattino”. Così anche il genitore si gode una storia.
Manuali del buon genitore
ottobre 3, 2012 § Lascia un commento
Ultimamente sono molto distratta. Perdo la concentrazione, come le chiavi nella borsa. Girovago. Apro una presentazione, poi mi ricordo che devo scrivere una mail. Mentre la scrivo mi annoio e faccio un giro su internet. Ritorno alla mail, ma mi viene in mente che ho lasciato lì la presentazione. Un disastro. Tra una distrazione e l’altra, ho letto questo articolo. Di cui la scorsa settimana si è twittato parecchio. Francamente non sono riuscita neanche a capirlo del tutto. Ma nella mia limitata capacità di concentrazione, una frase mi ha stupito. “milioni di insicure neomamme che hanno dato vita a un boom senza precedenti di manuali del buon genitore: sette volte rispetto agli anni Settanta“. A me queste statistiche fanno sempre un po’ ridere. Sette volte rispetto agli anni Settanta. In quale paese? E che offerta c’era negli anni Settanta? E gli altri generi di libri che boom hanno subito? Comunque, mi sento di alzare la mano. Con 8 libri sul tema acquistati e 4 presi in prestito dalla libreria del nonnamaternadifilippo (lo vedi che li compravano anche allora?). E mi sono chiesta perchè ho sentito il bisogno di tante istruzioni. Che non mi è mai venuto in mente di comprare il manuale della buona moglie. O il manuale della buona figlia. (manuali di cucina, sì. Ed anche diversi manuali di stile.) E’ perchè, proprio non volevo sbagliare. E perchè, è così importante. E perchè, da tutto quello che senti sembra un’impresa difficilissima. E allora ti informi. Soprattutto prima. Leggi e ti formi delle opinioni convintissime.
Mai nel lettone. Solo allattamento al seno. Pappe bio. Orari precisi. Tempo per me stessa.
Che poi rivedi completamente. Più volte e in varie direzioni. Soprattutto perchè quei 50 cm hanno già una forte personalità. E un’incredibile caparbietà nell’affermarla. Ma forse la ricetta per essere dei buoni genitori è proprio questa. Ascoltare. Continuare a nutrire il dubbio. Farsi domande. E cercare risposte.
ps. la foto fa parte di un servizio segnalato ieri da Roberta Garofalo su facebook. Lui è Dave Engledow. E le foto del suo irriverente calendario stanno facendo il giro del mondo.
Ajdar
settembre 28, 2012 § 2 commenti
Chiara ha regalato a Filippo un bellissimo libro. L’autrice ed illustratrice, Marjane Satrapi. Una donna di fascino, della quale vorrei scoprire di più. Il libro è assurdo. Come devono esserlo i libri dei bambini. Un città felice. Un terremoto. E tutti si trasformano. Il pesce si mischia alla giraffa e diventa un pesceraffa. Al re arrivano 3 occhi. Il toro diventa il tartatoro. Matilde, l’unica della città rimasta tutta intera, li salverà tutti. Cantando la ninna nanna ad un orco. Facendo girotondo con i mostri. E aiutando il drago Ajdar. Una storia breve, ma ricca.
Giveaway di primavera! Apartment therapy. Il libro.
marzo 20, 2012 § 41 commenti
Sabato mattina siamo stati con Filippo al giardino degli aranci. E il piccoletto ha camminato quasi due ore ininterrotte. Tornati a casa, abbiamo aspettato la visita di nonnapaternadifilippo. Che non vedevamo da un po’. Perche’ bisnonnadifilippo e’ stata poco bene. Ma si e’ comunque ricordata del mio onomastico. Ed e’ stata l’unica, inclusa me! Per farla breve, dopo 8 ore di giochi, scherzi ed urletti vari, Filippo e’ crollato. E noi ci siamo goduti un sabato pomeriggio di totale relax.
Papadifilippo ha setacciato tutte le offerte possibili di volo da Roma fiumicino a wherever. Voglia di vacanza.
Io ho letto il libro Apartment theraphy di Maxwell Gilligham-Ryan. Voglia di design.
Ammetto che io la filosofia di Apartment therapy non l’avevo capita. Navigo spesso i loro home tours. Adoro i before & after. Ma non avevo inteso che tutto questo non è solo design e buon gusto. Ma una cura. E scoprirlo mi e’ piaciuto un sacco. Apartment therapy parla del prendersi cura di se, attraverso la propria casa. Fa riflettere su cosa ci serve davvero. E spiega come organizzarlo.
