Della serie role model: intervista a Miralda Colombo, una mamma che cucina (e scrive!) per bambini
dicembre 13, 2011 § 4 commenti
Della serie role model: intervista doppia a Chiara Cecilia Santamaria e Jolanda Restano
dicembre 8, 2011 § 7 commenti

Questa volte le “role model” sono due. Prese a coppia. Perchè Chiara Cecilia Santamaria, anche conosciuta come Wonderland, autrice del libro “Quello che le mamme non dicono” e del blog Ma che davvero?, mamma di Porpi. E Jolanda Restano, fondatrice di Filastrocche.it, mammacheblog, mammacheclub, blogmamma, fattore mamma e Jopweb. Si sono messe in affari insieme.
Ed hanno creato Mums up – a prova di mamma. Un luogo dove recensire i prodotti per bambini, genitori e via dicendo. Trovare il parere spassionato della vicina di web che ha già provato quello che vorremmo comprare e può spiegarne il bene e il male. Un’idea utile e pratica. Come lo spirito che anima le mamme (ed anche i papà. Ma soprattutto le mamme!). Ecco come ci sono arrivate.
Un po’ su di voi e su come vi siete conosciute:
Descrivila in una frase
Jolanda: Chiara è frizzante, chic, gggggiovane.
Chiara: Jolanda è in gamba, spontanea e molto diplomatica.
Jolanda: la prima volta che ho visto Chiara di persona è stato al MAM, un evento che FattoreMamma ha organizzato al Sole24Ore nel 2009. Non appena l’ho vista sul palco a parlare del suo blog “Ma che davvero?”, ho capito che avrebbe fatto strada!
Chiara: al MAM. Io sono rimasta colpita dall’organizzazione del tutto: un evento per mamme blogger insieme al Sole24Ore, pazzesco!
Jolanda: Mi chiedevo: “Chissà chi è questa mamma che vien fin da Roma per partecipare al MAM!”. Ci eravamo sentite per telefono e già la voce mi aveva incuriosito, non solo perchè mi piace un sacco il suo accento romano. Già dal tono si capiva che era una tipa tosta e piena di iniziativa!
Chiara: che era una specie di Guru del mommyblogging!
Della serie role model: Donatella e The Kidsboutik – consigli per aprire un’attività commerciale su internet
ottobre 20, 2011 § 1 commento
Questa intervista della serie role model ha un’ambizione in più. Come sempre, vuole raccontare la storia di una mamma che ha trovato un nuovo equilibrio. In più, spera di poter fornire una primissima, preliminarissima prospettiva su cosa serve e come muoversi per aprire un’attività commerciale su Internet. Attraverso le parole di chi lo ha fatto. Donatella Cagna. E l’esempio di quello che ha saputo creare. The Kidsboutik.
Donatella, raccontaci: chi sei?
Sono la mamma felice di 2 bimbi stupendi (Noa, il maschietto di 4 anni e Zoé, la bimba di 19 mesi). Belga di origine italiana, vivo in Italia ed a Milano da quasi 14 anni. Come molti ci sono venuta un po’ per caso. Per cambiare, per vivere un’esperienza diversa e non sono mai più partita.
Tutta colpa dell’amore!
Per circa 10 anni ho lavorato nel pazzo mondo delle PR milanesi, per poi approdare nelle pubblicità internazionale dove sono rimasta 4 anni. Il tempo di avere due bimbi!
Poi come accade per molte mamme, conciliare esigenze da mamma ed esigenze professionali è diventato sempre più difficile. Figlia di liberi professionisti, avevo il desiderio di libertà nel dna e volevo mettermi in proprio da molto tempo ma non trovavo l’idea giusta.
Come sei arrivata all’idea di aprire un negozio su internet?
Mi sono accorta che, come molte mamme, avevo sempre meno tempo per fare shopping per i miei piccoletti. Compravo quasi sempre su Internet. Ma all’estero. Perché i prodotti o i marchi che cercavo non erano presenti sul mercato italiano.
Mi sono resa conto che all’estero l’offerta di realtà bellissime come Smallable o Little Fashion gallery, che propongono prodotti e marchi di qualità, è ampia. E che qui in Italia non c’era nulla.
Ho iniziato a studiare un po’ il mercato, le possibilità.
Volevo lavorare da casa senza l’impegno degli orari di un ufficio o di un negozio…
Il mondo del bambino mi piaceva tantissimo ed ho sempre amato cercare e ricercare cose nuove, belle, particolari…
Ho messo tutto insieme ed a ottobre 2010, ho iniziato a lavorare seriamente sul mio progetto (business plan ecc).
