Ritorno al futuro

febbraio 10, 2012 § 9 commenti

Da qualche settimana, Filippo ha ricevuto un regalo. Speciale. I 16 animali di Enzo Mari. Un gioco che un amico del mio papà mi ha regalato tantissimi anni fa’. E che mia mamma ha conservato. Un compagno di infiniti pomeriggi. Ed oggi, una porta sul tempo. Perché mentre sono lì. A giocarci con Filippo. Torno indietro nel tempo. Ed in un attimo. Sono nella mia camera. Sul mio tappeto. Ed ho cinque anni. Così è stato un regalo per lui. Ma anche un enorme regalo per me. Ed allora mi sono chiesta. Qual è il giocattolo da portare nel futuro dei nostri bambini? Una fonte di fantasia senza limiti, di cui magari interromperanno la produzione. Un gioco bellissimo, oggi e domani. Semplicemente, il suo pezzetto d’infanzia preferito. Insomma, un giocattolo da regalare per oggi e conservare per domani. Per raccogliere qualche idea. Ho pensato ad una piccola indagine. Tra alcune delle mie blogger preferite. Ecco chi sono e che cosa mi hanno suggerito.

Alice e Marta, proprietarie del concept store di design per bambini Yellow Basket. Sono state le prime a rispondermi. Quasi me le immagino pronunciarla all’unisono. La macchinina di Sirch con rimorchio! E poi un libro meraviglioso. L’ABC di Munari edito da Corraini. Un gioco magico. Per imparare a scrivere le lettere. A leggere. Ma soprattutto, ad inventare. Forme. Architetture. Un nuovo alfabeto. 

Rosa, autrice del blog My afternoon project. Questo blog è una specie di medicina per me. Una pillola di charme, con cui tirarmi sù di morale quando intorno sembra tutto sciapo. Sognante. Ed al tempo stesso quotidiano e concreto. E con la stessa concretezza, Rosa ha proposto un’ottima soluzione. Una versione moderna ed economica del progetto di Enzo Mari. Per rinnovare la tradizione di incastrare la giugla, senza accendere un mutuo.  Il puzzle di animali di Città del Sole.

Vmnp. Ovvero Valentina di Design per bambini. Della mia (enorme!) ammirazione per Design per bambini abbiamo già parlato. Ed anche questa volta non mi ha deluso. Il suo suggerimento è doppio. E sposa la bellezza con la potenzialità dell’investimento. Attraverso i giochi di legno di Ikea. “Diventeranno sicuramente pezzi da collezionisti“. E macchine e camion in legno di  Thorsten Van Elten. “In legno massello. Davvero difficili da rompere. Davvero belli!”

Rossella, autrice del blog Emporio74. Il suo post sulle tavole di Natale è tra i pop post di questo blog. E il suo contributo sull’argomento troverà papadifilippo pienamente d’accordo. Ecco le sue parole. “Se penso a quanti bellissimi giochi ho dato via, nella mia fase adolescenziale, per liberare spazio in camera, mi mangio le mani. Parlo di quei giochi che poi sono diventati veri e propri oggetti da collezione, delle rarita’ come la maglieria magica o il dolce forno Harbert. Per non parlare delle Barbie anni ’80, che avevano una fisionomia completamente diversa da quelle attuali. Insomma, su questo argomento ho un po’ di rimpianti per cui ho deciso che conservero’ molti dei giocattoli del nano anche se lui un giorno vorra’ disfarsene. Mia suocera ad esempio, aveva conservato, nei fustoni Dixan (sempre quelli anni ’80) tutte le macchinine dei suoi due maschietti. Ora con le automobiline che erano del papa’ (e dello zio) ci gioca il nano. Hanno quindi per lui un valore affettivo inestimabile ed alcune sono reperibili solo nei negozi di modellismo, riproduzioni di automobili come la 127 e la 124 della Fiat, la Renault 4 e le vecchie Lamborghini e Alfetta. Penso che anch’io conservero’ tutte le automobiline. Compresa l’intera collezioni di quelle di “Cars”, le simpatiche e colorate automobiline parlanti e i pupazzi di “Toy Story” (un po’ come quello di E.T., che e’ introvabile). Adoro Woody, il cowboy vecchio stile e il suo “There’s a snake in my boot!” quando tiri la cordicella. Per non parlare del tenerissimo unicorno Buttercup e del maldestro Buzz Lightyear

