Ritorno al futuro

febbraio 10, 2012 § 9 commenti

Da qualche settimana, Filippo ha ricevuto un regalo. Speciale. I 16 animali di Enzo Mari. Un gioco che un amico del mio papà mi ha regalato tantissimi anni fa’. E che mia mamma ha conservato. Un compagno di infiniti pomeriggi. Ed oggi, una porta sul tempo. Perché mentre sono lì. A giocarci con Filippo. Torno indietro nel tempo. Ed in un attimo. Sono nella mia camera. Sul mio tappeto. Ed ho cinque anni. Così è stato un regalo per lui. Ma anche un enorme regalo per me. Ed allora mi sono chiesta. Qual è il giocattolo da portare nel futuro dei nostri bambini? Una fonte di fantasia senza limiti, di cui magari interromperanno la produzione. Un gioco bellissimo, oggi e domani. Semplicemente, il suo pezzetto d’infanzia preferito. Insomma, un giocattolo da regalare per oggi e conservare per domani. Per raccogliere qualche idea. Ho pensato ad una piccola indagine. Tra alcune delle mie blogger preferite. Ecco chi sono e che cosa mi hanno suggerito.

Alice e Marta, proprietarie del concept store di design per bambini Yellow Basket. Sono state le prime a rispondermi. Quasi me le immagino pronunciarla all’unisono. La macchinina di Sirch con rimorchio! E poi un libro meraviglioso. L’ABC di Munari edito da Corraini. Un gioco magico. Per imparare a scrivere le lettere. A leggere. Ma soprattutto, ad inventare. Forme. Architetture. Un nuovo alfabeto. 

Rosa, autrice del blog My afternoon project. Questo blog è una specie di medicina per me. Una pillola di charme, con cui tirarmi sù di morale quando intorno sembra tutto sciapo. Sognante. Ed al tempo stesso quotidiano e concreto. E con la stessa concretezza, Rosa ha proposto un’ottima soluzione. Una versione moderna ed economica del progetto di Enzo Mari. Per rinnovare la tradizione di incastrare la giugla, senza accendere un mutuo.  Il puzzle di animali di Città del Sole.

Vmnp. Ovvero Valentina di Design per bambini. Della mia (enorme!) ammirazione per Design per bambini abbiamo già parlato. Ed anche questa volta non mi ha deluso. Il suo suggerimento è doppio. E sposa la bellezza con la potenzialità dell’investimento. Attraverso i giochi di legno di Ikea. “Diventeranno sicuramente pezzi da collezionisti“. E macchine e camion in legno di  Thorsten Van Elten. “In legno massello. Davvero difficili da rompere. Davvero belli!”

Rossella, autrice del blog Emporio74. Il suo post sulle tavole di Natale è tra i pop post di questo blog. E il suo contributo sull’argomento troverà papadifilippo pienamente d’accordo. Ecco le sue parole. “Se penso a quanti bellissimi giochi ho dato via, nella mia fase adolescenziale, per liberare spazio in camera, mi mangio le mani. Parlo di quei giochi che poi sono diventati veri e propri oggetti da collezione, delle rarita’ come la maglieria magica o il dolce forno Harbert. Per non parlare delle Barbie anni ’80, che avevano una fisionomia completamente diversa da quelle attuali. Insomma, su questo argomento ho un po’ di rimpianti per cui ho deciso che conservero’ molti dei giocattoli del nano anche se lui un giorno vorra’ disfarsene. Mia suocera ad esempio, aveva conservato, nei fustoni Dixan (sempre quelli anni ’80) tutte le macchinine dei suoi due maschietti. Ora con le automobiline che erano del papa’ (e dello zio) ci gioca il nano. Hanno quindi per lui un valore affettivo inestimabile ed alcune sono reperibili solo nei negozi di modellismo, riproduzioni di automobili come la 127 e la 124 della Fiat, la Renault 4 e le vecchie Lamborghini e Alfetta. Penso che anch’io conservero’ tutte le automobiline. Compresa l’intera collezioni di quelle di “Cars”, le simpatiche e colorate automobiline parlanti e i pupazzi di “Toy Story” (un po’ come quello di E.T., che e’ introvabile). Adoro Woody, il cowboy vecchio stile e il suo “There’s a snake in my boot!” quando tiri la cordicella. Per non parlare del tenerissimo unicorno Buttercup e del maldestro Buzz Lightyear

Arianna, o meglio Akari del “Mercatino dei piccoli (di cui segnalo un Temporary shop, aperto solo a Febbraio, che vale proprio una (lunga) navigata). Akari ha cercato tra le tante cose. E tra i suoi ricordi. E consiglia di giocare oggi e lasciare un posto in cantina domani per “…un libro, uno di quelli belli, uno di Munari per esempio Più e Meno. Perché? Perché i libri non passano mai di moda, lavorano sulla fantasia, ci fanno compagnia. Tanti dei miei di quando ero piccola e non solo sono arrivati ai miei figli, ed anche mio marito ha conservato dei libri di quando era bambino. E’ una gioia condividerli con i nostri bambini ora. Unica nota: vanno guardati a vista, non so i vostri ma i miei figli hanno l’abilità di distruggere tutto. (Anche il mio!)  Un giocattolo di legno. Ma non uno qualsiasi. Delle costruzioni. Tra quelli che ho trovato in rete, che mi hanno veramente entusiasmato e che mi farei regalare – visti i prezzi – segnalo: Tegu (si! piacciono tantissimo anche a me!), i cuboro e le Playshapes dei Miller Goodman. Perché? Perché le costruzioni sono intramontabili, creative, stimolanti, puoi inventarti cose sempre diverse e bellissime e divertirti per ore e ore e ore…Di legno. Perché è un materiale “vivo” naturale, ecologico (che oggi fa tanto bene essere ecologici). Mi piace il suo colore neutro che ancora una volta aiuta la fantasia senza vincoli e costrizioni, solo creatività”

Annalisa, di Mannalisa vuole fare troppe cose. Il suggerimento di Annalisa è facile. Come tutto ciò che è profondamente giusto. Annalisa propone di conservare i lego. Che i bambini “…con questi incastri e la fantasia non si stancano mai…”. E’ un suggerimento che mi piace tanto. E chissà che patina vintage vedrò sui colori dei nostri lego quando li tirerò fuori dalla cantina nel 2042.

Alessandra Caprini, di Design your life. Alessandra è una stylist. Ed una ricercatrice. Di bello. Dell’originale. E dell’utile. E’ diventata mamma da pochissimo. E’ una sostenitrice del metodo montessori. Ed il suo suggerimento è: “Io scelgo i REGOLI!!! Perchè? Perchè sono un gioco-esercizio intramontabile… perchè sono colorati (e si sà quanto i colori piacciano ai bambini!!!) e, cosa da non sottovalutare, sono economici… e poi molti di noi già li avranno in cantina o in soffitta… basta rispolverlarli!! E poi perchè ci si può giocare come si fa con la lego, ci si impara a riconoscere i colori e a contare, a costruire le più svariate figure geometriche, a fare somme e sottrazioni… insomma, gioco e momento educativo insieme… cosa si può volere di più?”

A questo punto non mi rimane che iniziare a giocare. Con questi giochi meravigliosi. E costruire ricordi. Da conservare in cantina. Ma soprattutto nel cuore. E voi quale gioco porterete nel futuro?

ps. sette volte grazie alle fantastiche blogger, che hanno dato vita a questo post.

