4 etti di amore, grazie

aprile 12, 2013 § Lascia un commento

Ieri ho letto un libro. Invero lo avevo già iniziato da un po’. Ma ieri gli ho dedicato un po’ di tempo. E l’ho finito. (in piedi, davanti alla finestra, perchè a sorelladifilippo piace stare in braccio, farsi dondolare ed intanto guardare un po’ fuori). Ho bisogno di fare almeno una cosa al giorno. Tipo imparare a fare  la torta di mele. Passeggiare in un posto nuovo. Leggere un libro. E ci vuole grande determinazione. Perchè farsi travolgere da lei, dai rutti e gli svomitazzi è facilissimo. E perdere tutta la giornata. Perdere tutto questo tempo, che vorrebbe tanto essere libero. Ci vuole anche un po’ di sana sventatezza. Per cambiare un pannolino in meno. E prendere una sana boccata d’aria in più.

“4 etti di amore, grazie”, l’ultimo romanzo della Gamberale, racconta di due donne allo specchio attraverso la loro lista della spesa. Due modi di rincorrere la vita molto diversi. Disparati ingredienti. Ma la stessa tentazione. Guardare nel carrello dell’altra. Immaginare nella vita della ragazza accanto a te quello che manca nella tua. Un vizio che appartiene a molti. A volte irresistibile. Soprattutto quando ”l’altra” è un giusto mix di conosciuto e sconosciuto. Così da riempiere i puntini tra le briciole di fatti che effettivamente possiamo attribuirgli, con tutto quello che pare alla nostra fantasia. Un gioco che in fondo se condotto bene potrebbe anche aiutare. A capire la distanza tra cosa vogliamo e cosa facciamo. O tra cosa pensiamo di volere e cosa poi in effetti ci fa stare bene. Ma (troppo) spesso è solo un passatempo per chi non sa come rincorrere i propri sogni.

Crictor, il serpente buono

dicembre 19, 2012 § 2 commenti

crictor lowTomi Ungerer è un artista eclettico, capace di passaredall’architettura alla pubblicità, dalla satira alle storie per bambini. Sul suo sito ufficiale è definito “multi-talented creative force”. Io l’ho conosciuto attraverso Crictor. La storia di un serpente buono ed una signora molto all’avanguardia Madame Louise Bodot, nata dalla sua matita nel 1958. Più del serpente, Madame Bodot è un personaggio che mi piace moltissimo. Vecchietta ma allegra e dinamica. Una donna moderna, che si informa bene prima di giudicare. Ed abbraccia la diversità. Filippo invece è molto attratto dal ladro. In tutte le storie lui chiede sempre tanti dettagli sui cattivi. Cosa voleva rubare il ladro di Crictor? Dove vive il cacciatore di Biancaneve? Cosa fa il lupo di Cappuccetto Rosso adesso? Mi racconti la storia delle sorellastre di Cenerentola?

Sembra

novembre 29, 2012 § 2 commenti

La mia favola preferita è una storia buddista. Un uomo trova un cavallo. “Che fortuna aver trovato un cavallo!”. Poi il figlio proprio da quel cavallo cade e si rompe un braccio. “Che sfortuna aver trovato questo cavallo!”. Poi scoppia una guerra. Ed il ragazzo non viene chiamato a combattere perchè ha un braccio rotto. “Che fortuna aver trovato il cavallo!”. Continua così per ore.

Nonnamaternadifilippo ci ha regalato un libro che ha una morale molto simile. Ne ha parlato anche un’altra mamma illustrandolo bene in questo post. Un libro perfetto per letture con i piccoli piccolissimi. Di dimensioni ridotte e quadrato. Facile da tenere in mano con in braccio un nanettissimo. I disegni sono grandi e semplici. E la narrativa è più avvicente di “questa è una palla, questo è un gattino”. Così anche il genitore si gode una storia.

Manuali del buon genitore

ottobre 3, 2012 § Lascia un commento

Ultimamente sono molto distratta. Perdo la concentrazione, come le chiavi nella borsa. Girovago. Apro una presentazione, poi mi ricordo che devo scrivere una mail. Mentre la scrivo mi annoio e faccio un giro su internet. Ritorno alla mail, ma mi viene in mente che ho lasciato lì la presentazione. Un disastro. Tra una distrazione e l’altra, ho letto questo articolo. Di cui la scorsa settimana si è  twittato parecchio. Francamente non sono riuscita neanche a capirlo del tutto. Ma nella mia limitata capacità di concentrazione, una frase mi ha stupito. “milioni di insicure neomamme che hanno dato vita a un boom senza precedenti di manuali del buon genitore: sette volte rispetto agli anni Settanta“. A me queste statistiche fanno sempre un po’ ridere. Sette volte rispetto agli anni Settanta. In quale paese? E che offerta c’era negli anni Settanta? E gli altri generi di libri che boom hanno subito? Comunque, mi sento di alzare la mano. Con 8 libri sul tema acquistati e 4 presi in prestito dalla libreria del nonnamaternadifilippo (lo vedi che li compravano anche allora?). E mi sono chiesta perchè ho sentito il bisogno di tante istruzioni. Che non mi è mai venuto in mente di comprare il manuale della buona moglie. O il manuale della buona figlia. (manuali di cucina, sì. Ed anche diversi manuali di stile.) E’ perchè, proprio non volevo sbagliare. E perchè, è così importante. E perchè, da tutto quello che senti sembra un’impresa difficilissima. E allora ti informi. Soprattutto prima. Leggi e ti formi delle opinioni convintissime.

Mai nel lettone. Solo allattamento al seno. Pappe bio. Orari precisi. Tempo per me stessa.

Che poi rivedi completamente. Più volte e in varie direzioni. Soprattutto perchè quei 50 cm hanno già una forte personalità. E un’incredibile caparbietà nell’affermarla. Ma forse la ricetta per essere dei buoni genitori è proprio questa. Ascoltare. Continuare a nutrire il dubbio. Farsi domande. E cercare risposte.

ps. la foto fa parte di un servizio segnalato ieri da Roberta Garofalo su facebook. Lui è Dave Engledow. E le foto del suo irriverente calendario stanno facendo il giro del mondo.