L’incontro con il marchio oeuf be good ha dato la svolta decisiva. Lo conoscevo tramite la stampa straniera ed avevo deciso di acquistare un loro letto per mio figlio. In Italia non c’era e l’ho comprato in Francia su Internet. Mi sono innamorata del marchio, del prodotto, dell’azienda e della sua serietà e professionalità. Li ho contattati a novembre ed è iniziata l’avventura. Per me era primordiale averli e poterli fare conoscere al pubblico italiano. Dal momento, che mi hanno dato l’ok, sono partita in quarta ed ho contattato tutti gli altri marchi che m’interessavano come Kidscase, Magic stroller Bag ed altri. Sono andata in fiera a Parigi ed Amsterdam e via.Internet era la scelta giusta per me perché volevo avere una certa libertà di gestione e perché puoi andare a toccare più persone. E’ stata una scelta dettata dal desiderio di poter promuovere marchi o realtà molto belle presso un pubblico esteso.Inoltre, Internet ti da una possibilità infinita di sviluppi, di idee alternative…Io lo vivo come una piattaforma da sviluppare in tutta libertà.
Poi ammetto che sono stata fortunata perché ho fatto degli incontri giusti come il “mio” webmaster o le fotografe con le quali collaboro.
e creatività
Raccontaci…
…qual è stata la cosa più complicata che hai dovuto gestire?
Probabilmente la parte burocratica e soprattutto il business plan. Soprattutto la parte economico-finanziaria!E’ stato molto più lungo di quello che pensavo e purtroppo, in un primo tempo non ho avuto l’aiuto giusto. Così, ho dovuto fare molto da me. Poi, ho incontrato il commercialista giusto che mi ha aiutato a finirlo. Ma avere incontrato queste difficoltà mi ha fatto imparare tantissime cose.
Purtroppo, quando si parla di cifre e che devi andare a convincere una banca di aiutarti, la passione e l’entusiasmo che metti nel difendere un progetto non bastano!
…in generale, quali competenze ti sono servite?
Sicuramente il mio passato nel mondo della comunicazione è stato di grande aiuto.
Ma devi essere brava nella gestione: di te stessa, degli altri, e di tutto quanto riguarda la parte amministrativa.
Bisogna avere idee molto chiare ed essere capaci di trasmetterle con efficienza a chi collabora con te.
E poi, oltre ad essere intraprendenti, bisogna avere coraggio per fare il salto e un pizzico di follia o incoscienza!
…di quanti e quali “partner commerciali” hai avuto bisogno?
Per me sono stati e sono ancora, fondamentali, il “mio” webmaster, che è stato un incontro chiave. Ci siamo capiti subito ed è un partner propositivo. E’ anche un partner completo in quanto cura anche la parte grafica, le comunicazioni su Internet ecc.
Le altre figure essenziali sono le fotografe, il traduttore ed il/la commercialista.
E poi, le banche. Ho avuto la fortuna di incontrare persone che hanno creduto nel progetto. E questo mi è stato di grande aiuto.
…come li hai rintracciati?
Quasi tutti tramite amici. O perché sono amici comuni o perché tramite il loro lavoro mi hanno messo in contatto con le persone giuste. Credo molto nelle sinergie e questo progetto si sviluppa grazie a questo: tante sinergie, tanti incontri. Il detto “da cosa nasce cosa” è 100% giusto in questo caso.
…dove hai preso le informazioni per capire e risolvere le beghe burocratiche?
Su Internet! E presso la mia commercialista che mi risolve tutto! O quasi…E poi, ho avuto molto aiuto dalla mia famiglia in Belgio. Il marito di mia madre, è stata una persona chiave per aiutarmi a risolvere i miei problemi di business plan, alcuni intoppi amministrativi (a volte difficili da capire dall’estero!).
…cosa hai fatto per farti pubblicità?
Campagne web. Facebook. Blog. Comunicati stampa. Cartoline. Tanto passaparola. E la ricerca continua di offrire un servizio e dei prodotti impeccabili. Un cliente soddisfatto è un cliente che torna e che parla bene di te. Non c’è miglior pubblicità. Ma c’è ancora molto da fare. Per mancanza di tempo, non sono ancora riuscita a dedicarmi al blog. Ho la mania della perfezione e se non riesco a fare una cosa nel modo giusto, preferisco aspettare per farlo. Ma arriverà anche lui molto presto.
…quanto tempo serve per arrivare dal sogno alla realtà?
Per fare le cose bene, almeno 6 mesi per creare le basi. Poi è un lavoro continuo. Di ricerca, Di miglioramenti. Di nuove iniziative. Non si finisce mai e l’investimento in termini di tempo è enorme. Ma ne vale la pena perché le soddisfazioni sono veramente tantissime.