Sullo yoga con un neonato, sul tempo per sè e sull’essere genitori

dicembre 22, 2011 § 3 commenti

Questo post è stato scritto da un mio caro amico. Che mi ha fatto un regalo di Natale. Si parla della pratica dello yoga insieme ai bambini, o meglio neonati. Ma soprattutto della ricerca di un nuovo equilibrio. Una volta diventati genitori. Tra ciò che si vorrebbe essere e fare. E ciò che si è. E si fa.
Consigli yogici per natale di Roberto Rega
La pratica dello yoga viene solitamente vissuta da soli oppure in gruppi chiusi, nelle classi di yoga. Chi lo pratica sa quanto sia bello, pieno, coinvolgente e magico, ma YOGA è un po’ di più della pratica sul tappetino e lo si può portare fuori, nella vita quotidiana.
La parola YOGA in sanscrito vuol dire UNIONE, comunione. Deriva dalla radice “yuj” che significa aggiogare, unire, concentrare la propria attenzione su.  Attraverso lo Yoga, nel suo senso più completo, è possibile vivere in UNIONE ogni momento della propria vita. Unione di corpo, mente e spirito… ma anche unione di se con gli altri, con la natura  e con il tutto. Vivere yoga è un atteggiamento nuovo, un modo diverso di fare esperienza.
Prova a vivere lo YOGA con il tuo bambino -  è facile ed è un grande regalo che, insieme, potete donarvi.
E’ possibile anche senza conoscere gli asana (posizioni) e il  pranayama (controllo del respiro e dell’energia).
Yoga con il tuo bambino è semplicemente  essere in UNIONE con lui.

Quando ci parli, lo osservi, lo ascolti, lo tieni in braccio, ma anche quando lo lavi, lo vesti o gli dai la pappa e quando lo fai addormentare.  Sei lì!
Vivi tutti i momenti con presenza e pienezza, con-centrato, ossia centrato su quello che fai!  Il bambino lo sente, sentilo anche tu! Questo è yoga ! Ed è yoga anche per te!  Puoi imparare a sentirti e ad ascoltarti.
Spesso travolti dagli impegni quotidiani, del bambino, del lavoro, della casa, temiamo di non avere più tempo per noi stessi. “Non ho più tempo libero!” E’ una frase ricorrente. Più lo inseguiamo, il tempo e più ci sfuggirà. Non vi sono due tempi diversi. Tu sei nelle cose che fai. E sta a te scegliere il modo di come “esserci”. Il tempo che trascorri con il tuo bambino è anche il tuo tempo. Lo stai dedicando a lui e anche a te. Non vieni privato del tuo tempo, perché è questo, è il tuo tempo.
Attraverso un atteggiamento più “yogico” non avrai più conflitti con il tempo, si dilaterà e ti sembrerà di averne a disposizione molto di più.
Lui, il tuo bambino, è un grande Yogi!
Lui è sempre in unione! I suoi pensieri non sono mai altrove. Dove è il suo corpo è Lui, vi è la sua mente e sicuramente il suo spirito, che è puro, grande e libero da ogni condizionamento.
Vivetelo insieme, in comunione, in armonia tra di voi e anche con tutto il resto, lui sarà più tranquillo, più sereno e tu con lui. La sensazione è la stessa di quando si è innamorati. E’ essere lì al 100 per 100, con il cuore aperto, quando tutto ci sembra più bello e ci sentiamo buoni, felici e ricchi spiritualmente. Abbracciamo il mondo!
Il viso è più rilassato, non ci sono tensioni, il corpo è morbido, la mente è lucida, limpida. E’ vero yoga.
Spesso le giornate sfuggono velocemente. Ora è natale, rallentiamo un po’ i ritmi, proviamo a prenderci dei momenti, a concederceli, a noi e al nostro bambino. Insieme a lui è più bello ed ha più valore.
Il cuore è già un po’ più morbido, chiudiamo gli occhi per qualche istante.. sentiamoci dentro… sentiamo il nostro bambino .. sentiamo intorno a noi…  Scopriamo lui e scopriamo una piccola parte nascosta di noi stessi. Provalo.. e dopo potrai raccontarci come è andata.
Esercizio:
Portiamoci in piedi (oppure seduti su una sedia) accanto al lettino del bambino, senza scarpe. In una posizione con la schiena eretta. I piedi sono ben poggiati a terra larghi come il bacino. Sentiamo l’appoggio dei piedi sul pavimento. Sentiamo il contatto con la terra, siamo ben radicati. Distendiamo la colonna. Inspiriamo ed espiriamo dal naso. Distendiamo le braccia lungo il corpo, con i palmi delle mani aperti e rivolti in avanti, rilassiamo le spalle e respiriamo. Gli occhi sono chiusi. Rimaniamo per qualche respiro.
Poi portiamo le mani sul nostro cuore, sovrapposte. Sentiamo l’energia che scorre nel nostro corpo. Dalla terra, attraverso i piedi e dal cielo, attraverso il capo. Sentiamola scorrere lungo la colonna, prima dall’alto verso il basso, fino alla terra. Poi dal basso verso l’alto, fino al cielo. Ci sentiamo percorrere da un flusso di energia, luminoso.
Ora portiamo le nostre mani sul bambino, una sul petto e una sull’addome. Trasmettiamo calore, energia “buona”, pulita. Sentiamo il respiro del bambino, calmo, regolare, naturale. Sentiamo anche il nostro, senza influenzarlo, lo osserviamo e lo ascoltiamo. Portiamo l’attenzione  sul ritmo dei due respiri,  che lentamente e delicatamente si accordano, in un respiro armonico.
Poi portiamo una delle nostre mani sulla sua testa, l’altra sul cuore e rimaniamo ancora qualche istante.
Lo culliamo dolcemente con una mano sulla spalla e una sul bacino. Contiamo lentamente fino a sette. Per due volte.
Ci riportiamo nella posizione iniziale con la schiena eretta, o seduti sulla sedia, o anche seduti in terra a gambe incrociate, o in ginocchio. Appoggiamo le mani sulle ginocchia con i palmi rivolti verso l’alto. Esprimiamo la gratitudine. Ripetiamo dentro di noi: grazie, grazie.
Chiudiamo gli occhi, giungiamo i palmi in preghiera, sentiamo l’amore.
Namaskar, Roberto.
Se avete domande sulle yoga (con e senza figli) o volete contattare Roberto, potete scrivegli alla mail: robertorega07@gmail.com

Twin bed

dicembre 5, 2011 § 6 commenti

Il post di oggi è stato curato e redatto da Mannalisa. Ho già raccontato di come il suo blog, Mannalisa vuole fare troppe cose, ed il suo gusto per il bello risveglia il mio buon umore. Così, oggi ho solo da aggiungere un grande grazie per le sue idee in tema di camerette per fratellini e sorelline. Qualche spunto per le amiche con un nuovo membro della tribù in arrivo.  

Fratelli. O fratelli gemelli. 
Mi sono spesso chiesta come farei (dato l’elevato numero di casi gemellari nella mia famiglia) e mi sono spesso immedesimata nella situazione di dover pensare “per due”. Probabilmente non vorrei vestirli uguali, non so esattamente perché ma l’idea non mi ha mai convinto del tutto. Invece amo vedere i fratelli, di età diverse, con gli stessi abiti… in scale diverse. 

Così le camerette. Cercando sul web le nursery for twins si apre una carrellata di (meravigliose) stanze dove ogni singolo arredo è, semplicemente, doppio. Sono camere ordinate, semplici e lineari, molto gradevoli e che infondono un gradevole senso di “silenzio”.

Però subisco il fascino dell’eccezione, come nei vestiti a scala diversa, e le camere doppie con qualche dettaglio di personalizzazione mi attirano. Così anche solo il copriletto differente, i cuscini, il quadro appeso sulla testata, diventano un elemento importante. E perchè non il comodino, o la lampada o avere i due letti ad altezze diverse? Ho raccolto per mammadifilippo qualche immagine: per chi ama il duplicato e per chi cerca la personalizzazione.