Ajdar

settembre 28, 2012 § 2 commenti

Chiara ha regalato a Filippo un bellissimo libro. L’autrice ed illustratrice, Marjane Satrapi. Una donna di fascino, della quale vorrei scoprire di più. Il libro è assurdo. Come devono esserlo i libri dei bambini. Un città felice. Un terremoto. E tutti si trasformano. Il pesce si mischia alla giraffa e diventa un pesceraffa. Al re arrivano 3 occhi. Il toro diventa il tartatoro. Matilde, l’unica della città rimasta tutta intera, li salverà tutti. Cantando la ninna nanna ad un orco. Facendo girotondo con i mostri. E aiutando il drago Ajdar. Una storia breve, ma ricca.

Giveaway di primavera! Apartment therapy. Il libro.

marzo 20, 2012 § 41 commenti

Sabato mattina siamo stati con Filippo al giardino degli aranci. E il piccoletto ha camminato quasi due ore ininterrotte. Tornati a casa, abbiamo aspettato la visita di nonnapaternadifilippo. Che non vedevamo da un po’. Perche’ bisnonnadifilippo e’ stata poco bene. Ma si e’ comunque ricordata del mio onomastico. Ed e’ stata l’unica, inclusa me! Per farla breve, dopo 8 ore di giochi, scherzi ed urletti vari, Filippo e’ crollato. E noi ci siamo goduti un sabato pomeriggio di totale relax.
Papadifilippo ha setacciato tutte le offerte possibili di volo da Roma fiumicino a wherever. Voglia di vacanza.
Io ho letto il libro Apartment theraphy di Maxwell Gilligham-Ryan. Voglia di design.
Ammetto che io la filosofia di Apartment therapy non l’avevo capita. Navigo spesso i loro home tours. Adoro i before & after. Ma non avevo inteso che tutto questo non è solo design e buon gusto. Ma una cura. E scoprirlo mi e’ piaciuto un sacco. Apartment therapy parla del prendersi cura di se, attraverso la propria casa. Fa riflettere su cosa ci serve davvero. E spiega come organizzarlo.
Spesso quando entro in un bagno a casa di amici sono sopraffatta dall’abbondanza. Amiche con 5 shampoo diversi nella doccia. Amici con pile di giornali intellettuali davanti al wc. Famiglie con collezioni di spazzolini. Mi capita anche nelle stanze dei bambini. Piene. Di giochi. Di pupazzi. Di colori. E mi sembra troppo. Mi sembra possedere. Non avere. Ne’ tantomeno godere. Maxwell parla di decluttering. Suggerisce di mettersi a dieta. Prescrive una cura in otto settimane. E promette che fara’ stare meglio non solo la casa.
Cominciando da piccoli gesti quotidiani. Anche semplici.

Volete provare? Basta lasciare un commento, fare like sulla pagina facebook di Maternity leave e a quella di Il punto d’incontro editore. Fare girare il link a questo post. Ed incrociare le dita per essere estratti. Si può partecipare fino al 31 Marzo. Domenica 1 di Aprile: estrazione (ma niente pesce).

In bocca al lupo!

Piccoli buongustai

gennaio 16, 2012 § 1 commento

Venerdì mi sono goduta una breve passeggiata in una fascinosa strada del centro. Che avevo un appuntamento. E per essere sicura di arrivare puntuale sono uscita con largo anticipo. Ho trovato subito parcheggio. E mentre passeggiavo per perder tempo, ho incontrato una libreria. E mi sono persa io. Tra i libri. Esplorando “qualcosa per il blog”, ho trovato questo volume. Da leggere. Da cucinare. E da colorare. Guy Martin è uno chef a 3 stelle (Michelin). Faccia pulita. Riccetto. Sorriso tenero. Potrebbe anche facilmente essere il protagonista di una fiction Rai1*. Una di quelle in cui il protagonista maschile è antipatico, ma solido. Scostante, ma risoluto. Un po’ romantico, un po’ sexy. Ovviamente talentuoso e ricchissimo. Ovviamente single e pronto ad innamorarsi. E fare sul serio. L’uomo che non c’è. Comunque il libro di Guy Martin mi è piaciuto molto. Le pagine sono spesse, a prova di pennarelli e macchie di sugo. Le illustrazioni hanno il bordo largo. Sono al passo con i tempi (in cucina anche con papà). E le ricette sono piuttosto semplici. Sul sito dell’editore, il purè di melanzane, ne è un esempio. E troverete anche un paio di illustrazioni da stampare e colorare.

(*secondo me, nelle fiction di canale5 gli uomini mi sono sempre più verosimilmente irrisolti o superficiali. Ma sono opinioni.)

Della serie role model: intervista a Miralda Colombo, una mamma che cucina (e scrive!) per bambini

dicembre 13, 2011 § 4 commenti

Io non conoscevo il cucchiaino di Alice. L’ho scoperto in libreria. Già dalla copertina odorava come del burro quando si cucina nel forno. Del basilico sui pomodori d’estate. Sapeva di una mamma che ama la sua bambina. I piaceri piccoli della vita quotidiana. E, con molto equilibrio, se stessa.
Volevo comprare l’agenda parigina di Ines de la Fressange. Per tirarmi un po’ su di morale. Perché nel 2012 vorrei tenere bene a mente tutti i giorni che sogni ho. E che posso realizzarli.
Invece ho comprato Il cucchiaino. Che forse il vero sogno è essere felici semplicemente. Con un piatto caldo, cucinato con amore.
Le ricette di Miralda sono facili e pratiche. Combinano il gusto e la salute. Il mondo dei piccoli e quello dei grandi. L’avanzo delle pappe (buone!) si trasforma in qualcosa di sofisticato, che fa venir voglia di stare insieme in due, sentirsi ancora fidanzati. E preparare e gustare il cibo diventa un gioco in cui si impara a volersi bene. Mi sono ritrovata subito a cercare l’email di Miralda. Per conoscere la storia e la persona che c’è dietro fornelli, pagine e farina. E come spesso accade. E’ la storia di una donna che ha trovato una nuova strada. Diventando mamma.
La tua biografia sul tuo libro recita: “diventata mamma di Alice ha reinventato il suo lavoro perché assomigliasse di più alla sua vita”.
Da dove sei partita?
Difficile dirlo. Credo da una passione avuta da sempre per le parole e la scrittura,  unita a un’innata irrequietezza e curiosità. Per carattere fatico a stare ferma e questo mi ha spinto spesso a cambiare lo scenario, anche professionale, quando non mi faceva sentire pienamente realizzata.  Ho lavorato in redazione, quindi nel profit, dove pensavo di aver raggiunto un equilibrio ideale fra lavoro, aspirazioni personali e desiderio di essere utile agli altri, ed infine sono rientrata in un’azienda tradizionale come responsabile comunicazione.
Che cosa non andava bene nel tuo lavoro di prima?
La gestione del mio tempo e l’impossibilità di esprimere la mia creatività ed energia come desideravo.  L’indipendenza è come aria pura per me, benché ami confrontarmi con gli altri.
Quando hai iniziato a capire che dovevi “cambiare”?