Arianna, o meglio Akari del “Mercatino dei piccoli (di cui segnalo un Temporary shop, aperto solo a Febbraio, che vale proprio una (lunga) navigata). Akari ha cercato tra le tante cose. E tra i suoi ricordi. E consiglia di giocare oggi e lasciare un posto in cantina domani per “…un libro, uno di quelli belli, uno di Munari per esempio Più e Meno. Perché? Perché i libri non passano mai di moda, lavorano sulla fantasia, ci fanno compagnia. Tanti dei miei di quando ero piccola e non solo sono arrivati ai miei figli, ed anche mio marito ha conservato dei libri di quando era bambino. E’ una gioia condividerli con i nostri bambini ora. Unica nota: vanno guardati a vista, non so i vostri ma i miei figli hanno l’abilità di distruggere tutto. (Anche il mio!)  Un giocattolo di legno. Ma non uno qualsiasi. Delle costruzioni. Tra quelli che ho trovato in rete, che mi hanno veramente entusiasmato e che mi farei regalare – visti i prezzi – segnalo: Tegu (si! piacciono tantissimo anche a me!), i cuboro e le Playshapes dei Miller Goodman. Perché? Perché le costruzioni sono intramontabili, creative, stimolanti, puoi inventarti cose sempre diverse e bellissime e divertirti per ore e ore e ore…Di legno. Perché è un materiale “vivo” naturale, ecologico (che oggi fa tanto bene essere ecologici). Mi piace il suo colore neutro che ancora una volta aiuta la fantasia senza vincoli e costrizioni, solo creatività”

Annalisa, di Mannalisa vuole fare troppe cose. Il suggerimento di Annalisa è facile. Come tutto ciò che è profondamente giusto. Annalisa propone di conservare i lego. Che i bambini “…con questi incastri e la fantasia non si stancano mai…”. E’ un suggerimento che mi piace tanto. E chissà che patina vintage vedrò sui colori dei nostri lego quando li tirerò fuori dalla cantina nel 2042.

Alessandra Caprini, di Design your life. Alessandra è una stylist. Ed una ricercatrice. Di bello. Dell’originale. E dell’utile. E’ diventata mamma da pochissimo. E’ una sostenitrice del metodo montessori. Ed il suo suggerimento è: “Io scelgo i REGOLI!!! Perchè? Perchè sono un gioco-esercizio intramontabile… perchè sono colorati (e si sà quanto i colori piacciano ai bambini!!!) e, cosa da non sottovalutare, sono economici… e poi molti di noi già li avranno in cantina o in soffitta… basta rispolverlarli!! E poi perchè ci si può giocare come si fa con la lego, ci si impara a riconoscere i colori e a contare, a costruire le più svariate figure geometriche, a fare somme e sottrazioni… insomma, gioco e momento educativo insieme… cosa si può volere di più?”

A questo punto non mi rimane che iniziare a giocare. Con questi giochi meravigliosi. E costruire ricordi. Da conservare in cantina. Ma soprattutto nel cuore. E voi quale gioco porterete nel futuro?

ps. sette volte grazie alle fantastiche blogger, che hanno dato vita a questo post.

Della serie role model: intervista doppia a Chiara Cecilia Santamaria e Jolanda Restano

dicembre 8, 2011 § 7 commenti

Questa volte le “role model” sono due. Prese a coppia. Perchè Chiara Cecilia Santamaria, anche conosciuta come Wonderland, autrice del libro “Quello che le mamme non dicono” e del blog Ma che davvero?, mamma di Porpi. E Jolanda Restano, fondatrice di Filastrocche.it, mammacheblog, mammacheclub, blogmamma, fattore mamma e Jopweb. Si sono messe in affari insieme.

 

 Ed hanno creato Mums up – a prova di mamma. Un luogo dove recensire i prodotti per bambini, genitori e via dicendo. Trovare il parere spassionato della vicina di web che ha già provato quello che vorremmo comprare e può spiegarne il bene e il male. Un’idea utile e pratica. Come lo spirito che anima le mamme (ed anche i papà. Ma soprattutto le mamme!). Ecco come ci sono arrivate.

 Un po’ su di voi e su come vi siete conosciute:

 

Descrivila in una frase

Jolanda: Chiara è frizzante, chic, gggggiovane.

Chiara: Jolanda è in gamba, spontanea e molto diplomatica.

 Come e quando vi siete conosciute?

Jolanda: la prima volta che ho visto Chiara di persona è stato al MAM, un evento che FattoreMamma ha organizzato al Sole24Ore nel 2009. Non appena l’ho vista sul palco a parlare del suo blog “Ma che davvero?”, ho capito che avrebbe fatto strada!

Chiara: al MAM. Io sono rimasta colpita dall’organizzazione del tutto: un evento per mamme blogger insieme al Sole24Ore, pazzesco!

 Che cosa pensavi di lei, prima di conoscerla?

Jolanda: Mi chiedevo: “Chissà  chi è questa mamma che vien fin da Roma per partecipare al MAM!”. Ci eravamo sentite per telefono e già  la voce mi aveva incuriosito, non solo perchè mi piace un sacco il suo accento romano. Già dal tono si capiva che era una tipa tosta e piena di iniziativa!

Chiara: che era una specie di Guru del mommyblogging!