Guest post di Emporio74: la tavola di Natale per i bambini

novembre 25, 2011 § 6 commenti


Emporio74 è uno di quei blog nel web dove rifugiarsi quando si ha bisogno di ossigeno. Di un respiro fatto di grazia ed immaginazione. E’ un blog sul bello da creare intorno a noi. Della fantasia di cui circondarci. Dei dettagli con cui curare chi amiamo. A partire da noi stessi.
Un emporio di piccole meraviglie quotidiane.
Sono davvero felice di iniziare il mio Natale con un piccolo regalo. Un post che Rossella ha scritto per questo blog. Sul tema le (piccole) tavole di Natale.

Una delle cose piu’ divertenti del mio Natale da piccola era la tavola tutta per noi bambini in occasione della cena per la vigilia o il pranzo del 25. La “tavola in miniatura” era posizionata vicino a quella dei grandi, aveva una tovaglia colorata, piatti, bicchieri e posate di plastica e si potevano portare i giocattoli appena ricevuti da Babbo Natale.

 
 
Per me e i miei cugini era un momento di gioco e lo stare insieme talmente spassoso che anche i piu’ “reticenti” in fatto di cibo (io ne facevo parte), finivano per mangiarsi tutto.
La “tavola in miniatura” e’ in generale un’ottima soluzione per organizzare pranzi e cene quando ci sono tanti bambini. Essendo il Natale “alle porte” ho pensato di raccogliere un po’ di immagini e proporre qualche idea per renderla “appetibile”. Tenere i piccoli seduti a tavola e’ difficile ma, nello stesso tempo, basta davvero poco per farli divertire.
 
La tavola deve essere colorata e a tema.
 
Piatti, bicchieri e posate rigorosamente in plastica, cartone o melamine.
In questo modo voi non rischiate di vedere in mille pezzi il piatto del servizio vintage che vi tramandate da 3 generazioni e, cosa piu’ importante, i bimbi non possono farsi male.
 
Personalizzare ogni posto con il nome del piccolo commensale e magari far trovare ad ognuno un regalino o qualcosa che possa tenerlo impegnato durante tutto il pranzo e/o la cena (come la lavagnetta per disegnare).
 
Molto carina l’dea di usare come decorazioni caramelle e bastoncini di zucchero ma (a meno che non si tratti di una merenda tra bambini) e’ meglio evitare perche’ e’ un attimo che poi non mangiano piu’ niente. In alternativa si possono utilizzare centrotavola a forma di Babbo Natale e alberelli di cartone.
 
 
Se non avete gia’dei mini tavoli e sedie: quelli di legno si trovano all’Ikea. Quelli di plastica nei centri commerciali.”h
Immagini prese da Pinterest.
 

ps di mammadifilippo. se vuoi votarmi su grazia.it clicca qui!

Espacio para infancia: Cité des sciences et de l’industrie a Parigi

novembre 23, 2011 § Lascia un commento

Questo post è un guest post. Lo ha scritto un’ (altra) mamma (Roberta). Per raccontare di un posto molto “espazio para infancia”. Buona lettura e grazie mille a Roberta per il suo adorabile contributo.

(E se qualcun altro volesse scrivere un post per raccontare un “espacio para infancia”…è benvenuto!)
“Finalmente si parte per un week end a Parigi, ospiti a casa degli zii. Bambini entusiasti perché gli è stata promessa una giornata nel parco di Eurodisney, dove ci rechiamo il venerdì, sperando di trovare meno gente, meno file, meno confusione. Ed invece c’è proprio tutto, condito dal divertimento dei piccoli, ovvio!
Sabato a spasso nelle vie del centro ed ecco già domenica, il cielo è un po’ nuvoloso e gli zii propongono di portare i bambini alla Città della scienza e dell’industria. Con la metro raggiungiamo in fretta la destinazione, pochi passi ed è lì nella sua immensità pronta ad accoglierci. Lo spazio dedicato ai bambini è suddiviso in due aree: 2-7 anni oppure 5-12 anni per la gioia del piccolo Ninni che dichiara a tutti di averne 5 e mezzo. Scegliamo l’area per i più grandini, ed entrando penso: “ma qui è come stare da Explora a Roma!”
, invece scopro subito di peccare d’ingenuità. Ovviamente le attrazioni sono diverse. E senza nulla togliere alla magia di Explora a Roma, lì ogni sezione è raccolta, il bambino non ti scappa da una parte all’altra, sperimenta tutto quello che incontra senza confusione, in un ambiente super luminoso e talmente grande che accoglie tutti bambini e genitori e ti guardi intorno e pensi che c’è ancora spazio. Puoi muoverti, puoi vedere tuo figlio da lontano. Puoi lasciare veramente che faccia da solo delle cose, perché tutto funziona, ogni pc, ogni macchina. E gli operatori ci sono, ma non devi rincorrerli e chiamarli, non servono, tutto và da se e quando finisce il tempo a disposizione, vorresti ricominciare, ma c’è ancora il ristorante con il super acquario (accesso libero per tutti) da visitare e si riesce a portarli via.
Giorni dopo, nella nostra casa, a Roma, ho chiesto ai bambini cosa gli era piaciuto di più del viaggio a Parigi. Non hanno saputo scegliere  tra Eurodisney e la Città della scienza e dell’industria. Ma ripensandoci hanno detto: “…nel prossimo viaggio a Parigi però dobbiamo tornarci assolutamente da Explora, ci siamo andati solo 1 volta!”
Indirizzi: 30 avenue Corentin-Cariou – 75019 Paris

Baby planner tips: sos corredino. Come si veste il neonato d’inverno?

novembre 3, 2011 § Lascia un commento

sos corredino

Quando ero incinta mi chiedevo spesso: “ma come lo vesto?”  Così uno dei primissimi post di questo blog parlava dei pezzi basic per il guardaroba del neonato nato in estate. Per completare questa panoramica, mi affido all’esperta. A Francesca di Baby planner Italia. Per il suo primo guest post su i baby planner tips.
Se la nascita è prevista per gennaio e i mesi freddi, cosa comprare per avere tutto, senza spendere troppo?
Prima di tutto parliamo di “quanto” comprare. In genere, consiglio di preparare un corredo del neonato che ci permetta di evitare di andare in giro per negozi per almeno le prime 8 settimane dalla nascita del bambino. Questo soprattutto quando il bambino nasce nei mesi più freddi: da dicembre a febbraio. Comprare tante cose per i mesi successivi, non è indispensabile e può essere uno spreco, perché non sappiamo come crescerà il bambino e come varierà la stagione. Inoltre dopo le prime settimane andare in giro per acquisti può rappresentare anche un occasione di svago per la neo-mamma!
Preparando il corredino per un bambino che nasce a gennaio, ecco ciò che è indispensabile avere.
Prima di tutto i body a maniche lunghe, in cotone organico al 100%. Vi consiglio quelli che si aprono davanti. Sono molto comodi e vi permettono di evitare tante manovre durante il cambio.
Sopra il body, completini spezzati, composti da coprifasce di lana con la chiusura
dietro la schiena, di colore pastello, da abbinare a ghettine neutre. Mi raccomando che la lana sia pura al 100%! Le ghettine sono molto comode per il neonato e molto pratiche per i genitori che devono toglierle e metterle ogni due tre ore!
In alternativa, soprattutto dove il clima è più mite e le case molto riscaldate, si possono scegliere le tutine di ciniglia invernale.
Aggiungerei anche un vestitino per le occasioni ufficiali.
Per uscire ci sono tante tutine imbottite con o senza i piedi. Ma, secondo me, la soluzione più comoda è quella del piumino da inserire all’interno della carrozzina. Vi permette di mantenere al caldo il bambino quando siete all’esterno e quando entrate in un locale riscaldato, basta aprire il piumino per far prendere aria al bebé. Mi raccomando portate sempre con voi una copertina di lana per avvolgerlo all’occorrenza e una cuffietta o cappellino di lana.
Come funziona una sessione di baby shopping con te?
Prima di tutto cerco di capire che tipo di esigenza ha la mamma, se è disponibile ad andare in giro per negozi e in quale zona della città vive. Una volta esaminare le sue esigenze, identifico i negozi e gli articoli che potrebbero interessarle. Si pianifica un incontro che può variare da una a quattro ore a seconda della tipologia di richieste. Nel caso di un corredino si potrebbero impiegare almeno quattro ore, ripartite anche in più incontri. Se poi la mamma è impossibilitata ad uscire di casa, posso provvedere all’acquisto, previa sua verifica degli articoli e del budget da spendere.
Per ogni elemento del corredo ci sono tantissime marche e negozi che potrei consigliarvi. In più è possibile usufruire di una serie di sconti presso importanti negozi di Roma e Milano. Baby Planner Italia non riceve nessuna commissione dai negozi, ma vi consiglia solo i prodotti più adatti e per di più scontati. In questo modo la vostra spesa è più che ricompensata!
Per contatti: Francesca, info@babyplanneritalia.it; http://www.babyplanneritalia.it/; +39 348-3934278 – con il coupon per maternity leave, sconto del 10%