Dopo la maternità, quando ho perso il lavoro in azienda. Mi occupavo di comunicazione e mi sono intestardita per diversi mesi a cercare di riavere un ruolo simile al passato. Quando, in uno di quei colloqui con cacciatori di teste, mi è stato chiesto quanti mesi aveva mia figlia e il numero è stato diligentemente annotato sul mio curriculum ho capito che non poteva funzionare.  E dopo lo sconforto, ho ricominciato a camminare: in un’altra direzione.
Com’è fatto oggi il tuo lavoro?
C’è il blog, Il Cucchiaino di Alice, e tutto ciò che gravita attorno: collaborazioni giornalistiche, da poco un libro e perfino corsi di cucina coi bambini. E poi c’è l’impegno come consulente per un Istituto Clinico nazionale dove mi occupo delle relazioni esterne. Due cose completamente diverse,  unite da quello che sono in grado di fare professionalmente, un po’ come avessi due vite diverse, almeno sul lavoro.
Come hai trovato chi ti poteva aiutare?
In realtà il blog è nato per caso, Edoardo, un amico (che poi ha curato la grafica de Il Cucchiaino libro), si è offerto di creare la piattaforma tecnica, nel frattempo ho conosciuto Cecilia (la fotografa e illustratrice che collabora con me  in numerosi progetti) e ho ricominciato a scrivere. In quel momento per passione, senza un fine ben chiaro. E ho ritrovato me stessa. Da lì poi tutto è ripartito: dal lavoro come giornalista a quello di pr.
Che cosa hai imparato in questi anni da “libera professionista”?
Essere mamma e libera professionista è di sicuro un gran vantaggio: riesci a gestire i tuoi orari, i tuoi tempi e avere l’opportunità di non perdere troppo dei momenti di tuo figlio. A volte, però, è difficile conciliare e non mescolare troppo lavoro, famiglia e incombenze, chiamiamole, “domestiche”: è un po’ come se non staccassi mai e fossi costantemente multitasking. Per assurdo è molto più semplice durante quei giorni della settimana in cui lavoro fuori casa: esco e penso solo la lavoro. Nel prossimo futuro, uno degli obiettivi che mi voglio dare è di imparare a essere concentrata su una cosa alla voltaJ
Tu sei del Capricorno. (come la mia mamma e come mio fratello!). Dove lo sistemi tu il pessimismo e la paura di non farcela?
Con molta pazienza da parte da chi vive con meJ Come già detto sono una persona irrequieta, fatico a essere soddisfatta di me stessa e tendo sempre a pensare al viaggio successivo mentre sto partendo per quello appena programmato. Non è facile starmi dietro, lo so. Dall’altro ho un entusiasmo creativo molto forte: più idee mi attraversano la mente contemporaneamente e sono tenace a portarle avanti. Sono costantemente tesa alla stabilità, confido che prima o poi riuscirò a trovare completa soddisfazione da quello che sono e ho.
Raccontaci qualcosa su di te…
…della tua domenica preferita
Sole pieno, cielo azzurro, mare di fronte (quello dell’isola che amo, La Maddalena),  Guido e Alice e l’idea che di poter aprire la finestra e avere una giornata senza tempo, senza se e ma e dovrei
…del nome del tuo profumo
Innocence di Chloè, è il profumo dei mie vent’anni, quello che appartiene anche ai ricordi del mio ex-ragazzo (e attuale marito). Ora è fuori produzione, ne ho giusto due flaconi, di cui ho fatto scorta anni fa, che uso solo per le occasioni
…del vestito che ami nell’armadio di Alice
E’ un prendisole bianco, con fiori leggeri e quasi invisibili stampati,  la gonna leggermente svasata e gonfiata da un giro di tulle. Molto easy&chic, ha l’estate addosso proprio come mia figlia
…delle parole che ti fanno pensare
La felicità non è altrove. Me lo ripeto costantemente, perché il rischio è di svegliarsi un giorno e scoprire che abbiamo il meglio dietro le spalle, senza che ce ne siano nemmeno accorti.
E per finire, non posso mancare di chiederti qualche consiglio per cucinare.
Quali sono gli ingredienti must da avere sempre in casa?
Verdure e frutta di stagione, spezie e ed erbe aromatiche,  dell’ottimo pane, due o tre ingredienti base per caratterizzare un dolce (es. cioccolato fondente o frutta secca) ,  il tuo formato di pasta preferito e beh, una bottiglia di buon vino.
Ci consigli una ricetta per le mamme con la pancia?
Ho appena aperto una sezione sul mio blog proprio dedicata alle pance. Cercavo ricette per me stessa (aspetto una bimba per marzo) e non ho trovato nulla che mi colpisse. Io credo che in realtà non esista una ricetta unica e perfetta, penso che sia tutta questione di “mood”, come dire “seguire quello di cui si ha voglia” (ovviamente nei limiti di due regole: alimentazione sana ed equilibrata e vietato mangiare per due!).  Considera che per i miei primi tre mesi, ad una colazione abbondante (elemento costante per tutta la gravidanza, che consiglio a tutte le panze), per me seguiva una dieta che invece proprio non raccomando: carote grattugiate, mela grattugiata, pasta e riso con olio extravergine e scorza di limone, oltre a tantissima acqua e frutta. Era l’unico modo di tenere sotto controllo le nausee. Ora che va molto meglio, cerco di variare il più possibile, evito l’eccesso di zuccheri e dolci, e abbondo con legumi e prodotti di stagione. Senza eccessive ansie. Ricordiamoci che un’alimentazione il più possibile diversificata non è solo positiva per la mamma ma anche per il feto: il gusto, ormai lo dicono tutte le ultime ricerche, nasce in pancia.
E un dolce per una dichiarazione di amore?
Nella risposta sono influenzata dalla persona per la quale lo preparereiJ.  Un dolce molto morbido al cioccolato fondente, una sorta di molleux, decorato da una montagna di mirtilli innevati da zucchero finissimo.
Cara Miralda, grazie per il tempo che hai dedicato a queste risposte. E a creare e condividere ricette piene di amore ed allegria. Ed una menzione speciale per Cecilia Viganò, un’artista sa scrivere poesie con la macchina fotografica.