 E che cosa hai pensato di lei mentre le dicevi “Molto lieta”? « Leggi il seguito di questo articolo »

Dream nursery (e stanze per i giochi)- intervista a Joni Lay, designer-blogger di Lay Baby Lay

novembre 22, 2011 § 2 commenti

Qualche giorno fa’, ho pescato nella rete Lay Baby Lay. Il blog che avrei assolutamente trovare quando mi cresceva la pancia. E cercavo e ricercavo su internet, ispirazioni per arredare la stanza di Filippo.
Joni Lay è una designer. E la mamma di Vivien. Che questa settimana ha compiuto 1 anno! E, tra l’altro, crea su commissione style boards per nursery. Una style board è un collage. Di cose belle. Che stanno bene insieme. E che possono essere utilizzate come ispirazione. O come vera e propria lista della spesa. Le style boards di Joni sono originali. Piene di fantasia. Di colore. E dettagli da copiare. In effetti. Se avessi una pancia che cresce ora. Non so come potrei scegliere tra tutte queste idee.
Ho chiesto a Joni di spiegarci come creare una perfetta “dream nursery”. E le sue risposte mi sono piaciute moltissimo. Ecco la sua intervista. I suoi suggerimenti sono utili anche per una stanza di bambini più grandi. La traduzione segue, in fondo alla versione in lingua originale.

Joni, what is the best way to start? What do you choose first? The wall color…the “theme” …some furniture?

This totally depends!  When I work on the style boards for the site, I am usually inspired by a particular piece of furniture, or something I see when I am out shopping, or it may be a theme idea sent to me by a reader. When I was working on Vivi’s nursery, I just started out choosing items I truly loved and made them work together.  First was the wall color, then the rug and the dressers and the crib.  

What detail not to miss?
 
I think it’s really important to include some details in the nursery that are unique to your family, or something particular you hope to pass down to your baby.  This is something
I can’t always include in the style boards, as I can’t say what is special to each reader’s family, but I think it is what really makes a room feel custom.  For instance, in Vivi’s room, the arrangement of family photos above her changing table along with some phrases and a verse I find meaningful are unique to her.  Those faces are a part of who she is, and those words represent values I hope to pass down to her.

3 golden rules you recomend to create the perfect nursery.
 
Firstly, don’t go too “baby.”  I know a lot of people love using themes or characters, but I think it’s important to keep in mind that this baby will grow faster than you can blink, and you will also be spending a lot of time in this room.  Those first few weeks include a lot of very long nights and days, and having a calming environment that you enjoy is equally as important as having a space that baby will love. Also, if you keep this in mind, you may not mind investing a little more in furniture pieces and details that will last for years as baby grows, and it will make it easier on yourself in the long run.
Secondly, make it special to your family.  I am not able to create style boards for every request I receive, but I love seeing the variety of ideas that reflect what is important to each person or family!  For instance, in Vivi’s room, we included the family photos, a quote from “the Chronicles of Narnia,” which I read to her often when she was really tiny and had the patience to listen, plenty of room for books to read, and we plan to add a few more things this year to encourage her creativity, such as a chalkboard and play kitchen.
Third, take your time.  I think that is what I enjoyed most when planning Vivi’s nursery.  I felt like I had to get the rest of our house in order and pulled together quickly when we moved in, since we use all the other rooms frequently.  However, with the nursery, I felt the freedom to take as much time as I wanted leading up to her delivery, and I moved the furniture around a few times and really thought through a lot of the details because I didn’t feel pressure to get it all done quickly.  I think I am the most satisfied with her room because of that.  

How to create beautiful palette? how many colors to mix together?
 
I think three to four colors is ideal, and I think it’s best if you find something in particular to inspire you.  Whether it is a fabric swatch or a piece of artwork, it is helpful to have something to refer to.  I don’t think you should be afraid to go bold, either, even though it’s a nursery.  Pops of color will make the room really fun, and baby will love having a variety of colors and patterns to gaze at.  Also, be sure to test paint swatches on the wall.  I painted three or four colors before I settled on the right one, and the end result is so worth it.  Don’t rush on that decision.

What are your sources of ispiration on the web?
 
I love 100layercake.com/blog, designlovefest.com, designsponge.com, and ohjoy.blogs.com.  Really, though, I find the best inspiration to be in real life, when I am out doing every day things or going to markets.

Thinking to your real life and the nursery you design for your daughter, what mistakes (if any!) and what the best decision have you made?