Della serie role model: le mompreneur di Francesca Amé

luglio 27, 2011 § 5 commenti

Mompreneur. Suona chic. E smart. Che cosa significa? Mamma imprenditrice. Il trend del momento in fatto di “small business”. In America esiste il “The MOMpreneur magazine”. La mompreneurs online community.
Io dimentico sempre dove va inserita la u. Così cerco e ricerco su google. Ed ogni volta trovo qualcosa di nuovo. 
In Italia, ne parla Francesca Amè su Style. Francesca è una giornalista. Una blogger. Una mamma.
Ho domandato a Francesca di aiutarmi a capire meglio chi sono queste mompreneur. Cosa hanno di speciale. Perchè lo fanno. E se esistono anche i DADpreneur! Ecco cosa mi ha spiegato.

“Sono ormai una decina le mamme imprenditrici che ho intervistato per Style.it e molte di più quelle che ho conosciuto, a volte anche per caso, in questi ultimi anni. L’idea della rubrica mi è venuta quando il direttore di Style.it mi ha chiamato a collaborare con il webzine per il canale Mamme: volevo occuparmi di qualcosa che non fossero le “solite cose” mamma&bambino (utilissimi articoli di servizio su allattamento, svezzamento, nanna, abbigliamento). Avevo voglia di parlare d’altro. Forse perché sono una giornalista free-lance e per scelta (e un po’ per necessità) non ho avuto nessun maternity leave ma ho lavorato subito prima e subito dopo le mie gravidanze (ne ho parlato, suscitando un po’ di dibattito, qui) volevo confrontarmi con chi ha fatto della maternità un momento di “cambio vita”.  

Le mompreneur che ho incontrato finora sono donne volitive, molto determinate. Pronte a lavorare anche di notte, quando i bambini dormono, pur di portare avanti il loro progetto imprenditoriale. Ma sono anche donne che hanno dovuto fare una scelta perché in ambito aziendale si sono scontrare con quel famoso “soffitto di vetro” che nei casi delle mamme diventa di acciaio: l’impossibilità di conciliare famiglia e lavoro. Di crescere nella propria carriera senza delegare troppo la cura della famiglia (figli e marito!).
Alla base di una scelta imprenditoriale deve esserci sempre una buona idea, e una buona dose di coraggio. Oserei dire che le mompreneur, in quanto mamme, ne hanno da vendere (devono averlo perché fanno un lancio nel vuoto, spesso dopo aver rinunciato a uno stipendio fisso).
Che cosa cercano queste mamme? Direi realizzazione nel lavoro, magari facendo qualcosa di utile (non a caso molte si ritagliano lavori su misura per mamme come loro, ad esempio negozi on line di articoli per bambini, asili nido o altro)  e soprattutto la possibilità di un lavoro flessibile (che, attenzione, non vuol dire di meno). La possibilità di andare a prendere i figli a scuola, di assistere a una loro recita scolastica, di dare loro il bacio della buona notte dopo aver cenato insieme, di riprendersi la vita…
Sono donne toste, quelle che ho incontrato. Molto più toste degli uomini.
Non mi risulta esistano i dadpreneur per il semplice fatto che, sul tema conciliazione vita-lavoro, è sempre la donna a fare un passo indietro.
Sfigata?
No, più furba.
Perché vuole il meglio di tutto, perché non è disposta a perdersi, come molti padri fanno, le tappe irripetibili della vita dei propri figli (e se lavori 10 ore fuori casa te le perdi eccome….). Sicuramente è più stanca, stressata, arrabbiata, certamente meno remunerata.
Più felice? Per quello che ho visto sinora, direi di sì.”
——–
Francesca, grazie mille per il tuo contributo. Se volete leggerne di più. Visto d’Amé. Una rassegna stampa al femminile (per mamme e non solo). Dove Francesca parla di questo e molto altro.

Dream nursery – Intervista a Valentina VmnP, il mio guru in tema di design per bambini

giugno 10, 2011 § 4 commenti



Valentina in uno scatto di Marie Sjoberg 

E’ arrivato il momento di raccontare come è nato questo blog. Sotto la doccia, (uno dei miei pensatoi preferiti!). Riflettevo su una frase pronunciata da un’amica di amiche. Anche lei in congedo maternità. “Ho iniziato a dare lezioni di spagnolo, mi serviva qualcosa per tenere acceso il cervello” (sì a “dare” lei è bi-, tri- non so quanto lingue…). Comunque. Volevo tenere il cervello acceso anche io. “Potrei aprire un blog!” E mentre l’acqua scorreva, è arrivata l’idea per il primo post. Un’intervista a Valentina, autrice di design per bambini. Ed ho capito che il blog lo avrei aperto sul serio! Poi quando raccontavo l’idea ad amici e parenti, dicevo sempre…”per esempio, potrei intervistare l’autrice di design per bambini..”.
Bhe eccola questa intervista! E’ chiaro quanto ne sono orgogliosa?


Lei ha un blog semplice, funzionale ed allo stesso tempo bello. Come il design. E’ divertente, piena di fantasia e curiosità. Come i bambini. E Filippo la deve ringraziare per il suo albero, il suo seggiolone e la sua macchinetta della Sirch (ma per questa ha decisamente contribuito anche zia Cecilia!).
Adesso smetto di parlare io e lascio parlare lei! Prima di come arredare la stanza di un bambino. E poi un po’ di lei…


Allora Valentina, da dove si comincia? Dal colore delle pareti?..Dal lettino?

Mah, io direi che non c’è una regola. Io consiglio sempre di cominciare dai dettagli,

da una lampada di cui ci siamo innamorate, un bel tappeto che ci ha colpito, o magari da un vecchio tavolino che abbiamo trovato dal rigattiere. Cominciare dai dettagli, dagli accessori quindi, che in una cameretta sono gli elementi che fanno la differenza! E poi una volta decisi 2 o 3 elementi avremo quindi, senza volerlo, una strada tracciata da seguire per lo stile ed i toni che vogliamo dare all’ambiente e sarà più facile scegliere il resto.


Quali sono le 3 regole d’oro da non dimenticare mai per creare una stanza dei sogni?

Uh, che domanda difficile! Io direi innanzi tutto che non bisogna pretendere di avere tutto in fretta. Specialmente nella stanza di un bimbo, che dovrà adattarsi alle sue mutevoli esigenze, io sconsiglio di comprare tutto subito ed in una volta. Quindi la prima regola direi è che non bisogna dimenticare che una camera dei sogni si costruisce con pazienza e con un po’ di tempo.
Altra regola fondamentale la riassumerei con una celebre frase di Mies van der Rohe “Less is More”, quindi il mio secondo consiglio è di scegliere prima pochi elementi essenziali, di lasciare spazio libero nella stanza e non esagerare con decorazioni ed oggttini vari: si fa sempre in tempo ad aggiungere elementi se non siamo soddisfatti dell’atmosfera che abbiamo ottenuto, privarsi di qualcosa di bello che abbiamo acquistato invece è sempre difficilissimo!
La terza regola è poi sicuramente quella di guardarsi molto intorno, magari se si ha in previsione di ristrutturare un ambiente della casa consiglio di comprare riviste specializzate, guardare on-line portali e blog (come il mio per esempio !!! ;) ) e magari chiedere il parere di amici, insomma prima di partire all’azione direi che è buona regola confrontarsi, anche se non avete un arredatrice come amica, il parere degli altri porta sempre nuovi spunti ed idee.