Spesso quando entro in un bagno a casa di amici sono sopraffatta dall’abbondanza. Amiche con 5 shampoo diversi nella doccia. Amici con pile di giornali intellettuali davanti al wc. Famiglie con collezioni di spazzolini. Mi capita anche nelle stanze dei bambini. Piene. Di giochi. Di pupazzi. Di colori. E mi sembra troppo. Mi sembra possedere. Non avere. Ne’ tantomeno godere. Maxwell parla di decluttering. Suggerisce di mettersi a dieta. Prescrive una cura in otto settimane. E promette che fara’ stare meglio non solo la casa.
Cominciando da piccoli gesti quotidiani. Anche semplici.
Volete provare? Basta lasciare un commento, fare like sulla pagina facebook di Maternity leave e a quella di Il punto d’incontro editore. Fare girare il link a questo post. Ed incrociare le dita per essere estratti. Si può partecipare fino al 31 Marzo. Domenica 1 di Aprile: estrazione (ma niente pesce).
In bocca al lupo!
Piccoli buongustai
gennaio 16, 2012 § 1 commento

Venerdì mi sono goduta una breve passeggiata in una fascinosa strada del centro. Che avevo un appuntamento. E per essere sicura di arrivare puntuale sono uscita con largo anticipo. Ho trovato subito parcheggio. E mentre passeggiavo per perder tempo, ho incontrato una libreria. E mi sono persa io. Tra i libri. Esplorando “qualcosa per il blog”, ho trovato questo volume. Da leggere. Da cucinare. E da colorare. Guy Martin è uno chef a 3 stelle (Michelin). Faccia pulita. Riccetto. Sorriso tenero. Potrebbe anche facilmente essere il protagonista di una fiction Rai1*. Una di quelle in cui il protagonista maschile è antipatico, ma solido. Scostante, ma risoluto. Un po’ romantico, un po’ sexy. Ovviamente talentuoso e ricchissimo. Ovviamente single e pronto ad innamorarsi. E fare sul serio. L’uomo che non c’è. Comunque il libro di Guy Martin mi è piaciuto molto. Le pagine sono spesse, a prova di pennarelli e macchie di sugo. Le illustrazioni hanno il bordo largo. Sono al passo con i tempi (in cucina anche con papà). E le ricette sono piuttosto semplici. Sul sito dell’editore, il purè di melanzane, ne è un esempio. E troverete anche un paio di illustrazioni da stampare e colorare.
(*secondo me, nelle fiction di canale5 gli uomini mi sono sempre più verosimilmente irrisolti o superficiali. Ma sono opinioni.)
Della serie role model: intervista a Miralda Colombo, una mamma che cucina (e scrive!) per bambini
dicembre 13, 2011 § 4 commenti
Gallop! Scanimation picture book
novembre 1, 2011 § 1 commento
Una mia cara amica mi ha suggerito di parlare di più di libri. Ed accolgo molto volentieri questa richiesta. Perchè, secondo me, i libri per bambini sono i mattoni della civiltà. Un gioco a cui dire sempre di sì.
In particolare voglio segnalare un tipo di libri. Una tecnica vecchia. Datata anni ’60-’80. Gli Scanimation books. Rufus Butler Seder (che mi sembra di aver capito sia un guru della materia) ne ha lanciati un’intera serie. C’è Gallop! con gli animali che corrono. Waddle con gli uccelli che camminano. La favola del mago di Oz. Anche Star wars. Le immagini si muovono e si animano con lo sfogliare delle pagine. Così il cavallo galoppa sul serio. Il pinguino cammina. La casa vola nel cielo. Insieme alle immagini, anche grandi parole colorate. Una breve storia o una rima. Le immagini sono in bianco e nero. Le pagine di cartone. Adattissimi sia ai grandi. Sia ai piccolissimi.