 
I think if I could do one thing, it would have been to leave a little space to grow into.  I really want to make a fun play kitchen for Vivi’s Christmas present, but it will take a bit of re-arranging in her room to make it fit.  I bought the long IKEA bookcase to fill one of the walls as I was eager to have the room feel done, but looking back, I probably could have bought the smaller version or figured out another storage solution and waited things out to see how I might like to actually use the space once Vivi got bigger and started crawling and playing.  The other thing I would have done is made it a priority to get an ottoman for the glider.  I would really love to have one of those, and will definitely be getting one should we be blessed with another baby at some point.  It would make feeding time and those early long nights a lot more comfortable!  At the time, I thought it was an unnecessary expense, but I think it would be a great thing to have.  Other than that, though, the room has worked out really well, and has been such a fun space for Vivi!
 
In Italiano:
Da dove iniziare? Dal colore delle pareti? Dai mobili?
 
Non c’è una risposta univoca! Dipende! Per esempio, quando creo le style boards di solito traggo ispirazione da un arredo o un oggetto magari trovato in qualche mercato o anche un “tema” richiesto da uno dei miei lettori. Quando, invece, ho messo insieme la stanza per la mia Vivien, ho iniziato da tutto ciò che mi piaceva di più. E poi ho cercato come farlo funzionare insieme. La prima cosa che ho scelto è stato il colore delle pareti. Poi è venuto il tappeto. Il cassettone. Ed infine il lettino.
 
Qual è il dettaglio che non si deve dimenticare?
 
Qualcosa “di famiglia”. Un ricordo unico dalla propria famiglia o qualcosa di importante che vorremmo da subito trasmettere al nostro bambino. Non sempre riesco ad includere questo particolare nelle style board. Ma è quello che fa la differenza. Per Vivien ho voluto delle foto di famiglia. Le ho sistemate vicino la fasciatoio. Insieme a delle citazioni. Visi che le appartengono. Parole che rappresentano i valori con cui vorrei crescerla.
 
Le tue 3 regole d’oro per creare una stanza dei sogni
 
Regola numero 1: niente di troppo “baby”. Bisogna tenere a mente che il nostro piccolo cucciolo crescerà molto in fretta e che insieme passerete tantissimo tempo in quella stanza. E’ importante che l’atmospera sia calma e piacevole. Sia per voi, sia per il vostro bambino. Inoltre, ci potrebbero essere dei mobili o dei dettagli che rimarranno nella stanza per molti anni e per cui vale la pena investire di più.
Regola numero 2: personalizzare! Per esempio, nella stanza di Vivien ho voluto aggiungere delle foto di famiglia e una citazione da “Le cronache di Narnia”. Un romanzo che le leggevo spesso quando era piccolissima. Abbiamo anche voluto che ci fossero moltissimi libri. Ed altri dettagli li vorremmo aggiungere nei prossimi mesi. Per stimolare la sua fantasia, vorremmo regalarle una cucina giocattolo e una lavagna.
Regola numero 3: prendetevi il tempo necessario. Nel mio caso è ciò che mi è piaciuto maggiormente nel creare la stanza di Vivien. Quando ci siamo trasferiti nella nostra casa, ho dovuto mettere insieme tutto l’arredamento molto velocemente. Invece, per la nursery di Vivien ho potuto fare scelte con calma. Ho spostato i mobili più volte prima di trovare la combinazione giusta. Ed ho davvero avuto il tempo di cercare tutti i dettagli che desideravo. Ed è la stanza di cui sono più soddisfatta.
 
Parliamo di colori. Come creare un mix armonioso?
 
Secondo me, l’ideale è accostare 3-4 colori. La soluzione migliore è trovare una palette/un’accostamento che ci piace e a cui far riferimento. Magari cercandola nelle fantasia delle stoffe. O in un quadro. Inoltre, non bisogna temere si scegliere colori vivaci. Pop. Regalano alla stanza un’atmosfera molto allegra. E sarà divertente per il vostro bambino essere circondato da tutti questi colori. Un consiglio per la pittura delle pareti. Provate il colore direttamente sul muro. E fate più rove per decidere la tonalità che preferite. Io ho provato tre, quattro colori, prima di trovare quello che cercavo. Non vale la pena andar di fretta su questa decisione!
 
Quali sono le tue fonti d’ispirazione sul web?
 
Adoro 100layercake.com/blog, designlovefest.com, designsponge.com, e ohjoy.blogs.com.  Ma le idee migliori le trovo nella vita vera. In giro per mercati e negozi.
 
Nella tua esperienza con la stanza di Vivien, che errori pensi di aver fatto e quale invece la migliore decisione?
 
Se penso a qualcosa che avrei potuto fare diversamente direi lasciare più spazio a possibili cambiamenti nella stanza per accompagnare la sua crescita. Per esempio, a Natale vorrei regalarle una cucina giocattolo, ma per poterla far entrare nella sua stanza dovrò cambiare qualcosa nell’arredamento. Le abbiamo comprato una grande libreria di Ikea che ha preso tutta la parete. Forse sarebbe stato meglio scegliere una di dimensioni più contenute. E prendersi più tempo per capire come sarebbe potuto evolvere lo spazio. Un altra cosa che è mancata è una sedia a dondolo completa di poggia piedi. Sarebbe stato molto comoda per allattare e nelle nostre lunghe notti insonni. Se avremo un altro bambino la comprerò sicuramente! Con Vivien ho pensato che fosse superflua. Ma mi sbagliavo! Per il resto, devo dire che la stanza di Vivien è risultata funzionale. Mi piace molto. E piace molto anche a lei!
 