Gallop! Scanimation picture book

novembre 1, 2011 § 1 commento

Una mia cara amica mi ha suggerito di parlare di più di libri. Ed accolgo molto volentieri questa richiesta. Perchè, secondo me, i libri per bambini sono i mattoni della civiltà. Un gioco a cui dire sempre di sì.
In particolare voglio segnalare un tipo di libri. Una tecnica vecchia. Datata anni ’60-’80. Gli Scanimation books. Rufus Butler Seder (che mi sembra di aver capito sia un guru della materia) ne ha lanciati un’intera serie. C’è Gallop! con gli animali che corrono. Waddle con gli uccelli che camminano. La favola del mago di Oz. Anche Star wars. Le immagini si muovono e si animano con lo sfogliare delle pagine. Così il cavallo galoppa sul serio. Il pinguino cammina. La casa vola nel cielo. Insieme alle immagini, anche grandi parole colorate. Una breve storia o una rima. Le immagini sono in bianco e nero. Le pagine di cartone. Adattissimi sia ai grandi. Sia ai piccolissimi.

Della serie role model – Claudia Porta, mamma, blogger, yogi, educatrice Montessori ed autrice anche del (nuovissimo) libro: “La mia mamma sta con me”.

ottobre 3, 2011 § 3 commenti

Nelle ultime settimane il mio lavoro è intenso. Come prima della maternità. Esco la mattina verso le otto e mezza. E torno dodici ore dopo. Spesso la sera, se non trovo l’ascensore già pronto nell’androne, salgo a piedi. Cinque piani. I due minuti che servono all’ascensore per arrivare a terra, a quel punto, sono un’attesa piuttosto insopportabile. E mentre salgo i gradini, mi chiedo se avrei mai il coraggio di trovare un’alternativa. O almeno di cercarla.
Claudia Porta, su una delle alternative, ha scritto un libro. Che ha come titolo una promessa. Anzi due. “La mia mamma sta con me – conciliare famiglia e lavoro grazie ad Internet”. Ne volevo sapere di più.
E come accade nel mondo dorato delle blogger. Claudia mi ha immediatamente risposto, accettando di parlare di questa sua (non ultima) avventura.
Cara Claudia, raccontaci il tuo nuovo libro. Un manuale di istruzioni all’uso o un romanzo sulla tua esperienza?
Un manuale basato sulla mia esperienza.
Attraverso i commenti dei lettori del tuo blog, hai scelto un titolo ambizioso. “La mia mamma sta con me”. Ma lavorare da casa permette davvero di passare più tempo con i propri bambini? O si rischia di risultare ancora più assenti?
Assolutamente no. Si rischia però di dormire molto, molto poco…
E come si fa senza macchinetta del caffè e colleghi a non sentirsi soli?
Soli? Un weekend DA SOLA è il mio sogno più grande! Credo sia anche una questione di carattere. Io sono un tipo solitario e lavoro bene in autonomia.

Per quanto riguarda la macchinetta del caffè, beh, quella si può avere anche a casa!
La tua è la storia di una famiglia determinata nel costruirsi una vita serena. Dove avete trovato il coraggio di essere felici?
Dalla disperazione. La nostra “fuga dalla città” è avvenuta in un momento di depressione profonda in cui “scappare” mi sembrava l’unica soluzione. Non sono certo i presupposti ideali per iniziare ma, come si dice, quando si è toccato il fondo si può solo risalire…
In molti ti scrivono per ricevere consigli per promuovere il proprio blog. Quali sono le tue 3 regole d’oro?
Onestà, trasparenza e originalità.
E per chi vuole avviare un’attività commerciale su Internet, qual è il consiglio numero uno da seguire?
Valutare realisticamente le proprie competenze e soprattutto decidere se si è pronti a lavorare da soli.
Qualche curiosità sul tuo libro. Quante pagine e parole hai messo insieme?
163 pagine. Circa 51 mila parole.
Il tuo capitolo preferito?
“Essere mamme: una marcia in più”
E una pagina bianca che proprio non voleva riempirsi di inchiostro?
Nessuna. Questo libro nasce dalle numerose richieste delle mie lettrici. Loro mi hanno fornito tutto il materiale di base dal quale ho poi sviluppato i vari argomenti.
A chi lo hai dedicato?
A mia madre “che mi ha insegnato, attraverso l’esempio, che nella vita tutto è possibile”.
Prova a scrivere la recensione che vorresti leggere…
“Il libro che mi ha aiutata a ricominciare da me dopo la maternità”
E quella che proprio non ti auguri…
“Un libro che non mi è stato utile”
Se fosse un asana?
L’albero. Una delle mie posizioni d’equilibrio preferite.
Claudia, grazie mille per il tempo che hai dedicato a maternityleave e questa intervista. In bocca al lupo per tutti i tuoi progetti!

Il cervello delle mamme – come la maternità ti rende più brillante di Katherine Ellison

