Della serie role model. Due genitori ed una culla. Silvio e Francesca

marzo 23, 2012 § 2 commenti

Osservo spesso con curiosità ed ammirazione come la genitorialità aguzzi ingegno e sesto senso imprenditoriale. Ciucci attaccati a pupazzi che non cadono di notte. E si trasformano in una miniera d’oro. Concept store per bambiniAccessori utili e belli.

Perchè per ogni figlio. Per ogni genitore. C’è un bisogno particolare. Che poi si scopre essere un bisogno di tanti. E si trasforma. Con coraggio. E determinazione. In un lavoro. Ma soprattutto in un progetto. In cui credere. E per cui “provarci”.

Oggi. Per la prima volta. All’interno della rubrica role model non c’è una mamma. Ma una coppia. Francesca e Silvio. Genitori di Luce. Una bellissima bambina. E di Lait baby. Un’azienda che produce prodotti per il sonno e per il riposo dei bambini.

Un’intuizione che nasce con la genitorialità. Com’è andata esattamente? Colpo di genio o un’idea maturata nel tempo?

Silvio: Non penso si possa parlare di un colpo di genio, è un’idea che è maturata in occasione della nascita della nostra primogenita: durante la gestazione abbiamo cercato con mia moglie Francesca un prodotto che permettesse di vedere la bimba e allo stesso tempo avesse un design di nostro gusto. Dopo l’arrivo di Luce ci siamo accorti che, oltre alla visibilità, c’erano altri elementi che avrebbero potuto rendere più facile e gradevole la vita dei bimbi e dei genitori e ho quindi sviluppato e arricchito ulteriormente la mia intuizione confrontandomi con specialisti e potenziali consumatori.

Cosa vi ha aiutato a passare dallo schizzo su un bloc-notes ad un prodotto vero e proprio?

Silvio: Di solito cerco sempre di concretizzare le idee che mi sembrano valide. In questo caso, credo che le mie esperienze lavorative passate, quali la gestione di aziende di produzione o del contract oltre che gli studi di Architettura e quindi la predilezione per il disegno, mi abbiano permesso di trasformare personalmente in progetto e disegno “industrializzabile” l’idea evitando l’intervento di consulenti esterni che avrebbero potuto reinterpretare o quanto meno filtrare quello che avevo immaginato.

E cosa vi ha spinto a decidere di farlo sul serio? Investire, crederci e provare ad avere successo?

Francesca: Abbiamo deciso di provare “sul serio” perché ci sembrava la cosa giusta dato che riteniamo la culla Oceano (link alla pagina di prodotto) e il lettino Giardino dei prodotti davvero validi e in grado di risolvere diversi problemi che i genitori si trovano ad affrontare. Ci siamo resi conto che il mondo della puericultura, di per sé delicato visto che si occupa del benessere dei nostri bambini, è purtroppo un po’ fermo e mancano a volte reali proposizioni di qualità e valore.

State dando vita ad una realtà aziendale che coinvolge direttamente tutta la famiglia. Come avete distribuito i ruoli?

Francesca: Io seguo i rapporti con la stampa, la comunicazione e l’amministrazione, mentre Silvio si occupa più del prodotto e delle strategie di vendita. Devo dire che comunque le interazioni sono continue, soprattutto in questa fase di start up, e ci piace che vi sia un confronto costante tra noi per porre al meglio le basi di questa nuova azienda.

Come vi dividete il rischio?

Silvio: Di fatto non dividiamo il rischio. In un mondo dove, tutto sommato, le certezze stanno venendo a mancare per tutti e a tutti i livelli, vogliamo avere almeno la certezza di aver provato senza mezze misure a mettere in piedi un progetto nel quale crediamo e che secondo noi può davvero portare del valore nella vita dei genitori (e dei bambini) che sposeranno il nostro concept di prodotto e comprenderanno la nostra proposta.

Diversi studi dimostrano che la maternità migliori le capacità intellettive, relazionali e gestionali delle donne. Vi riconoscete in queste teorie?

Francesca: Credo che la maternità possa migliorare le capacità nel senso che permette di scoprire risorse inaspettate in momenti in cui la stanchezza e l’energia sembrerebbero essere in esaurimento e poi effettivamente è necessario diventare più veloci e organizzate per conciliare l’impegno lavorativo e la gestione della casa.

In senso stretto, da “non mamma” si hanno oggettivamente più concentrazione e maggiore libertà nella gestione dei tempi dedicati al lavoro, ma la gioia di farsi “in quattro” anche facendo più fatica per ritrovare il sorriso di Luce o un momento di gioco con lei al termine della giornata è impagabile e non cambierei la mia posizione per nulla al mondo.

Nella vostra esperienza, accade anche con la paternità per gli uomini?

Silvio: Non so se le mie capacità professionali siano davvero migliorate, credo però di essere migliore e più completo grazie all’arrivo di Luce.

A volte si pensa che i figli possano “rallentare” la carriera. In realtà, spesso succede che l’accelerino in direzioni inaspettate. Voi come la pensavate? E come la vivete adesso?

Silvio: E’ sicuramente vero che un figlio concentra su di sé, specie nei primi anni, una grande quantità di energie e questo può sembrare un rallentamento; in realtà, ci siamo trovati con l’arrivo di Luce non solo a fondare un’azienda (cosa assolutamente non pianificata), ma anche a prendere più rapidamente e con concretezza una serie di decisioni sulle impostazioni della nostra vita famigliare che forse avrebbero richiesto più tempo (ad esempio, la scelta di lasciare Milano dove ci siamo conosciuti io e Francesca e dove abbiamo vissuto prima che lei restasse incinta). …Tutto sommato quindi possiamo dire che le energie sono raddoppiate!

Cinque consigli per chi vorrebbe intraprendere un’iniziativa imprenditoriale come la vostra.

Silvio:1) lavorare, 2) credere, 3) lavorare, 4) credere, 5) lavorare

Francesca: io aggiungo”avere pazienza”! E qualche suggerimento pratico. Numero 1) investire in un brevetto che porti innovazione e nelle certificazioni sulla sicurezza che portano tranquillità al produttore, ai rivenditori e ai clienti.

Inoltre, è molto utile in fase di ingegnerizzazione ed ideazione, confrontarsi con esperti: nel nostro caso per esempio abbiamo chiesto ed ascoltato medici, pediatri, puericultori, i rivenditori e ogni “opinion leader” che potesse portare del valore aggiunto.

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