Della serie role model – Claudia Porta, mamma, blogger, yogi, educatrice Montessori ed autrice anche del (nuovissimo) libro: “La mia mamma sta con me”.
ottobre 3, 2011 § 3 commenti
Il cervello delle mamme – come la maternità ti rende più brillante di Katherine Ellison
giugno 4, 2011 § Lascia un commento
Katherine Ellison, autrice del libro “Il cervello delle mamme”, ha vinto un Premio Pulitzer come reporter d’inchiesta. Nel prima pagina, del primo capitolo di questo libro racconta che la paura di “cedere il mio cervello, in cambio del bambino” le aveva impedito di avere figli, fino al momento in cui aveva quasi perso la possibilità di procrearli. Certo erano gli anni novanta (tempi difficili, basta pensare alla moda del tempo!). Certo erano gli USA (paese difficile, in generale).
Ma ho sentito un ampio divario tra me e lei. Ho pensato di trovarmi davanti ad una di quelle donne, che, ogni tanto, mi capita di ascoltare in conferenze
sul tema “Donne e leadership”. Donne che mi sembrano sempre in ansia da corsa anche quando sono già ben arrivate. Donne che dicono di voler sostenere la professionalità delle altre donne, e poi si lamentano perchè la legge permette alle loro sottoposte cinque mesi di maternità. Donne che appozzano le donne, più e peggio degli uomini.
Insomma, ho pensato: “Ma perchè l’ho comprato? 17 euro buttati…”
Proseguendo la lettura le mie impressioni non sono evolute diversamente. Troppa ansia nel difendere le mamme, quasi come se sotto sotto si pensasse che siano colpevoli sul serio. Troppi esperimenti sul cervello delle mamme ratto per dimostrare se sia davvero vera l’equazione gravidanza=rimbambimento. Che poi, a me, l’idea di rimbambirmi, tornare, cioè, bambina. Con quello stupore. Con quel entusiasmo. Con quella magica fantasia. Sembra un aspetto molto positivo della maternità.
Comunque. Se avete notato che durante la gravidanza le vostre capacità mentali (concentrazione, memoria, attenzione, ecc) sono un po’ diminuite. Ed avete il timore che questo possa durare per sempre.
O se volete convincere il vostro capo sul perchè, rientrate dalla maternità, vi meritate una promozione.
Leggete questo testo.
Scoprirete che la maternità rende più intelligenti (e su questo devo dire che sono totalmente, assolutamente e pienamente d’accordo con Katherine!)
Più percettive. Nel senso dei sensi. Con maggiore udito. Olfatto più sensibile. Una vista più ampia.
Più efficienti.
Con maggiore capacità di recupero e di apprendimento. Un cervello espanso per poter apprendere il compito più importante del mondo, accudire una nuova vita, in un tempo brevissimo.
Più motivate e responsabili.
Più coraggiose.
Più empatiche e con maggior autocontrollo.
Più capaci nel tessere nuove e positive relazioni sociali e più diplomatiche nelle situazioni di scontro.
Tutto scientificamente documentato.
Imparare a leggere a tre anni
aprile 26, 2011 § 5 commenti
Una mia carissima amica, nonchè mamma di riferimento nella prospettiva dell’educazione, mi ha prestato il libro di Glenn Doman “Imparare a leggere a tre anni”. Sottotitolo: i bambini possono, vogliono, debbono imparare a leggere. Premetto immediatamente che quando mi scrisse che stava leggendo questo libro, ne era entusiasta ed avrebbe presto iniziato ad insegnare al suo bimbo più piccolo a leggere, la mia prima reazione è stata “Oh povero bambino!” seguito da “Poi in prima elementare si annoierà!?”. E così è stata anche la reazione di Valeria, quando ieri le ho raccontato che stavo leggendo questo libro, ne ero entusiasta ed avrei presto iniziato ad insegnare Filippo a leggere. “Perchè bruciare le tappe?!” e tra le righe “Perchè forzare un bambino a diventare un piccolo Einstein?”.
Ovviamente sia la mia cara amica sia io abbiamo prontamente risposto con tutti gli argomenti offerti da Doman per rispondere a questi dubbi ed interrogativi.
Ma forse la vera risposta potrebbe essere: perchè imparare a parlare SI, ed imparare a leggere NO? e ancora, ma perchè leggere è peccato? non è divertente? Leggere non è un gioco? Cosa c’è di sbagliato ad insegnare un gioco in più? Forse è la copertina del libro che è un po’ fuorviante….in effetti non immagino che Filippo legga a 3 anni il Financial Time…piuttosto un Topolino…
Ho cercato un po’ nel web
ed ho trovato molto interessante il dibattito-approfondimento nato dal post del blog di equAzioni sullo stesso argomento.