giugno 4, 2011 § Lascia un commento

Katherine Ellison, autrice del libro “Il cervello delle mamme”, ha vinto un Premio Pulitzer come reporter d’inchiesta. Nel prima pagina, del primo capitolo di questo libro racconta che la paura di “cedere il mio cervello, in cambio del bambino” le aveva impedito di avere figli, fino al momento in cui aveva quasi perso la possibilità di procrearli. Certo erano gli anni novanta (tempi difficili, basta pensare alla moda del tempo!). Certo erano gli USA (paese difficile, in generale).
Ma ho sentito un ampio divario tra me e lei. Ho pensato di trovarmi davanti ad una di quelle donne, che, ogni tanto, mi capita di ascoltare in conferenze
sul tema “Donne e leadership”. Donne che mi sembrano sempre in ansia da corsa anche quando sono già ben arrivate. Donne che dicono di voler sostenere la professionalità delle altre donne, e poi si lamentano perchè la legge permette alle loro sottoposte cinque mesi di maternità. Donne che appozzano le donne, più e peggio degli uomini.
Insomma, ho pensato: “Ma perchè l’ho comprato? 17 euro buttati…”
Proseguendo la lettura le mie impressioni non sono evolute diversamente. Troppa ansia nel difendere le mamme, quasi come se sotto sotto si pensasse che siano colpevoli sul serio. Troppi esperimenti sul cervello delle mamme ratto per dimostrare se sia davvero vera l’equazione gravidanza=rimbambimento. Che poi, a me, l’idea di rimbambirmi, tornare, cioè, bambina. Con quello stupore. Con quel entusiasmo. Con quella magica fantasia. Sembra un aspetto molto positivo della maternità.
Comunque. Se avete notato che durante la gravidanza le vostre capacità mentali (concentrazione, memoria, attenzione, ecc) sono un po’ diminuite. Ed avete il timore che questo possa durare per sempre.
O se volete convincere il vostro capo sul perchè, rientrate dalla maternità, vi meritate una promozione.
Leggete questo testo.
Scoprirete che la maternità rende più intelligenti (e su questo devo dire che sono totalmente, assolutamente e pienamente d’accordo con Katherine!)
Più percettive. Nel senso dei sensi. Con maggiore udito. Olfatto più sensibile. Una vista più ampia.
Più efficienti.
Con maggiore capacità di recupero e di apprendimento. Un cervello espanso per poter apprendere il compito più importante del mondo, accudire una nuova vita, in un tempo brevissimo.
Più motivate e responsabili.
Più coraggiose.
Più empatiche e con maggior autocontrollo.
Più capaci nel tessere nuove e positive relazioni sociali e più diplomatiche nelle situazioni di scontro.

Tutto scientificamente documentato.

Imparare a leggere a tre anni

aprile 26, 2011 § 5 commenti

Una mia carissima amica, nonchè mamma di riferimento nella prospettiva dell’educazione, mi ha prestato il libro di Glenn Doman “Imparare a leggere a tre anni”. Sottotitolo: i bambini possono, vogliono, debbono imparare a leggere. Premetto immediatamente che quando mi scrisse che stava leggendo questo libro, ne era entusiasta ed avrebbe presto iniziato ad insegnare al suo bimbo più piccolo a leggere, la mia prima reazione è stata “Oh povero bambino!” seguito da “Poi in prima elementare si annoierà!?”. E così è stata anche la reazione di Valeria, quando ieri le ho raccontato che stavo leggendo questo libro, ne ero entusiasta ed avrei presto iniziato ad insegnare Filippo a leggere. “Perchè bruciare le tappe?!” e tra le righe “Perchè forzare un bambino a diventare un piccolo Einstein?”.
Ovviamente sia la mia cara amica sia io abbiamo prontamente risposto con tutti gli argomenti offerti da Doman per rispondere a questi dubbi ed interrogativi.
Ma forse la vera risposta potrebbe essere: perchè imparare a parlare SI, ed imparare a leggere NO? e ancora, ma perchè leggere è peccato? non è divertente? Leggere non è un gioco? Cosa c’è di sbagliato ad insegnare un gioco in più? Forse è la copertina del libro che è un po’ fuorviante….in effetti non immagino che Filippo legga a 3 anni il Financial Time…piuttosto un Topolino…
Ho cercato un po’ nel web
ed ho trovato molto interessante il dibattito-approfondimento nato dal post del blog di equAzioni sullo stesso argomento.
Per me il punto è offrire ai bambini delle chiavi per aprire delle porte. Possibilità. Se poi, vorranno leggere, praticare uno sport o parlare in inglese, lo faranno. Altrimenti, pace.
Dal mio punto di vista, i contro non nascono mai dall’insegnare, dal proporre, ma dall’ostinarsi a fargli imparare e peggio dal desiderio di vederli eccellere.
Quando ero piccola la mia mamma ha voluto insegnarmi a suonare il pianoforte. Mi ha comprato un pianoforte. Ha trovato un’insegnante. Ma devo ammettere, che non mi ha mai chiesto o tantomeno costretta a fare gli esercizi (che puntualmente non facevo perchè pigra e perchè timida e timorosa che tutto il palazzo conoscesse i miei errori..). Certo, non sono diventata una pianista. Invero, non ho imparato a suonare granchè bene, ma con un po’ di riscaldamento, qualcosa dal pianoforte la tiro fuori. E ne sono contenta. E’ un pezzetto in più di me. E devo dire che mi piacerebbe averne ancora altri. 

Qui di seguito troverete una sintesi del metodo, nel caso siate interessati o curiosi. Il periodo migliore per iniziare è due anni. Ma con alcune modifiche si può iniziare prima (nel libro scrive otto mesi).
Quindi se siete in maternity leave del “secondo” oppure avete preso una lunga aspettativa…

Subito, vi riporto le due considerazioni che mi sono piaciti di più.
Numero 1: l’entusiamo (dell’insegnante) migliora e velocizza l’apprendimento. Inizialmente, Doman e gli altri ricercatori avevano conferito maggior credito e possibilità di successo a quello che avevano identificato come il gruppo delle mamme “intellettuali”, più istruite e sofisticate nel linguaggio.
E’ stato scoperto in seguito, che, invero, era il gruppo delle mamme-entusiaste, quelle che reagivano con tono energico, allegro e positivamente meravigliato ai progressi dei bambini ad aver maggior successo.
Insomma, un energico “WOW fantastico, Filippo è un campione!!!” è più efficace di un posato “Bravissimo Filippo, ben fatto!”. Lettura o no, credo si possa applicare a tutte le conquiste dei nostri piccoletti.
Numero 2: smettere prima che il bambino si sia annoiato. Come genitore, mi sono sentita molto gratificata dalle parole che l’autore spende sulla potenza dell’intuito e della determinazione materna/paterna. Tra le altre qualità, Doman spiega che un genitore riconosce la stanchezza-noia del suo bambino, prima che si manifesti. E consiglia di affidarsi a questo istinto per chiudere le sessioni qualche attimo prima che il bambino lo voglia.

Spiegazione del metodo Doman (potrebbe esserci qualche imprecisione perchè non ho il libro con me in questo momento. L’ho prestato a nonnodifilippo a cui ho proposto di fare da insegnante…).