E se i mobili ci sono già? quali idee per personalizzarli/rinnovarli?
Aimee Wilder

Io, per esempio, adoro i mobili vecchi reinventati, ridipinti, magari modificati. Adoro le poltrone vecchie tappezzate a nuovo con tessuti originali e colorati. E poi adoro la carta da parati, magari messa solo su una parete, è sicuramente in grado di rallegrare un vecchio comò della nonna che vogliamo conservare. Ora che anche in italia c’è amazon consiglio in questo caso di fare un piccolo investimanto e di comprare qualche libro on-line, i migliori naturalmente sono stranieri, ma in fondo bastano le immagini per prendere qualche buono spunto.

Messi da parte i soliti orsetti in cerca di miele, quale possono essere dei temi non banali e divertenti su cui basarsi per costruire l’arredamento di una stanza di un neonato?
Hemea
Zethos
Non ci vuole davvero nulla! Basta solo saper navigare in internet per trovare motivi decorativi non banali. Proprio la settimana scorsa sono passata per un lavoro che sto seguendo in un negozio di carte da parati e evitando di proposito i cataloghi per bambini ho scovato tamtissime cose colorate e decorative adattissime ad una cameretta, dalle semplici forme geometriche stile anni 70 a motivi floreali stilizzati, in realtà per decorare un ambiente basta davvero poco, anche solo dei pois colorati!
Quali sono i tuoi negozi online preferiti?

Uh che domanda! Per il mio blog sono iscritta a decine di newsletter di negozi e produttori per essere aggiornata sulle novità, è davvero difficile rispondere…Sicuramente però se cerco qualcosa di particolare faccio sempre prima una ricerca su Etsy e Dawanda

Qualche lettura da suggerire sul tema? 
Prima di qualsiasi libro o rivista d’arredamento consiglio davvero a tutti la lettura di Una casa a misura di bambino” di Grazia Honegger Fresco, un libro decisamente “teorico”, nel senso che non ci troverete fotografie di interni, ma allo stesso tempo dallo spirito pratico, è infatti pieno di schizzi e istruzioni per costruire mobili e giochi per bambini. Utile davvero per tutti i genitori, montessoriani e non! (la Honegger-Fresco è infatti una grandissima allieva della Montessori)

Ed ora qualche domanda per conoscere meglio Valentina:


Bionda o bruna?

Bionda nell’animo ma noiosamente castana chiara nella vita reale. Ho sempre pensato di tingermi biondo-Marilyn ma mi è sempre mancato il coraggio e quindi ripiego spesso e volentieri su colpi di sole biondo ramato.

Colore preferito?

Dipende…per gli abiti il nero, per gli arredi il bianco, per i fiori ed il lipstick rosso fuoco
Una cena con Oscar Niemeyer o un brunch Maria Montessori?


Daniel Craig

 Nulla di tutto ciò, al momento detto proprio tra noi prefereirei un pranzo al cardiopalma con il mio 007 preferito, Daniel Craig, che con la calma piatta di questi giorni tra poppate e rigurgiti un po’ di action mi ci vuole proprio. E poi Mr Craig è quel misto perfetto tra gentiluomo britannico e tamarro spaccone, sublime!


La soddisfazione più grande che ti ha regalato il tuo blog?

Le grandi soddisfazioni non sono state tanto quelle professionali, quanto piuttosto quelle umane. Proprio recentemente per esempio, rendendomi conto che non riuscivo a postare causa fresca maternità, ho chiesto aiuto ad un po’ di mamme e blogger conosciute da quando bloggo e sono davvero tutte corse in aiuto. E’ stato davvero bello constatare la disponibilità nei miei confronti di così tante persone. E poi cose come quella che mi racconti tu, che dopo aver deciso di aprire un blog, avevi deciso di cominciare con una mia intervista, o come quando mamme o papà mi scrivono per avere consigli sulle cose più disparate: è davero una grande soddisfazione sentire la stima e la fiducia dei miei lettori!



La cosa più importante da insegnare ai tuoi figli?

L’equilibrio tra gioco, divertimento ed impegno per ottenere quello in cui si crede.


“VmnP – Vorrei mai non Posso” ma poi hai fatto lo stesso?

Anche io ho aperto il blog per dare sfogo ad una crescente passione, non ci ho pensato troppo sotto la doccia, a me la scintilla venne passeggiando 2 anni fa per il salone satellite che in quell’edizione metteva in mostra molte cose per bambini che poi sono diventati i miei primi posts. Vorrei ma non Posso l’ho pensato per ironizzare sul cliché che il design è sinonimo di lusso e prezzi esagerati, cosa che spero sia riuscita un pochino a smitizzare con le tante segnalazioni di questi anni


Valentina, grazie davvero per il tempo che hai dedicato a quest’intervista. Ti prometto che (almeno per un po’) ti lascerò in pace!

Istantanee – intervista a Elena Kloppenburg fotografa professionista (e blogger)

aprile 8, 2011 § 3 commenti

A giugno dello scorso anno, quando la mia pancia era diventata davvero ingombrante, avevo pensato di regalarmi un bel servizio fotografico. Mi ero immaginata a 60 anni, come la protagonista di “La neve del cuore”. Sarah Jessica Parker, fidanzata sbagliata di Filippo avrebbe regalato a me e tutta la famiglia una foto di me incinta. Uno scatto in bianco e nero. Tutti ci saremmo commossi e nostro malgrado avremmo accolto Sarah in famiglia.
Mi avevano suggerito due fotografi, entrambi maschi, entrambi conoscenze del passato. La timidezza ha prevalso sulla saggezza ed ho desistito. Peccato. Niente foto. Niente Sarah Jessica Parker.
Qualche tempo fa, navigando in cerca di un fotografo professionista per immortalare il mio capolavoro nei suoi tenerissimi sei mesi (bhe, questa volta non la perdo l’occasione! Mai sbagliare due volte…) ho scoperto che la “pregnancy picture” è sbarcata anche a Roma e ci sono diversi professionisti/e che offrono servizi del genere.
Elena Kloppenburg mi ha colpito per la luce dei suoi scatti. I suoi bambini sembrano tutti piccoli angeli. Le ho chiesto di rispondere ad alcune domande su come fotografare pance e bimbi piccoli e su come funziona un servizio “maternità”.
Elena, con entusiasmo, mi ha svelato un po’ dei suoi segreti. Qui di seguito la sua intervista e alcune delle sue bellissime foto. Un grande ringraziamento ad Elena per il tempo che ha dedicato a questo post.
Iniziamo dal momento, qual è il mese di gravidanza migliore per fotografare una “pancia”?
Dipende. Per fare un servizio fotografico l’ultimo trimestre è quello migliore perché la pancia è bella rotonda. Se vi sentite bene si può fare il servizio fino al nono mese!

Ho avuto due clienti che hanno partorito pochi giorni dopo il nostro servizio. Se invece pensate voi di documentare da sole la vostra gravidanza, vi consiglio di iniziare subito! Scegliete una parete semplice e spoglia di casa vostra dove c’è una bella luce indiretta e fatte uno scatto di profilo una volta al mese o addirittura una volta alla settimana! Se vi ricordate esattamente il punto in cui vi mettete sempre e dove metterete la macchina fotografica, sarà poi divertente fare un piccolo video stop motion come questo con le vostre foto.
E l’abbigliamento? Come ci vestiamo?
Vanno bene tutte le cose aderenti che fanno vedere bene la vostra bella pancia! Se si vogliono fare delle foto a pancia scoperta, è meglio non mettere vestiti che lasciano segni per circa due ore prima di fare le foto.