 
 
Cara Joni, grazie mille per le tue risposte e le tue style board pieni di idee e soluzioni! E tantissimi auguri per la tua dolcissima Vivien!
 
 

Consigli di scatto – dal blog di Roberta Garofalo, fotografa professionista

novembre 12, 2011 § 3 commenti

Andando alla ricerca di consigli per inquadrare al meglio famigliadifilippo, sono “inciampata” nel nuovissimo blog di Roberta Garofalo, mamma, fotografa, membro accreditato del NAPCP, National Association of Professional Child Photographers. Sono rimasta catturata dalle righe bianche e rosse dei suoi set fotografici  e ho deciso di seguire con rigore tutti i suoi consigli per riempire di (belle!) foto l’album di famiglia.
Prima tra tutti l’idea di “fotografare il loro cordone ombelicale con il mondo” ovvero di dedicarsi anche ai piccoli oggetti. Quelli che oggi i nostri bambini amano in modo speciale. Quelli che domani, diventati grandi saranno felici di poter ricordare attraverso una foto che abbiamo pensato tutta per loro. Poi, l’invito di creare set-fai-da-te con sfondi colorati e decorazioni varie per giocare a “La fotografa-stylist ed il mini-top model”.  Ho già in mente un romanticissimo set pieno di bolle di sapone per un’indimenticabile foto in giardino.
Pensando alle mamme già mamme che aspettano o hanno appena partorito il secondo bambino, ho chiesto a Roberta qualche consiglio per pregnancy picture con fratellini e sorelline. Premetto che io da secondogenita sono molto sensibile sull’argomento. La mia mamma, infatti, ha diverse foto di lei incinta di mio fratello, nonché tantissime foto del suo bellissimo primo figlio tutto biondo con gli occhi azzurri. Di me, ci sono zero foto di mamma incinta e numero 3 foto durante il mio primo anno di vita (solo 3 davvero! Non è incredibile? Dal primo anno in poi per fortuna la situazione migliora…) Capisco che io ero nera-nera come l’anatroccolo della favola. Capisco che al tempo non c’era la macchinetta digitale. E che, solo i giapponesi in visita in Italia scattavano tante fotografie quante se ne scattano oggi. Capisco anche che con il secondo figlio è tutto diverso e ci sono molte più cose da fare…Ma possibile che non hanno pensato nemmeno ad una foto con me nella pancia?! Perciò mi raccomando mamme al secondo figlio, SCATTATE! 
Pancione e primogeniti: come si combinano in un unico scatto? Quali sono le difficoltà e i suggerimenti per superarle?
E’ meno complicato di quanto si possa immaginare. Spesso il primogenito adora giocare con il pancione  ma non gli viene permesso per ovvii timori.  Diamogli la possibilità di un set fotografico tutto per se (e non per il pancione) dove esprimere il suo amore offrendo colori e giochi  per comunicare liberamente con il “nuovo inquilino” e ci restituirà  immagini  meravigliose.
E quando il piccolo è nato? Puoi darci qualche suggerimento per un’inquadratura diversa dal solito gnomo con lo gnomissimo in braccio?
Adoro le inquadrature dei piedi e delle mani in diverse grandezze, le foto di tutti i fratelli nel lettone grande sopra un lenzuolo bianco,  il piccolo invaso dai baci e dalle coccole dei più grandi. In questi casi è inutile suggerire ai bambini cosa fare con l’ultimo arrivato: spesso se si lasciano liberi di esprimere la loro affettività, sono molto più originali di noi adulti!
Quale fotografa professionista, ti sarà capitato molto spesso di lavorare con coppie di fratellini e sorelline appena formate. Queste sessioni fotografiche possono diventare motivo di gelosia per il più grande? Ci puoi dare qualche suggerimento da “fotografa-psicologa” per assicurarsi che sia un’esperienza divertente e gioiosa per tutti?
Basta creare un set divertente e tutto il bello si sprigiona come per magia. I bambini devono divertirsi durante una sessione fotografica, non devono posare (o meglio) devono posare senza accorgersene.
Recentemente ho scritto un post per il mio blog  dal titolo “Divertiamoci più di loro” in cui spiego proprio questo aspetto ludico della sessione fotografica sia dalla parte dei bambini  sia dalla parte dei genitori. Io mi diverto sempre quando scatto in studio ed i bambini spesso non vogliono più uscire dal set. Per me conta questo, prima degli scatti.
Parliamo infine del “ritratto di famiglia”. Secondo te, per un ritratto contemporaneo, qual è il momento migliore per fotografare la nuova famiglia a quattro?
Non c’è un momento migliore rispetto ad un altro. Occorre sentirsi pronti per un ritratto di famiglia.  Sentire la famiglia così forte “dentro” da riuscire a portarla “fuori” e non c’è trucco o  styling o look che tengano. E’ tutto secondario e marginale rispetto alla “percezione”  fotografica della  propria famiglia.
Nel caso di una foto “casalinga” di tutta la famiglia dovremmo farci aiutare dall’autoscatto. Puoi darci qualche consiglio per utilizzarlo?
Consiglio sempre di poggiare la fotocamera su un piano o un tavolino ad  altezza giusta per l’inquadratura, fissarla bene se necessario anche  con nastro adesivo, controllare luci e messa a fuoco…..spostarsi velocemente senza farla cadere (un classico) e scattare! That’s all.
Un grazie speciale a Roberta per le sue risposte e tutti i consigli che regala dal suo blog!