Cosa serve: cartoncino bianco, lettere adesive di grandi dimensioni rosse e nere oppure pennarelli rosso e nero per disegnarle oppure lettere stampate da incollare (basta usare Word e un carattere ben definito come Arial o Antique Olive ecc.)
Le prime parole da insegnare sono mamma e papà. Saranno scritte con caratteri molto grandi rossi su un cartoncino di dimensioni 20X60 cm circa.
Poi si insegnano le parole relative all’io del bambino, ovvero le parti del corpo: dito, naso, orecchio ecc.
Si insegnano prima tutte le parole con 4 lettere, poi quelle con 5 e così via.
Poi si passa alle parole relative alla famiglia (sorella, fratello, zio..)
Quindi le azioni (giocare, mangiare, ecc)
Le prime frasi (Io sono Filippo. Tu chi sei?)
Poi si sceglie un libro con massimo 250 parole. Si insegnano tutte le parole del libro. Per poi passare alla lettura del libro.
Solo alla fine, si insegnerà l’alfabeto. Poichè le lettere dell’alfabeto sono “astratte”, infatti, impararle è più difficile. Invece, risulta più semplice imparare dei “segni” che corrispondono a persone od oggetti concreti e vicini al quotidiano del bambino.

Tempo: circa 20-25 minuti al giorno, suddivisi in 4/5 sessioni da 4/5 minuti

Dove: in qualsiasi luogo tranquillo. Un angolo della casa con poche “distrazioni” come giocattoli, quadri, televisioni/radio accese ecc.

Come si fa: con gioia, divertimento e senza alcuna ansia da prestazione. Qualsiasi risultato si ottenga, anche una sola parola, sarà comunque un regalo. Se il bambino non imparerà nulla, avrà comunque passato 5 minuti di piacevole gioco. Questo è lo spirito. Nessuna gara, nessuno spettacolino da circo…

La prima parola da insegnare è mamma. Si mostra al bambino il cartellone dicendo: “Questa parola significa mamma”. Si permette al bambino di osservarla qualche secondo. Poi si mette via. E si gioca allegramente con il bambino 2-3 minuti. Poi si riprende il cartellone e si mostra nuovamente. Fine della sessione. La stessa sequenza viene ripetuta durante la giornata.
Dopo qualche giorno, si prova a verificare se il bambino ha imparato. Alla terza seduta della giornata, si mostra il cartello e si chiede: “Cosa significa questa parola?”. Si aspettano 10 secondi. Se il bambino risponde “Mamma” si fa una gran festa.
Se il bambino non risponde correttamente, senza alcun tono deluso, si diceQuesta parola significa mamma”. E si riprova più in là.

Quando il bambino ha imparato una parola, si passa alla successiva. E quando ne ha imparate due, con lo stesso metodo si verifica se le distingue. E così via.

Per i bambini più piccoli: se il bambino ancora non parla, per verificare se il bambino ha imparato basta chiedergli di “indicare” la risposta. Per esempio, Filippo non dice mamma, ma se io gli dico mamma lui “manda i baci”. Quindi, immagino che se imparerà la parola mamma, nel vederla e riconoscerla forse potrebbe fare lo stesso.

Altri post sui libri di Glenn Doman: da genitori crescono, dal sito del moige
Link al sito dell’Istituto per il Raggiungimento del potenziale umano Europa Onlus (NB. Glenn Doman è un medico neurologo. Il suo lavoro si è focalizzato sui bambini con lesioni celebrali.
L’Istituto è dedicato a questo tema)
Wikipedia

Come rendere felice un bambino nel primo anno di vita

febbraio 21, 2011 § 2 commenti

Ero in farmacia. Io adoro le farmacie, sono piene di cose interessanti. Quella farmacia poi, è la mia preferita. Su due piani. Con una fila ad hoc per i prodotti omeopatici. E uno scaffale-libreria. Non ho potuto resistere a questo titolo: “Come rendere felice un bambino nel primo anno di vita”. Altrimenti, le mie generose ansie da prestazione di neomamma, avrebbero urlato: “Comeee! Non lo vuoi rendere felice?!?!”.
Ma devo ammettere che sono stati 10 euro ben spesi (9 su amazon.it).
Nessia Laniado ha scritto una lista lunghissima di libri su bambini, pancie &Co. “Come rendere…” pubblicato nel 2004 (e, credo, recentemente, riproposto con il nuovo titolo “Bebè felici”) ha uno stile conciso, contenuti ben approfonditi ed indicazioni
molto pratiche. L’ho letto. E l’ho distrattamente lasciato sul tavolo da caffè davanti al divano, per invitare alla lettura, chi passasse di lì (suocera, genitori, baby sitter &Co…a mio marito invece ho fatto l’executive summary, tanto per essere sicura…)
Tutto inizia da un proverbio: digli cento volte al giorno che lo ami. Poi il libro si articola in 9 capitoli.
Nel primo capitolo si spiega la psicologia del bambino nel primo anno di vita. Il suo modo di capire come vuole stare al mondo, che poi è specchio degli stimoli che riceve dal genitore. Un esempio che mi ha colpito molto riguarda quelle che gli studiosi citati dall’autrice chiamano: ”9 domande esistenziali”, a cui il neonato cerca risposta durante i suoi primi 12 mesi di vita, e le “ingiunzioni” negative, che il genitore, spesso in modo inconsapevole, trasmette al bambino.
Le mie corde hanno vibrato in particolare alla domanda ”Posso permettermi di esprimere sinceramente i miei sentimenti?” (“Sì piccolino hai ragione a piangere, hai fame e non lo sai se questa signora che hai davanti si deciderà anche questa volta a darti la sua tetta” vs. “No, non piangere! Hai fame? Che ingordo!”) e l’ingiunzione: “Non esistere” (Stai buono, fai piano, non urlare…). E pensando a me, al mio percorso, ai miei ricordi, spero proprio che Filippo cresca con la “spudoratezza”di affermarsi, di desiderare e chiedere, che io tiro fuori con tanta fatica.
Il secondo capitolo parla dell’importanza delle ninne nanne. Propone anche un elenco delle musiche più adatte in gravidanza. Tra le altre, di Mozart Quartetto per archi in re minore (K421)Concerto per pianoforte e orchestra n.21 in do maggiore (k467), di Vivaldi, Concerto in la minore per violoncello, archi e cembalo, di Debussy Sonata n14 in do diesis minore op.27 n2. Chiaro di Luna.
Il terzo capitolo si concentra sul tema del sonno del bambino e quello successivo sul pianto, con un paragrafo sulle coliche del secondo mese.
Quattro pagine sono poi dedicate all’importanza della risata e le tappe del sorriso.
Il titolo del capitolo numero 6 è “Che cosa ha in testa un bambino“. Nessia Laniado cita Brazelton per spiegare l’importanza degli stimoli per lo sviluppo neurologico del bambino e Feuerstein per spiegare come interagire con il bambino per favorire questo sviluppo.
Lezione numero 1: offrire uno stimolo “vivo” e partecipe. Non solo proporgli una figura, un colore, un suono, ma soprattutto, guardandolo, catturando la sua attenzione ed aiutandolo a selezionare lo stimolo che preferisce.
Lezione numero 2: ripetere, ripetere, ripetere.
Lezione numero 3: divertirsi. Magari dedicargli solo 30 minuti, ma farlo con una partecipazione davvero entusiasta. Il bambino lo percepisce e l’emozione intensa gli permette di assimilare e ricordare meglio.
Da pagina 89 a pagina 98 si approfondisce il tema del massaggio infantile, inclusa una descrizione dettagliata di come massaggiare un neonato. Secondo l’autrice, la sequenza più opportuna da seguire è: testa, viso e collo, braccia, petto, addome, gambe (parte anteriore), dorso, sederino, gambe (parte posteriore). Poi, conclusione: lunghe carezze unificanti per tutto i corpo dalla testa alla punta dei piedini.
Il capitolo 8 fornisce indicazioni pratiche per aiutare il bambino ad esercitare la parola. A dire mamma. A pronunciare alcune lettere. Consiglia l’uso di molte filastrocche. La mia preferita è:
Dice il pollice “Che fame!”
Porta l’indice un salame,
però il medio e l’anulare
non lo vogliono affettare.
Lesto, lesto mignolino
scappa via col salamino!