Per me il punto è offrire ai bambini delle chiavi per aprire delle porte. Possibilità. Se poi, vorranno leggere, praticare uno sport o parlare in inglese, lo faranno. Altrimenti, pace.
Dal mio punto di vista, i contro non nascono mai dall’insegnare, dal proporre, ma dall’ostinarsi a fargli imparare e peggio dal desiderio di vederli eccellere.
Quando ero piccola la mia mamma ha voluto insegnarmi a suonare il pianoforte. Mi ha comprato un pianoforte. Ha trovato un’insegnante. Ma devo ammettere, che non mi ha mai chiesto o tantomeno costretta a fare gli esercizi (che puntualmente non facevo perchè pigra e perchè timida e timorosa che tutto il palazzo conoscesse i miei errori..). Certo, non sono diventata una pianista. Invero, non ho imparato a suonare granchè bene, ma con un po’ di riscaldamento, qualcosa dal pianoforte la tiro fuori. E ne sono contenta. E’ un pezzetto in più di me. E devo dire che mi piacerebbe averne ancora altri.
Qui di seguito troverete una sintesi del metodo, nel caso siate interessati o curiosi. Il periodo migliore per iniziare è due anni. Ma con alcune modifiche si può iniziare prima (nel libro scrive otto mesi).
Quindi se siete in maternity leave del “secondo” oppure avete preso una lunga aspettativa…
Subito, vi riporto le due considerazioni che mi sono piaciti di più.
Numero 1: l’entusiamo (dell’insegnante) migliora e velocizza l’apprendimento. Inizialmente, Doman e gli altri ricercatori avevano conferito maggior credito e possibilità di successo a quello che avevano identificato come il gruppo delle mamme “intellettuali”, più istruite e sofisticate nel linguaggio.
E’ stato scoperto in seguito, che, invero, era il gruppo delle mamme-entusiaste, quelle che reagivano con tono energico, allegro e positivamente meravigliato ai progressi dei bambini ad aver maggior successo.
Insomma, un energico “WOW fantastico, Filippo è un campione!!!” è più efficace di un posato “Bravissimo Filippo, ben fatto!”. Lettura o no, credo si possa applicare a tutte le conquiste dei nostri piccoletti.
Numero 2: smettere prima che il bambino si sia annoiato. Come genitore, mi sono sentita molto gratificata dalle parole che l’autore spende sulla potenza dell’intuito e della determinazione materna/paterna. Tra le altre qualità, Doman spiega che un genitore riconosce la stanchezza-noia del suo bambino, prima che si manifesti. E consiglia di affidarsi a questo istinto per chiudere le sessioni qualche attimo prima che il bambino lo voglia.
Spiegazione del metodo Doman (potrebbe esserci qualche imprecisione perchè non ho il libro con me in questo momento. L’ho prestato a nonnodifilippo a cui ho proposto di fare da insegnante…).
Cosa serve: cartoncino bianco, lettere adesive di grandi dimensioni rosse e nere oppure pennarelli rosso e nero per disegnarle oppure lettere stampate da incollare (basta usare Word e un carattere ben definito come Arial o Antique Olive ecc.)
Le prime parole da insegnare sono mamma e papà. Saranno scritte con caratteri molto grandi rossi su un cartoncino di dimensioni 20X60 cm circa.
Poi si insegnano le parole relative all’io del bambino, ovvero le parti del corpo: dito, naso, orecchio ecc.
Si insegnano prima tutte le parole con 4 lettere, poi quelle con 5 e così via.
Poi si passa alle parole relative alla famiglia (sorella, fratello, zio..)
Quindi le azioni (giocare, mangiare, ecc)
Le prime frasi (Io sono Filippo. Tu chi sei?)
Poi si sceglie un libro con massimo 250 parole. Si insegnano tutte le parole del libro. Per poi passare alla lettura del libro.
Solo alla fine, si insegnerà l’alfabeto. Poichè le lettere dell’alfabeto sono “astratte”, infatti, impararle è più difficile. Invece, risulta più semplice imparare dei “segni” che corrispondono a persone od oggetti concreti e vicini al quotidiano del bambino.