Poi per il servizio consiglio un vestito corto aderente o la combinazione maglietta e jeans. Ma la cosa più importante è che vi sentite a vostro agio e che scegliete vestiti che rappresentano il vostro stile. Da evitare le righe piccole, perché con il digitale fanno uno strano effetto, e quando si scatta nel sole diretto anche il bianco, perché riflette troppo.
Qualche consiglio per le foto fai da te. Dopo aver armato di macchinetta digitale mariti/compagni/parenti/amici; come ci mettiamo? cosa facciamo? dove andiamo?
Guardatevi le foto che vi piacciono (per esempio su flickr, nelle riviste) e cercate di copiare il concetto: quelle più facili sono quelle fatte di profilo, per far vedere quanto è grande la pancia e magari la foto con le scarpine o calzette davanti alla pancia. Fate degli scatti a diverse ore della giornata per vedere quando c’è la luce più bella a casa vostra e portate con voi sempre la macchina fotografica, così se vedete una bella opportunità per immortalare la vostra pancia siete preparati. Da evitare le foto di sera con il flash, magari anche con dietro la stanza in disordine
E invece qualche consiglio “tecnico” per chi “scatta”?
Evitare la luce diretta che è troppo dura, trovare uno sfondo “pulito” senza distrazioni come un muro di casa vostra e fare ridere la mamma modella per un’espressione naturale. Come modalità per le macchinette va benissimo il modo automatico. Se siete all’interno e non c’è tantissima luce, impostate un ISO più alto e spegnete il flash (si può fare cliccando sul simbolo del flash e scegliendo disattivazione forzata), ma attenzione a non muovere troppo la mano quando scattate, se no non vengono nitide le foto. Saranno ricordi molto belli, ma leggere bene la luce è una cosa che va imparata con molto, molto esercizio. Quindi se volete ricordi più speciali, magari anche da ingrandire, vi consiglio di affidarvi anche ad un(a) professionista :-)
Ci puoi descrivere la tua foto in maternità preferita? 
Risposta: Quella che fa vedere l’emozione vera. Magari il papà che appoggia il suo orecchio sulla pancia e sorride felice, oppure quando trovo un accessorio perfetto a casa della mia cliente e riesco ad utilizzarlo in una foto (per esempio il globo – della foto qui sotto). Comunque è difficile scegliere perché dipende sempre dal contesto e dalla mia modella…
Se invece vogliamo affidarci alla macchina di un professionista, cosa possiamo aspettarci? Come si svolge il servizio? 
Quando organizzo i servizi di maternità, cerco di sapere qualcosa sulla mamma prima che iniziamo di scattare. Ci scambiamo delle email e parliamo qualche minuto prima di iniziare, così capisco cosa ha in mente e che tipo di scatto vorrebbe. Solitamente scattiamo a casa sua, perché è il posto più intimo e le foto acquistano secondo me ancora più valore perché sono stati riprese nella propria casa e quindi rappresentano ancor di più un pezzo della propria memoria. Non mi serve molto spazio, ma soltanto uno o due angoli con magari una parete vuota e una finestra. Quando inizio ho in mente delle pose dai quali partire e porto degli accessori carini, ma mi lascio sempre anche ispirare dal luogo dove scattiamo e dalla persona che ho davanti. Cerco di rassicurare molto la futura mamma (io odio essere fotografata, quindi capisco bene chi si sente a disagio!). Poi trovo davvero belle tutte le donne incinte. Ci sono dei trucchi per mettere in risalto i lati migliori di ogni persona e io vorrei fare vedere alle donne che fotografo quanto sono belle. Quindi a loro non faccio mai vedere foto brutte. Tutti i provini che metto poi online sono state elaborate e ritoccati ma senza farli sembrare finti. Se c’è anche il compagno o marito, mi piace molto fare delle foto anche con lui e se ci sono già altri figli, si possono realizzare dei ritratti tenerissimi o anche spiritosi. Insomma, cerco di creare un’esperienza piacevole e la cosa che sento di più alla fine dei servizi è: “mi sono divertita moltissimo!”
Le foto-maternità sono davvero particolari. Perché siamo più vulnerabili, più “esposte”, e se le foto non verranno bene, non avremo una seconda opportunità…(non con la stessa pancia, almeno!) quali sono le domande che faresti tu ad un fotografo/a per scegliere se farti fotografare da lui/lei se fossi incinta? 
Risposta: secondo me è molto importante che il fotografo o la fotografa (secondo me le donne sono più brave in questo genere di fotografia ;-) sappia trasmettere sicurezza e possa dare delle istruzioni precisi in modo semplice e simpatico. Non è sempre facile trovarsi davanti all’obiettivo e ancora meno in gravidanza con molti chili di più! Quindi è importante che il fotografo abbia l’esperienza di lavorare con persone “normali” e non faccia solo ritratti “glamour” con modelle professioniste, perché deve saper dirigere attivamente la modella e non aspettare che faccia da sola. Più di fare domande precise, credo che si debba capire se c’è un buon feeling con il fotografo, se è disponibile e se vi piace il suo stile fotografico. E’ anche utile capire se ha bambini e quindi se ha vissuto la gravidanza in prima persona (secondo me è difficile capire pienamente sia la meraviglia sia le mille insicurezze di quel periodo se non ci sei passata/o!). Poi con una donna molte future mamme si sentono forse più a loro agio, specialmente se si vogliono anche realizzare dei nudi artistici.
In Italia, tutti chiamano un fotografo per il matrimonio. In pochi, invece, per l’arrivo di un bambino. Secondo te come mai?
Il fatto è che pochi sanno che esiste questo tipo di servizio. I miei clienti sono sempre felicissimi di avermi trovato e apprezzano particolarmente che vengo a casa loro per fare i ritratti e quindi rendo più facile per loro realizzare il servizio. Perché è ovvio che quando nasce un bambino, la nostra vita diventa per un po’ di tempo più caotico e difficile da organizzare e il servizio fotografico non sempre è facile da coordinare se si deve andare in uno studio con un bambino piccolo (e borsa cambio, e biberon, e fasciatoio mobile, e carrozzina etc ;-) . Con internet e la diffusione del lavoro di alcune fotografe come Anne Geddes, c’è però sempre più interesse per ritratti artistici dei bambini anche piccolissimi. Ultimamente ho avuto tantissime richieste non solo da mamme interessate a far realizzare un servizio, ma anche da persone (colleghi, amici e parenti dei neo-genitori) che volevano regalare un servizio fotografico per la nascita di un bambino, perché è un regalo molto apprezzato e davvero originale. Io credo che in pochi anni il servizio fotografico dei neonati e dei bambini sarà un fenomeno molto più diffuso. Anche se non arriveremo subito al livello americano (dove si realizzano spesso diversi servizio ogni anno!) sono sicura che diventerà un passaggio quasi “obbligatorio” per molti genitori.
Tu sei tedesca. Nel tuo paese è più diffusa questa abitudine? E negli altri in cui hai vissuto?
La Germania è un po’ come l’Italia e solo da poco esiste la figura del fotografo di bambini che non sia quello tradizionale in studio. Il trend della fotografia dei bambini, così come la interpreto io, arriva invece dal mondo anglosassone e in particolare dagli Stati Uniti.
E’ una consuetudine abbastanza consolidata mandare a colleghi ed amici qualche foto di mamma e bimbo i primissimi giorni. Spesso a dir la verità sono foto un po’ bruttine…dove spicca il verdino delle pareti e le occhiaie della mamma più che la bellezza del neonato e la gioia del momento. Puoi regalarci qualche consiglio per le foto in clinica/ospedale?
Spostate la mamma (o il papà) con il bimbo in braccio vicino alla finestra e fate una foto lì. Non sempre è bello scattare il piccolo sdraiato nella sua cullina, perché spesso la faccia sembra distorta o schiacciata. Meglio un ritratto da vicino in braccio a mamma e papà o un scatto di un dettaglio come la sua piccola manina, impostando sulla vostra macchina fotografica la  modalità macro o meglio ancora, chiamare una fotografa che vi realizzerà gli scatti bellissimi e vi farà anche un elegante biglietto di annuncio nascita ;-)
Ultima domanda. Nelle tue foto, i piccolissimi sono spesso nudi oppure avvolti in morbide coperte. Come mai?
Io cerco di arrivare sempre il più possibile alla semplicità e all’essenziale nelle mie fotografie, riducendo al più possibile gli elementi che potrebbero distrarre. Faccio naturalmente anche foto in cui i bambini indossano i vestiti, ma le più belle e quelle che non invecchieranno mai anche come stile fotografico, sono quelle in cui si vede il bimbo o la bimba così come sono nati. Sono anche quelle più difficili da realizzare e ci vuole molta, molta pazienza! Non per caso i miei servizi di neonati durano ca 3 ore! Ma credo che trasmettano tutta la dolcezza e tenerezza di quella età che passa così velocemente.
—–
Elena ha anche un blog dove troverete altre bellissime fotografie a cui ispirarvi. Io l’ho spulciato (e continuerò a farlo!) in cerca di consigli per fotografare Filippo. Vi suggerisco, tra gli altri, questo post sui “dettagli” dei neonati e quest’altro in cui troverete delle tabelline per gli orari dell’allattamento preparati da Elena.
Elena, ancora grazie mille per le tue risposte e complimenti per il tuo lavoro ricco di poesia!