Per insegnare nuove parole suggerisce di offrire sempre delle alternative, indicando chiaramente a cosa ci riferiamo. Per esempio tenendo in mano due pupazzi: “Vuoi l’orsetto o il coniglio?” Oppure riferendosi ad esperienze passate: “Vuoi andare al mare dove abbiamo giocato con la sabbia o al parco dove siamo andati sull’altalena?”
L’ultimo capitolo è dedicato alla paura dell’abbandono che può comparire tra i 6 e i 12 mesi. Il bambino, prima socievole e sorridente con tutti, diventa diffidente. Vuole stare solo con i genitori o chi conosce molto bene. Noi, con Filippo, non ci siamo ancora arrivati. Tra i vari consigli, però ciò che mi è piaciuto di più è una citazione di Confucio: “Il distacco è come strappare una radice. Se la radice è profonda non muore.”
Se gli verrà l’ansia da separazione, per lo meno, sarà perchè ci vuole anche lui bene.

Fate la nanna

gennaio 15, 2011 § Lascia un commento

Da qualche giorno, Filippo si sveglia di notte e non ne vuole sapere di riaddormentarsi. Così, ho ripreso dalla libreria questo libro, comprato qualche tempo fa. Ce ne avevano parlato diversi amici. E lo avevamo letto sia io sia mio marito. Perché è un libro svelto, di quelli che in massimo due giorni li hai finiti. Di quelli che memorizzi in fretta i messaggi chiave. Ne ero rimasta entusiasta e avevo deciso che sarei diventata sua fedele discepola. Poi, invece, quando Filippo si è trasformato da rumore nella pancia a un bimbo in carne ed ossa, me ne siamo un po’ allontanata. Soprattutto, mi sembrava difficile collegare faccia d’angelo con il mostro di bambino che l’autore a volte descrive.

Un essere sadico e senza scrupoli, capace di fingere spasmi e vomito pur di essere tenuto in braccio. Ora, dopo notti interrotte ed infinite passeggiate con 8kg in braccio, ho deciso di provare a riconsiderarlo.
Il libro si divide in 7 capitoli.
Messaggio chiave del capitolo 1: non c’entrano le coliche, non c’entrano i denti, non è viziato, se non dorme, è perché non sa dormire.
Capitolo 2: Si impara a dormire. Si insegna ad addormentarsi. Per farlo è necessario creare una routine ripetitiva, sempre uguale, che rassicuri il bambino (esempio bagnetto, pappa, favola, lettino, orsacchiotto), eliminando qualsiasi intervento adulto (cullare, dare da mangiare, cantare, ecc.). Bisogna rispettare gli orari (le 20-20.30 sono il momento giusto per farlo addormentare). Ed essere sicuri e tranquilli. Sicuri che per lui addormentarsi nel suo letto, senza alcun nostro aiuto sia la cosa giusta. Tranquilli che non ne soffrirà, ne sarà triste, bensì felice (e ne sarete felici anche voi). Questo è il mantra che cerco di ripetermi. Ma, la verità, è che per me lasciarlo addormentare da solo nel suo lettino è proprio triste.
Il capitolo 3 ripete e spiega più diffusamente il concetto espresso nel capitolo 2. E io penso solo che non funzionerà mai. Ecco perché insistono tanto sul punto della sicurezza.
Il capitolo 4 è dedicato alla rieducazione al sonno, ovvero, come fare se il bambino a imparato qualcosa di diverso da “mi metto a letto e dormo da solo”. La rieducazione consiste nell’insistere con la stessa strategia (routine, non assistenza al sonno, orari) con ancora maggiore sicurezza. Tanto, per esempio, da scegliere noi quale orsacchiotto deve dormire con lui, perché siamo noi che dettiamo le regole. In questo capitolo entra in scena la famosa tabellina dei tempi. Infatti, se il bambino, una volta lasciato solo, inizia a piangere, si può intervenire, rientrando nella stanza e dandogli qualche parola di conforto (solo parole!). Giorno per giorno, a seconda del numero di “ritorni”, gli autori spiegano, nella tabellina dei tempi, quanto a lungo bisogna attendere , prima di entrare. Il primo giorno, alla terza volta, si deve attendere 5 minuti. 5 minuti di pianto inconsolato e poi solo un “non ti preoccupare”. Ecco perché questo libro lo avevo accantonato!
Nel capitolo 5 si affronta la questione degli orari (quante ore deve dormire, come farlo dormire di più la domenica mattina ecc.) Il Capitolo 6 tratta casi particolari (bruxismo, sonnambulismo, ecc) il 7 riporta le domande (e le risposte) frequenti, tipo “come faccio a sapere che non sono coliche?”
Non resta che decidere se è peggio svegliarsi nel cuore della notte o fare i conti al cronometro con la tabellina dei tempi.