Tempo: circa 20-25 minuti al giorno, suddivisi in 4/5 sessioni da 4/5 minuti
Dove: in qualsiasi luogo tranquillo. Un angolo della casa con poche “distrazioni” come giocattoli, quadri, televisioni/radio accese ecc.
Come si fa: con gioia, divertimento e senza alcuna ansia da prestazione. Qualsiasi risultato si ottenga, anche una sola parola, sarà comunque un regalo. Se il bambino non imparerà nulla, avrà comunque passato 5 minuti di piacevole gioco. Questo è lo spirito. Nessuna gara, nessuno spettacolino da circo…
La prima parola da insegnare è mamma. Si mostra al bambino il cartellone dicendo: “Questa parola significa mamma”. Si permette al bambino di osservarla qualche secondo. Poi si mette via. E si gioca allegramente con il bambino 2-3 minuti. Poi si riprende il cartellone e si mostra nuovamente. Fine della sessione. La stessa sequenza viene ripetuta durante la giornata.
Dopo qualche giorno, si prova a verificare se il bambino ha imparato. Alla terza seduta della giornata, si mostra il cartello e si chiede: “Cosa significa questa parola?”. Si aspettano 10 secondi. Se il bambino risponde “Mamma” si fa una gran festa.
Se il bambino non risponde correttamente, senza alcun tono deluso, si dice “Questa parola significa mamma”. E si riprova più in là.
Quando il bambino ha imparato una parola, si passa alla successiva. E quando ne ha imparate due, con lo stesso metodo si verifica se le distingue. E così via.
Per i bambini più piccoli: se il bambino ancora non parla, per verificare se il bambino ha imparato basta chiedergli di “indicare” la risposta. Per esempio, Filippo non dice mamma, ma se io gli dico mamma lui “manda i baci”. Quindi, immagino che se imparerà la parola mamma, nel vederla e riconoscerla forse potrebbe fare lo stesso.
Altri post sui libri di Glenn Doman: da genitori crescono, dal sito del moige
Link al sito dell’Istituto per il Raggiungimento del potenziale umano Europa Onlus (NB. Glenn Doman è un medico neurologo. Il suo lavoro si è focalizzato sui bambini con lesioni celebrali.
L’Istituto è dedicato a questo tema)
Wikipedia
Come rendere felice un bambino nel primo anno di vita
febbraio 21, 2011 § 2 commenti
Ero in farmacia. Io adoro le farmacie, sono piene di cose interessanti. Quella farmacia poi, è la mia preferita. Su due piani. Con una fila ad hoc per i prodotti omeopatici. E uno scaffale-libreria. Non ho potuto resistere a questo titolo: “Come rendere felice un bambino nel primo anno di vita”. Altrimenti, le mie generose ansie da prestazione di neomamma, avrebbero urlato: “Comeee! Non lo vuoi rendere felice?!?!”.
Ma devo ammettere che sono stati 10 euro ben spesi (9 su amazon.it).
Nessia Laniado ha scritto una lista lunghissima di libri su bambini, pancie &Co. “Come rendere…” pubblicato nel 2004 (e, credo, recentemente, riproposto con il nuovo titolo “Bebè felici”) ha uno stile conciso, contenuti ben approfonditi ed indicazioni
molto pratiche. L’ho letto. E l’ho distrattamente lasciato sul tavolo da caffè davanti al divano, per invitare alla lettura, chi passasse di lì (suocera, genitori, baby sitter &Co…a mio marito invece ho fatto l’executive summary, tanto per essere sicura…)
Tutto inizia da un proverbio: digli cento volte al giorno che lo ami. Poi il libro si articola in 9 capitoli.
Nel primo capitolo si spiega la psicologia del bambino nel primo anno di vita. Il suo modo di capire come vuole stare al mondo, che poi è specchio degli stimoli che riceve dal genitore. Un esempio che mi ha colpito molto riguarda quelle che gli studiosi citati dall’autrice chiamano: ”9 domande esistenziali”, a cui il neonato cerca risposta durante i suoi primi 12 mesi di vita, e le “ingiunzioni” negative, che il genitore, spesso in modo inconsapevole, trasmette al bambino.