Bilingue per gioco

marzo 21, 2011 § 1 commento

by Getty Image

C’è un unico regalo che vorrei davvero a tutti i costi fare a Filippo. Insegnargli le lingue. Mi sembra come potergli offrire una chiave universale per aprire tantissime porte. Per poter leggere l’intensità di un poeta, per avere amici diversi, per sentirsi a proprio agio nel mondo. Mi piacerebbe essere una mamma bilingue, come la mia amica Anna, che parla tutto il giorno con il suo Maximilian in tedesco oppure avere un marito/nonna/zio che gli parli in francese, come alla piccola Benedetta. Ma io, papadifilippo e tutta la filippo-famiglia siamo romanissimi. Come (e cosa) fare, allora?

Noi abbiamo trovato tantissime risposte in un sito, un blog, un ebook (e molto altro) curato da un’attivissima mamma poliglotta: Letizia Quaranta.bilinguepergioco, troverete qui. Qui, un recente post del suo blog, sulle potenzialità dei piccolissimi per le lingue straniere. E di seguito, la mail che le ho scritto io qualche mese fa e le risposte che Letizia (gentilissimamente e velocissimamente) mi ha fornito.
 Sul suo sito,

moltissime informazioni per aiutare i vostri bambini ad imparare le lingue. Letizia è stata già intervistata da altre mamme-blogger e giornaliste. Trovate tutte le sue interviste

Ciao Letizia, io sono la mamma di Filippo, 3 mesi. Non sono madrelingua ma vorrei comunque insegnarli delle lingue straniere. Quando posso cominciare?
Subito! 3 mesi vanno benissimo per iniziare, basta farlo nel modo adatto ad un bambino di 3 mesi, cioè in sostanza, tante canzoni, qualche libretto, filastrocche, cose così, da proporre condite con tantissime coccole!

Ci piacerebbe insegnarli due lingue: inglese e spagnolo. E’ un obiettivo troppo ambizioso? Posso iniziare contemporaneamente?
Dipende. Se deve imparare da te entrambe, non partirei con due lingue. Meglio concentrarsi con una, che è già un impegno importante, soprattutto da parte tua. Perchè per ottenere dei risultati, devi avere molta di costanza. Se invece magari l’inglese lo impara da te e lo spagnolo da una baby sitter, il discorso cambia.
Sarà comunque importante mantenere dei metodi distinti che aiutino il bambino ad orientarsi tra le due lingue. Per esempio, giochi, libri e momenti diversi per inglese e spagnolo.

In famiglia possiamo aiutarlo con l’inglese, ma ho paura di passargli un accento sbagliato o qualche mia espressione sgrammaticata…
Questo è un dubbio che blocca molti genitori non madrelingua. Ho pubblicato a riguardo, un’intervista con un’esperta Antonella Sorace,  professoressa di Developmental Linguistics presso l’Universita’ di Edimburgo, che afferma: “I bambini sono grandi ‘regolarizzatori’. In genere non imparano i tipici errori prodotti dai parlanti non nativi, soprattutto se hanno occasioni frequenti di sentire la lingua da piu’ persone.” Quindi, no worries… però giustamente fai il possibile per creare le condizioni per fargli sentire la lingua anche da altre persone e da native speaker. Non occorre fare tutto subito, la televisione o i DVD in lingua, le vacanze all’estero, i campi estivi verranno dopo, anzi molto dopo, l’importante è che arrivino, e che fin da subito ci sia la consapevolezza che la lingua deve essere un’esperienza sociale, non limitata solo al genitore.

Ho letto che consigli di applicare un metodo con costanza. Ho letto che va bene qualsiasi metodo. Io avrei pensato di utilizzare un pupazzo, Jack the cat, venuto da Londra per parlare inglese con Filippo. Quando giochiamo con lui, io o il papà, gli parliamo in inglese. Cosa ne pensi?
Fai benissimo a dire di trovare un metodo adatto a voi, qualsiasi metodo va bene, purchè vada bene per voi, non richieda forzature, e sia vissuto con gioia e senza pressioni per nessuno. E’ importante ricordare che non si è insegnanti, ma solo genitori. Comunque l’idea del pupazzo è ottima, forse però la utilizzerei insieme ad altri strumenti. Come dire, il libro in Inglese al bambino magari glielo puoi leggere tu, senza dover mettere il pupazzo di mezzo, se no rischiate di passare più tempo a parlare col pupazzo che tra di voi…

Realisticamente, quali risultati possiamo ottenere, “giocando all’inglese” 2 ore a settimana?
Non posso fare pronostici, anche perchè tutto poi dipende all’implementazione, dalle microdecisioni che vengono prese volta per volta, e dal bambino stesso. In termini generali è realistico aspettarsi una buona comprensione della lingua, se poi ci sarà anche l’uso attivo della stessa dipende. Comunque, ti invito a pensare a questa esperienza sui tempi lunghi, anche perchè probabilmente darete anche tanti altri stimoli per imparare le lingue, come le vacanze all’estero, no?

Mi piacerebbe partecipare ai tuoi playgroup, da quale età si può iniziare? 
Si può partecipare anche da piccolissimi, anzi prima si inizia e meglio è, ma per precauzione è meglio iniziare  quando si sono fatti i primi vaccini, quindi dopo i 4-5mesi. I playgroup sono l’opportunità che giocare insieme con l’Inglese, mamma e bambino ( o papà ovviamente), ma anche insieme ad altri bambini. Sono un’occasione full immersion, e questo dà un senso alla lingua, crea un contesto in cui è necessario parlarla per comunicare. Per saperne di più sui playgroup http://bilinguepergioco.com/playgroups/inglese-per-bambini-e-genitori/.