Della serie role model – Claudia Porta, mamma, blogger, yogi, educatrice Montessori ed autrice anche del (nuovissimo) libro: “La mia mamma sta con me”.

ottobre 3, 2011 § 3 commenti

Nelle ultime settimane il mio lavoro è intenso. Come prima della maternità. Esco la mattina verso le otto e mezza. E torno dodici ore dopo. Spesso la sera, se non trovo l’ascensore già pronto nell’androne, salgo a piedi. Cinque piani. I due minuti che servono all’ascensore per arrivare a terra, a quel punto, sono un’attesa piuttosto insopportabile. E mentre salgo i gradini, mi chiedo se avrei mai il coraggio di trovare un’alternativa. O almeno di cercarla.
Claudia Porta, su una delle alternative, ha scritto un libro. Che ha come titolo una promessa. Anzi due. “La mia mamma sta con me – conciliare famiglia e lavoro grazie ad Internet”. Ne volevo sapere di più.
E come accade nel mondo dorato delle blogger. Claudia mi ha immediatamente risposto, accettando di parlare di questa sua (non ultima) avventura.
Cara Claudia, raccontaci il tuo nuovo libro. Un manuale di istruzioni all’uso o un romanzo sulla tua esperienza?
Un manuale basato sulla mia esperienza.
Attraverso i commenti dei lettori del tuo blog, hai scelto un titolo ambizioso. “La mia mamma sta con me”. Ma lavorare da casa permette davvero di passare più tempo con i propri bambini? O si rischia di risultare ancora più assenti?
Assolutamente no. Si rischia però di dormire molto, molto poco…
E come si fa senza macchinetta del caffè e colleghi a non sentirsi soli?
Soli? Un weekend DA SOLA è il mio sogno più grande! Credo sia anche una questione di carattere. Io sono un tipo solitario e lavoro bene in autonomia.

Per quanto riguarda la macchinetta del caffè, beh, quella si può avere anche a casa!
La tua è la storia di una famiglia determinata nel costruirsi una vita serena. Dove avete trovato il coraggio di essere felici?
Dalla disperazione. La nostra “fuga dalla città” è avvenuta in un momento di depressione profonda in cui “scappare” mi sembrava l’unica soluzione. Non sono certo i presupposti ideali per iniziare ma, come si dice, quando si è toccato il fondo si può solo risalire…
In molti ti scrivono per ricevere consigli per promuovere il proprio blog. Quali sono le tue 3 regole d’oro?
Onestà, trasparenza e originalità.
E per chi vuole avviare un’attività commerciale su Internet, qual è il consiglio numero uno da seguire?
Valutare realisticamente le proprie competenze e soprattutto decidere se si è pronti a lavorare da soli.
Qualche curiosità sul tuo libro. Quante pagine e parole hai messo insieme?
163 pagine. Circa 51 mila parole.
Il tuo capitolo preferito?
“Essere mamme: una marcia in più”
E una pagina bianca che proprio non voleva riempirsi di inchiostro?
Nessuna. Questo libro nasce dalle numerose richieste delle mie lettrici. Loro mi hanno fornito tutto il materiale di base dal quale ho poi sviluppato i vari argomenti.
A chi lo hai dedicato?
A mia madre “che mi ha insegnato, attraverso l’esempio, che nella vita tutto è possibile”.
Prova a scrivere la recensione che vorresti leggere…
“Il libro che mi ha aiutata a ricominciare da me dopo la maternità”
E quella che proprio non ti auguri…
“Un libro che non mi è stato utile”
Se fosse un asana?
L’albero. Una delle mie posizioni d’equilibrio preferite.
Claudia, grazie mille per il tempo che hai dedicato a maternityleave e questa intervista. In bocca al lupo per tutti i tuoi progetti!