Se tornassi indietro cosa faresti diversamente?
Non penserei di poter fare tutto da sola…e mi affiderei da subito a persone più competenti di me per certe cose. E poi, darei più ascolto al mio “sesto senso”…Ma per il resto rifarei tutto uguale. Poter lavorare con passione ed entusiasmo non ha prezzo.
Solo per quello vale la pena.
Anche se The Kidsboutik è ufficialmente nato il 18 maggio, ci sto lavorando da più di un anno. Ed è stato un anno intenso e ricco di incontri meravigliosi. Dalle persone che mi hanno aiutato a far crescere The Kidsboutik come Mario o Isa&Claudia a tutte quelle che creano marchi bellissimi che non solo fanno cose belle (il bello a portata di bimbo…) ma anche “buone”, fatte con il cuore, con criterio e con senso dei valori. Senza dimenticare tutti gli incontri casuali fatti grazie a questo progetto come ad esempio con Eloise, la “mamma” di NINA e con Le Funky Mamas con le quali si stanno sviluppando tanti progetti interessanti.
Le famose sinergie di cui parlavo prima…
Donatella, grazie infinite per tutte le tue risposte.
Ricerca di sinergie. Capacità di sfruttare il proprio network di conoscenze ed amicizie. Idee chiare.
Capacità di delegare. Ed intraprendenza. Tanta intraprendenza. Che significa anche fiducia in se stesse e nella propria capacità di crearsi un futuro. Che significa anche osare “chiedere”.
A dover sintetizzare in pochi ingredienti la ricetta della formula di Donatella sceglierei questi. Ed aggiungerei condimento in abbondanza a base di entusiasmo. Un entusiamo che io leggo in tutte le parole di Donatella. A partire dall’ autodefinizione di “mamma felice”. La capacità di trovare e lasciarsi travolgere da questo entusiasmo credo sia la “competenza” più grande ed importante per poter indirizzare il proprio percorso. Si tratta di una malattia contagiosa. Di cui spero di riuscirmi ad ammalare cronicamente. E contagiare allo stesso modo altre persone in cerca di un equilibrio lavorativo migliore.
Della serie role model – Claudia Porta, mamma, blogger, yogi, educatrice Montessori ed autrice anche del (nuovissimo) libro: “La mia mamma sta con me”.
ottobre 3, 2011 § 3 commenti
Della serie role model: le mompreneur di Francesca Amé
luglio 27, 2011 § 5 commenti
Mompreneur. Suona chic. E smart. Che cosa significa? Mamma imprenditrice. Il trend del momento in fatto di “small business”. In America esiste il “The MOMpreneur magazine”. La mompreneurs online community.
Io dimentico sempre dove va inserita la u. Così cerco e ricerco su google. Ed ogni volta trovo qualcosa di nuovo.
In Italia, ne parla Francesca Amè su Style. Francesca è una giornalista. Una blogger. Una mamma.
Ho domandato a Francesca di aiutarmi a capire meglio chi sono queste mompreneur. Cosa hanno di speciale. Perchè lo fanno. E se esistono anche i DADpreneur! Ecco cosa mi ha spiegato.
“Sono ormai una decina le mamme imprenditrici che ho intervistato per Style.it e molte di più quelle che ho conosciuto, a volte anche per caso, in questi ultimi anni. L’idea della rubrica mi è venuta quando il direttore di Style.it mi ha chiamato a collaborare con il webzine per il canale Mamme: volevo occuparmi di qualcosa che non fossero le “solite cose” mamma&bambino (utilissimi articoli di servizio su allattamento, svezzamento, nanna, abbigliamento). Avevo voglia di parlare d’altro. Forse perché sono una giornalista free-lance e per scelta (e un po’ per necessità) non ho avuto nessun maternity leave ma ho lavorato subito prima e subito dopo le mie gravidanze (ne ho parlato, suscitando un po’ di dibattito, qui) volevo confrontarmi con chi ha fatto della maternità un momento di “cambio vita”.
Della serie “Role model”: intervista a Stefania Boleso, founder di SiV consulting, blogger e mamma di Aleksandra
luglio 7, 2011 § 3 commenti
Nel percorso della nostra vita, capita a volte di cadere. Cadiamo perché perdiamo l’equilibrio. Cadiamo perché ci hanno fatto uno sgambetto. Cadiamo perché la strada ha una buca imprevista. Poco importa quale sia la ragione. E spesso, anche la dinamica dell’incidente ha poco significato. Quello che conta è come ci si alza in piedi. Come ci si cura. Come si riprende a camminare. Quello che conta è il nuovo pezzo di strada che si decide di percorrere.