Guest post di Tavole Romane: 10 Locali Family Friendy – a Tavola con i bambini

marzo 1, 2011 § 3 commenti

 Immagine tratta dal Guardian ”Bringing up baby” (Jamie Grill/Getty)
Da quando ho scoperto i blogs, li consulto prima di fare qualsiasi cosa: cucinare, vestirmi, scegliere un regalo, mangiare.
Da qualche mese, quando cerco un ristorante a Roma, digito sempre Tavole Romane. I locali recensiti sono tantissimi, le informazioni molto precise, le descrizioni così accurate che sembra di viverli. Ma, soprattutto, si legge una grande passione: per il buon cibo, per il buon servizio e per condividere quello che si ama con gli altri.
Un sabato mattina, mentre cercavo un ristorante per una delle nostre cene “6 adulti+1bambino+3passeggini”, mi è venuto in mente che sarebbe stato utile un elenco di locali “carrozzina friendly”. Sì perchè mi piace molto uscire con Filippo (e continuare ad avere una vita sociale!), ma bisogna scegliere il locale adatto.
Così ho chiesto ai miei esperti. E sono stata subito esaudita. (vedi la passione?!!)
Qui di seguito il post di Tavole Romane, buona lettura e grazie mille a Tavole Romane per questo regalo!
——
Su invito di Mammadifilippo ci siamo ritrovati in questi giorni a rivolgere i nostri pensieri a famiglie e bambini.   
Tutto nasce qualche settimana fa quando Mammadifilippo ci contatta e ci chiede se siamo interessati a scrivere un post per il suo blog
Maternity Leave
, dedicato a Tavole carrozzina friendly (così le chiamava!) consigliate a Roma. E già, locali adatti per sostare con carrozzina al seguito e nel contempo per mangiar bene.
Senza esitare abbiamo accettato rincarando la dose e proponendole così una selezione di Tavole che si prestano in parte ad ospitare i bimbi neoarrivati, in parte i più cresciutelli.
Dopo giorni e giorni di riflessioni dobbiamo ammettere che non è stato per niente facile e che la selezione non è esattamente aderente ai “buoni” propositi: su questi temi Roma – a nostro avviso - ha ancora tanto da fare per rendere confortevoli le soste gastronomiche alle famiglie e mettersi così al pari con altre capitali europee, soprattutto del Nord!
Chissà che questi pensieri non possano essere da stimolo…
Facendo un caro in bocca al lupo a MammadiFilippo per questa sua avventura fatta di “annotazioni, curiosità e informazioni per neo e future mamme in congedo per maternità“…
…ecco dunque la nostra selezione, in rigoroso ordine alfabetico.   
1. BioBioBar nella Casa internazione delle Donne. Aperto da mattina a sera 09:00-20:30 (per colazione, pranzo, aperitivo) con menu creativo a base di materie biologiche, che cambia praticamente ogni giorno. Children care: un’oasi di pace – dedicata alle donne - in cui indugiare
qualche ora in tranquillità e favorire il sonno dei bimbi più piccini. Specie col bel tempo nel grazioso giardino. Siamo arrivati a questo indirizzo tramite un fidato passaparola. Anche se non l’abbiamo ancora sperimentato (lo faremo presto!) ci è sembrato calzante per questa selezione.
Indirizzo: via di San Francesco di Sales 1A (Trastevere)
Tel. 06.68809989
2. BioRISTORANTE della Città dell’Altraeconomia, aperto solo la domenica. Menu fisso a 20€ con piatti a base di ingredienti biologici provenienti perlopiù da cooperative della periferia romana. Si trovano anche preparazioni etniche e vegetariane. Segnaliamo nella stessa location il BioBAR e il BIOBISTROT aperti anche durante la settimana. Nel mese di marzo organizzano un bioMercato tutte le domeniche. Children care: tavolini e sedie all’aperto in un grosso spazio adatto per sostare e per far giocare i bambini. A pochi passi durante il weekend si anima uno dei nostri Farmer’s Market preferiti.
Indirizzo: l.go Dino Frisullo snc ( Testaccio ex Mattatoio)
Tel. 333.8347870
3. Casetta di Campagna. Pasta fatta a mano e carne alla brace nella Casetta York Ristorante, fragranti pizze nella Casetta Rustica Pizzeria. Tutto in un unico complesso. L’ambiente della pizzeria è informale e piuttosto rumoroso, mentre quello del ristorante più ricercato e tranquillo. Children care: ampi spazi sia interni sia esterni immersi nel verde; possibilità di menu personalizzati nella Casetta delle Feste per party pomeridiani dedicati ai più piccini.
Indirizzo: via Affogalasino 40 (Monteverde/Casaletto)
Tel. 06.65743230 
4. Il Corvo Allegro. Ampia offerta di piatti tradizionali (carne e pesce) e pizza ben lievitata cotta a legna. Secondo noi i tagli di carne – cotta nella versione alla brace o al sasso  – sono il pezzo forte. Location nel verde all’interno di un campeggio. Children care: ampia sala rustica e terrazza esterna con tavoli ben distanziati; possibilità di organizzare feste di compleanno con uso dei gonfiabili.
Indirizzo: via Italo Piccagli 97 (Cassia/Giustiniana)
Tel. 06.30310826
5. Il Secchio e l’Olivaro. Bruschette, fritti più alta e soffice pizza lievitata lentamente  - 5 gusti in tutto (margherita, con provola, marinara, napoletata e ai funghi) – servita su taglieri già porzionata per essere mangiata con le mani. Il tutto  in ambiente rustico e informale. Children care: nella bella stagione ampio spazio all’aperto con parco bimbi “recintato”; feste per bambini dal lunedi al venerdi dalle ore 16.30 alle ore 18.30 con possibilità di utilizzo dell’area giochi.
Indirizzo: via Portuense 962 (Portuense altezza GRA)
Tel. 06.6552192
6. La Limonaia. Merita la segnalazione per la location veramente unica, un antico casale all’interno di Villa Torlonia con superbi giardini esterni. Un po’ meno per lo svagato servizio e il cibo a nostro avviso “incolore”. Propongono piatti creativi, carne e pizze a legna. Children care:  ampi spazi interni ed esterni adatti ad ospitare le carrozzine; area giochi dedicata ai bambini.
Indirizzo: via Spallanzani 1/a (Nomentana/Trieste) 
Tel. 06.4404021
7. Pagus In cucina un giovane e promettente chef che propone una cucina ricercata. Tra le specialità paste fresche, piatti di pesce e dolci fatti in casa tra cui un lodevole tiramisù. Children care: ogni domenica dalle 13 alle 16 circa (condizioni meteo permettendo) animazione per bambini che consente ai piccoli di divertirsi e ai grandi di godersi un po’ di relax.
Indirizzo: via Carlo Emery (Flaminia/Saxa Rubra) 
Tel. 06.33688724
8. Paneolio. Pizza a legna e sfizi fritti (tra cui le patatine pane’olio tagliate a sfoglie sottili), primi romani e con combinazioni creative, carne alla brace. Children care: spazi ampi (spesso affollati specie il sabato!); prima sala comoda per sistemarsi con la carrozzina; hanno seggioloni Ikea per far accomodare i piccoli ospiti a tavola.
Indirizzo: via del casale della crescenza, 25 (Flaminia/Due Ponti) 
Tel. 06.3332961
9. Re Grano (il sito web riporta solo l’indirizzo). Pizza alta morbida e fragrante. Servizio e altri piatti a nostro giudizio migliorabili. Children care: ampia area giochi con gonfiabili e personale che tiene sott’occhio i bambini (da 3 anni in su).
Indirizzo: via lago santo, 23 (Eur/Mezzocamino)
Tel. 06.52372983
10. ViViBistrot all’interno di Villa Pamphili. Preparazioni creative a base di ingredienti biologici a pranzo e cena 7 giorni su 7, con menu speciale bambini. Buffet dal lunedì al venerdì all’ora di pranzo e Tea Time alle 17:00. Children care: spazio esterno attrezzato adiacente ad un’area giochi pubblica; atmosfera tranquilla e rilassata all’interno adatta per un pranzo infrasettimanale carrozzina muniti; disponibilità di cestini pic-nic per un déjeuner sur l’herbe; organizzazione di feste private con merenda a buffet nel parco e animazione.
Indirizzo: entrata da via Vitellia 102 (Monteverde)
Tel. 06.5827540

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