Il linguaggio segreto dei neonati: cosa ho imparato

gennaio 10, 2011 § Lascia un commento

Durante le mie ultime settimane di gravidanza, ho cambiato il tema delle mie ricerche su internet da: “cosa succede nella settimana X di gravidanza” a “manuali per educare il neonato”. Nei vari forum, parlavano spesso di un libro scritto dalla “donna che sussurra ai bambini”. Il linguaggio segreto dei neonati è quel libro e Tracy Hogg è la donna che sussurra ai bambini.

Il libro si articola in nove capitoli più introduzione ed epilogo.
L’introduzione è un lungo raccontarsi dell’autrice e della sua storia, di tutti i suoi successi e le sue virtù. Francamente, per queste pagine ho applicato il sistema della lettura veloce (ie. qualche riga l’ho letta, qualche riga no). Io, come mamma alle prime armi, mi sentivo già un’inetta. Leggere dei suoi fenomenali poteri non mi faceva sentire meglio.
Capitolo 1: Il primo imperativo è rispettare il proprio bambino come individuo,

parlargli per spiegargli cosa succede, dove si trova, cosa stiamo facendo con lui. Il secondo è imparare a conoscerlo. La Hogg ha individuato 4 tipologie di bambino (da manuale, sensibile, vivace, scontroso) con comportamenti ed esigenze diverse e propone un test in 20 domande per capire quale tipologia di bambino ci siamo portate a casa. E di conseguenza cosa ci aspetta. Io non ho ancora capito se Filippo è “da manuale” o “sensibile”. Certo, l’idea del test aiuta a soffermarsi sui comportamenti del proprio bambino e conoscerlo meglio. Comunque, fino a qui un po’ banale.
Capitolo 2: il metodo “Easy”. Secondo me, il suggerimento più utile del libro. L’autrice suggerisce di costruire per il nostro bambino una routine ben strutturata, suddividendo la sua giornata in cicli ripetitivi. Ogni ciclo è composto da quattro fasi: Eat mangiare. Activity giocare, guardare fuori dalla finestra, scalciare sul fasciatoio. Sleep, dormire. Y come You ovvero tempo per la mamma per riposare, svagarsi e pensare un po’ a sè. A me, questa suddivisione in cicli ripetitivi, è stata molto utile: senza mi sembrava di rincorrere tutto il giorno le sue esigenze e non poter organizzare il mio tempo per far nulla. Tuttavia, l’ho interpretata un po’ a modo mio. Per esempio, cambiandone l’ordine prima giocare, poi mangiare, poi dormire.
Capitolo 3: ascoltare il bambino e riconoscere i suoi diversi pianti. Primo imperativo, fermarsi ad ascoltare il pianto del bambino come il suo cosciente linguaggio, piuttosto che disperato urlo di dolore. Poi, l’interpretazione. E per questo, si propongono quasi 30 pagine di vademecum per identificare i diversi pianti del bambino, da “Ha fame” a “Ha caldo”. Affascinante. Ma complicatissimo, per me. Come un manuale d’uso di uno smart phone troppo smart.
I 4 capitoli che seguono raccontano nel dettaglio ognuna delle fasi del metodo Easy.
Per quando riguarda il mangiare, l’autrice sostiene una saggia via di mezzo tra l’allattamento a orario e l’allattamento a richiesta: ovvero suggerisce di fissare degli orari elastici, un intervallo di 30 minuti entro il quale nutrire il bambino, permettendogli di dormire un po’ di più se necessario, senza però lasciarci per tutto il giorno in attesa delle sue esigenze. E tanto meno senza attaccarlo alla tetta ad ogni vagito. Io l’ho fatto, ed ha funzionato benissimo sia per Filippo, sia per me.
Nel capitolo sulle attività, si propongono in modo lucido ed equilibrato, giochi e stimoli a seconda delle abilità del bambino: quando sa afferrare gli oggetti, quando sa gattonare ecc. Si descrive nel dettaglio come fare il bagnetto, come fare un massaggio rilassante. Anche queste pagine le ho trovate molto utili. Per esempio, l’idea di disegnare, come giocattolo della culla, dei cartoncini a righe bianche e nere, che agli occhi del neonato appaiono in movimento, perché la sua retina non è ancora fissata.
Per dormire, anche qui, si propone una via di mezzo, tra il “crudele” metodo Ferber, noto in italiana come metodo spagnolo e il californiano co-sleeping. In estrema sintesi, mettere a letto il bambino per insegnarli a dormire da solo, ma tirarlo su e consolarlo ogni volta che si mette a piagere. Ho provato. Alla 40esima volta che tiravo su un Filippo sempre più innervosito, mi son detta che era molto, molto più facile e pacifico cullarlo camminando. Un fallimento.
You. La lettera migliore. Pensa a te stessa. Avevo letto tante volte, su più libri di quanto fosse importante mettere da parte le lavatrici, i pannolini ed il bambino e prendersi un po’ di tempo per se. Ma pensavo: “a me non servirà”. “Che sarà mai!”, “a me le lavatrici non sono mai interessate, figurati quando avrò un figlio”. Bhe…ho cambiato idea. Su tutto. A dimostrazione di quale super donna ero, volevo fare tutto io. Anche il bucato a mano. Per fortuna mi hanno fermato. Non ho dormito tutti i giorni dalle 14 alle 17 come suggerisce la Hogg, ma mi sono concessa manicure, pedicure e una passeggiata da sola per un gelato una volta a settimana.
Nel capitolo 8 si parla di casi particolari: gemelli, prematuri, adozioni. Non era il mio caso e ho saltato il capitolo.
Nel capitolo 9 la ricetta per correggere le cattive abitudini. Un’analisi ABC degna delle migliori società di consulenza strategica: identificazione dell’Antefatto che ha causato un comportamento errato nel Bambino e la relativa Conseguenza. Un lungo elenco di casi possibili e suggerimenti per risolverli. La promessa che in 3 giorni si correggere di tutto. Francamente, un po’ banale e semplicistico.
Epilogo. Brevissimo. Ultime raccomandazioni: divertirsi ed avere fiducia in se stessi.
Il consiglio migliore di tutti.
Non mi rimane che cercare su internet “manuale di autostima”.

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