Della serie role model: le mompreneur di Francesca Amé

luglio 27, 2011 § 5 commenti

Mompreneur. Suona chic. E smart. Che cosa significa? Mamma imprenditrice. Il trend del momento in fatto di “small business”. In America esiste il “The MOMpreneur magazine”. La mompreneurs online community.
Io dimentico sempre dove va inserita la u. Così cerco e ricerco su google. Ed ogni volta trovo qualcosa di nuovo. 
In Italia, ne parla Francesca Amè su Style. Francesca è una giornalista. Una blogger. Una mamma.
Ho domandato a Francesca di aiutarmi a capire meglio chi sono queste mompreneur. Cosa hanno di speciale. Perchè lo fanno. E se esistono anche i DADpreneur! Ecco cosa mi ha spiegato.

“Sono ormai una decina le mamme imprenditrici che ho intervistato per Style.it e molte di più quelle che ho conosciuto, a volte anche per caso, in questi ultimi anni. L’idea della rubrica mi è venuta quando il direttore di Style.it mi ha chiamato a collaborare con il webzine per il canale Mamme: volevo occuparmi di qualcosa che non fossero le “solite cose” mamma&bambino (utilissimi articoli di servizio su allattamento, svezzamento, nanna, abbigliamento). Avevo voglia di parlare d’altro. Forse perché sono una giornalista free-lance e per scelta (e un po’ per necessità) non ho avuto nessun maternity leave ma ho lavorato subito prima e subito dopo le mie gravidanze (ne ho parlato, suscitando un po’ di dibattito, qui) volevo confrontarmi con chi ha fatto della maternità un momento di “cambio vita”.  

Le mompreneur che ho incontrato finora sono donne volitive, molto determinate. Pronte a lavorare anche di notte, quando i bambini dormono, pur di portare avanti il loro progetto imprenditoriale. Ma sono anche donne che hanno dovuto fare una scelta perché in ambito aziendale si sono scontrare con quel famoso “soffitto di vetro” che nei casi delle mamme diventa di acciaio: l’impossibilità di conciliare famiglia e lavoro. Di crescere nella propria carriera senza delegare troppo la cura della famiglia (figli e marito!).
Alla base di una scelta imprenditoriale deve esserci sempre una buona idea, e una buona dose di coraggio. Oserei dire che le mompreneur, in quanto mamme, ne hanno da vendere (devono averlo perché fanno un lancio nel vuoto, spesso dopo aver rinunciato a uno stipendio fisso).
Che cosa cercano queste mamme? Direi realizzazione nel lavoro, magari facendo qualcosa di utile (non a caso molte si ritagliano lavori su misura per mamme come loro, ad esempio negozi on line di articoli per bambini, asili nido o altro)  e soprattutto la possibilità di un lavoro flessibile (che, attenzione, non vuol dire di meno). La possibilità di andare a prendere i figli a scuola, di assistere a una loro recita scolastica, di dare loro il bacio della buona notte dopo aver cenato insieme, di riprendersi la vita…
Sono donne toste, quelle che ho incontrato. Molto più toste degli uomini.
Non mi risulta esistano i dadpreneur per il semplice fatto che, sul tema conciliazione vita-lavoro, è sempre la donna a fare un passo indietro.
Sfigata?
No, più furba.
Perché vuole il meglio di tutto, perché non è disposta a perdersi, come molti padri fanno, le tappe irripetibili della vita dei propri figli (e se lavori 10 ore fuori casa te le perdi eccome….). Sicuramente è più stanca, stressata, arrabbiata, certamente meno remunerata.
Più felice? Per quello che ho visto sinora, direi di sì.”
——–
Francesca, grazie mille per il tuo contributo. Se volete leggerne di più. Visto d’Amé. Una rassegna stampa al femminile (per mamme e non solo). Dove Francesca parla di questo e molto altro.

Della serie “Role model”: intervista a Stefania Boleso, founder di SiV consulting, blogger e mamma di Aleksandra

luglio 7, 2011 § 3 commenti

Nel percorso della nostra vita, capita a volte di cadere. Cadiamo perché perdiamo l’equilibrio. Cadiamo perché ci hanno fatto uno sgambetto. Cadiamo perché la strada ha una buca imprevista. Poco importa quale sia la ragione. E spesso, anche la dinamica dell’incidente ha poco significato. Quello che conta è come ci si alza in piedi. Come ci si cura. Come si riprende a camminare. Quello che conta è il nuovo pezzo di strada che si decide di percorrere.