Le mie corde hanno vibrato in particolare alla domanda ”Posso permettermi di esprimere sinceramente i miei sentimenti?” (“Sì piccolino hai ragione a piangere, hai fame e non lo sai se questa signora che hai davanti si deciderà anche questa volta a darti la sua tetta” vs. “No, non piangere! Hai fame? Che ingordo!”) e l’ingiunzione: “Non esistere” (Stai buono, fai piano, non urlare…). E pensando a me, al mio percorso, ai miei ricordi, spero proprio che Filippo cresca con la “spudoratezza”di affermarsi, di desiderare e chiedere, che io tiro fuori con tanta fatica.
Il secondo capitolo parla dell’importanza delle ninne nanne. Propone anche un elenco delle musiche più adatte in gravidanza. Tra le altre, di Mozart Quartetto per archi in re minore (K421) e Concerto per pianoforte e orchestra n.21 in do maggiore (k467), di Vivaldi, Concerto in la minore per violoncello, archi e cembalo, di Debussy Sonata n14 in do diesis minore op.27 n2. Chiaro di Luna.
Il terzo capitolo si concentra sul tema del sonno del bambino e quello successivo sul pianto, con un paragrafo sulle coliche del secondo mese.
Quattro pagine sono poi dedicate all’importanza della risata e le tappe del sorriso.
Il titolo del capitolo numero 6 è “Che cosa ha in testa un bambino“. Nessia Laniado cita Brazelton per spiegare l’importanza degli stimoli per lo sviluppo neurologico del bambino e Feuerstein per spiegare come interagire con il bambino per favorire questo sviluppo.
Lezione numero 1: offrire uno stimolo “vivo” e partecipe. Non solo proporgli una figura, un colore, un suono, ma soprattutto, guardandolo, catturando la sua attenzione ed aiutandolo a selezionare lo stimolo che preferisce.
Lezione numero 2: ripetere, ripetere, ripetere.
Lezione numero 3: divertirsi. Magari dedicargli solo 30 minuti, ma farlo con una partecipazione davvero entusiasta. Il bambino lo percepisce e l’emozione intensa gli permette di assimilare e ricordare meglio.
Da pagina 89 a pagina 98 si approfondisce il tema del massaggio infantile, inclusa una descrizione dettagliata di come massaggiare un neonato. Secondo l’autrice, la sequenza più opportuna da seguire è: testa, viso e collo, braccia, petto, addome, gambe (parte anteriore), dorso, sederino, gambe (parte posteriore). Poi, conclusione: lunghe carezze unificanti per tutto i corpo dalla testa alla punta dei piedini.
Il capitolo 8 fornisce indicazioni pratiche per aiutare il bambino ad esercitare la parola. A dire mamma. A pronunciare alcune lettere. Consiglia l’uso di molte filastrocche. La mia preferita è:
“Dice il pollice “Che fame!”
Porta l’indice un salame,
però il medio e l’anulare
non lo vogliono affettare.
Lesto, lesto mignolino
scappa via col salamino!“
Per insegnare nuove parole suggerisce di offrire sempre delle alternative, indicando chiaramente a cosa ci riferiamo. Per esempio tenendo in mano due pupazzi: “Vuoi l’orsetto o il coniglio?” Oppure riferendosi ad esperienze passate: “Vuoi andare al mare dove abbiamo giocato con la sabbia o al parco dove siamo andati sull’altalena?”
L’ultimo capitolo è dedicato alla paura dell’abbandono che può comparire tra i 6 e i 12 mesi. Il bambino, prima socievole e sorridente con tutti, diventa diffidente. Vuole stare solo con i genitori o chi conosce molto bene. Noi, con Filippo, non ci siamo ancora arrivati. Tra i vari consigli, però ciò che mi è piaciuto di più è una citazione di Confucio: “Il distacco è come strappare una radice. Se la radice è profonda non muore.”
Se gli verrà l’ansia da separazione, per lo meno, sarà perchè ci vuole anche lui bene.
Fate la nanna
gennaio 15, 2011 § Lascia un commento
Il linguaggio segreto dei neonati: cosa ho imparato
gennaio 10, 2011 § Lascia un commento
Durante le mie ultime settimane di gravidanza, ho cambiato il tema delle mie ricerche su internet da: “cosa succede nella settimana X di gravidanza” a “manuali per educare il neonato”. Nei vari forum, parlavano spesso di un libro scritto dalla “donna che sussurra ai bambini”. Il linguaggio segreto dei neonati è quel libro e Tracy Hogg è la donna che sussurra ai bambini.