La storia di Stefania Boleso è stata già raccontata. Sui giornali. Attraverso le righe del suo blog.
Qui, l’idea è di prendere una matita in mano. E provare a tracciare qualche linea del suo (del nostro!) futuro. Perché per arrivare lontano, bisogna guardarsi avanti.
Cara Stefania, raccontaci di che cosa ti occupi.
Mi occupo di consulenza in ambito marketing e comunicazione. Si tratta di un’attività che mi piace molto, perchè mi dà l’opportunità di confrontarmi con realtà e mercati diversi, dopo tanti anni passati nella stessa posizione all’interno della stessa azienda.
Oltre a ciò, insegno: sono infatti docente in alcuni master e corsi parauniversitari. L’insegnamento è sempre stata una mia grande passione, sin dai tempi dell’università, quando davo ripetizioni agli studenti delle scuole superiori.
Sono poi blogger “per hobby”: scrivo di donne e tematiche di genere, un argomento che mi sta molto a cuore.
Da ultimo, ma non ultimo, faccio la mamma. Di per sé un’occupazione molto impegnativa anche questa, come tu ben sai!
Hai ridisegnato la tua professionalità come su una pagina bianca. Da dove si comincia?
La professionalità è qualcosa che si costruisce giorno per giorno, anno dopo anno, quindi non credo di averla ridisegnata, semplicemente la sto utilizzando in maniera diversa. Nella mia nuova attività utilizzo le mie competenze e la mia preparazione a 360°, dando moltissimo alle aziende con cui collaboro, ma imparando anche tanto.
Per cominciare, si guarda dentro se stesse. Il bicchiere può essere mezzo vuoto o mezzo pieno, dipende solo da noi.

Un “incidente” può restare solo un’esperienza negativa, oppure diventare un’opportunità per reinventarsi la vita.
Guardarsi dentro aiuta a capire quali sono le proprie passioni, i propri sogni, cosa sappiamo fare bene e cosa no. Cosa ci piacerebbe fare e non solo cosa dobbiamo fare per forza. E da lì occorre avere un po’ di coraggio e fiducia in noi stesse (qualità che spesso alle donne mancano) e cominciare. Piano piano.
Sia nel caso si desideri semplicemente cambiare azienda, che nel caso invece si voglia intraprendere un’attività imprenditoriale.
 
Che cosa serve? Chi aiuta?
Serve avere la consapevolezza (e ti posso assicurare che non è così facile…) che possono discriminarti, mobbizzarti, licenziarti, farti sentire una nullità, ma non possono toglierti le tue competenze e la tua preparazione. Anche se cercano di farti credere il contrario…
La paura peggiore che sei riuscita a superare? E quella che devi ancora sconfiggere?
La paura peggiore devo ancora sconfiggerla: è quella che mia figlia tra trent’anni si trovi a vivere ciò che ho vissuto io, in un Paese nemico delle donne in generale e delle mamme lavoratrici in particolare.
Da bambina, quale lavoro volevi fare? Ed oggi, cosa vuoi fare da grande?
Il mio primo sogno da bambina era fare la cantante. Poi devo aver capito che ero abbastanza stonata, così ho optato per una più realistica carriera da interprete alla Comunità Europea. Invece mi sono iscritta ad Economia e Commercio…Oggi desidero far crescere la mia attività e allo stesso tempo occuparmi dell’educazione di mia figlia.
Qualche numero…
3 cose da fare subito nel nostro Paese per invertire il trend negativo delle “donne al lavoro”
1) Quote rosa
2) Congedo di paternità obbligatorio
3) Servizi a supporto delle madri lavoratrici (anzi, meglio, delle famiglie con entrambi i genitori che lavorano): asili nido per tutti coloro che ne fanno richiesta, con periodi ed orari di apertura adeguati, defiscalizzazione delle baby sitter, etc.
Forse solo in questo modo si potrebbe beneficiare appieno anche del talento e della professionalità delle donne. Queste misure aiuterebbero inolte a cambiare la mentalità diffusa che vuole i figli solo come un problema per le madri, mentre invece si tratta di  un’opportunità per l’intera società.
1 parola che ti regala coraggio
Futuro
2 soddisfazioni che non vedi l’ora di toglierti
Mi piacerebbe creare una rete di donne imprenditrici che possano lavorare insieme su progetti complessi.
E sfatare il mito che vuole le donne sempre in competizione le une contro le altre.
Progetto utopistico? Non credo. Di sicuro però molto ambizioso.
3 riflessioni dedicate a mamme che meditano di mettersi in proprio
Abbiate coraggio.
Credete fino in fondo nella vostra idea e buttatevi.
Oltre la siepe non c’è il buio.
Ti sei mai detta: “Tutto sommato è stato meglio cosi!”?
Quasi sempre.
 
Cara Stefania, grazie per il tuo contributo. Parlare di sé, significa esporsi. Mettersi in gioco. Serve ad aiutare. Se stessi. Gli altri. Ma è anche una sfida. In bocca al lupo per ogni tuo passo futuro.
Da ricordare e da ricordarmi la frase che mi hai regalato: “Non puoi fermare le onde, ma puoi imparare a cavalcarle” Joseph Goldstein, maestro buddista.

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