Della serie role model: intervista ad Elena Turini, mamma x 7 figli
gennaio 26, 2012 § 1 commento
Elena l’ho conosciuta durante l’ultimo giveaway. Si è firmata Elenamammax7. Ed io, che stento a trovare il coraggio per mettere a cantiere il secondo, non potevo non contattarla. E metterla tra le mie role model. Dal nostro scambio di email ho guadagnato. Un tuffo nell’ottimismo. Nello spirito di solidarietà. E una vista nuova: di quanto possa essere quotidiano quello che alla mia mente sembra impossibile. La famiglia di Elena è anche protagonista di una trasmissione tv. Romanzo Familiare. La trovate qui. Di seguito, invece, i miei punti interrogativi. E la sua visione del mondo. Compreso un punto di vista tutto nuovo (per me!) su primogeniti e secondi figli…
Il tuo ritmo di vita è stata l’assoluta normalità fino a poche generazioni fà. Oggi, sei una donna controcorrente. Come ti senti nei panni di un’anticonformista?
Una paio di premesse. La prima: la mia, anzi, la nostra scelta (mia e di mio marito) e’ stata consapevole: i figli non li abbiamo “subiti”, ma “voluti”. Alcuni di loro sono “non programmati”. Nel senso che non abbiamo calcolato quando averli. Ma eravamo consapevoli che potevano arrivare il quel preciso momento. Percio’ oltre a “Tutti vostri?” “Sì!” Anche ”Tutti desiderati?” “Sì!”.
Secondo. Io non mi ritengo una mamma da prendere per esempio. La mia non e’ una scelta assoluta giusta universalmente, ma è la MIA scelta, la NOSTRA scelta, personale. Anzi personalissima. Ed un’ultima cosa: io e mio marito siamo dell’idea che in tutte le famiglie (e più che mai in una come la nostra) sia giusto che viva la collaborazione. A me viene in mente l’esempio degli ingranaggi dell’orologio, che concorrono ciascuno, chi in misura minore, chi in misura maggiore al corretto funzionamento del meccanismo. Però…non abbiamo mai voluto responsabilizzare eccessivamente i figli grandi. Ovvero: collaborazione sì, perche’ abbiamo impostato un’educazione volta a capire anche il bene altrui e non solo il proprio, in una societa’ dove l’individualismo sfrenato fa’ da padrone (cosa che non ci piace), ma non abbiamo mai voluto e mai vorremo che loro si sostituiscano a noi! Perche’ sappiamo bene, che il nostro tipo di famiglia e’ splendida se ben impostata quando si e’ bambini, splendida se tutto va bene quando si e’ adulti, ma pesante per gli adolescenti. E così agiamo di conseguenza.
Ed ora ti rispondo: io anticonformista lo sono sempre stata, ma per natura. Ero la ribelle di casa da ragazza, lo spirito libero, quella a cui piaceva l’autonomia e la vedeva come una cosa positiva, la curiosa. Per cui e’ una cosa per me naturale la mia famiglia così com’e’. Io spesso mi stupisco quando le persone strabuzzano gli occhi al sentire che ho 7 figli, perche’ per me e’ la mia normalità. Poi c’è anche da ammettere una cosa. La vita di una volta era diversa. Le donne erano diverse. Le famiglia spesso la donna la subiva perche’ così la società imponeva, io questo non l’ho fatto. Io ho scelto di farlo.
Mi sento realizzata a fare la casalinga. Anche questa e’ stata una scelta: ho lavorato 13 anni e quando ho potuto, ho fatto il grande salto di licenziarmi. Forse e’ questo che mi permette di vivere il mio ruolo con soddisfazione. E forse anche un marito fatto in un certo modo…
Dare la vita e crescere nuovi esseri umani, era questo che pensavi per te da bambina?
Sì, se devo essere onesta. Forse non a questi livelli, o meglio alla fin fine non avevo idea di come sarebbe stato, ma la famglia per me ha sempre rappresentato una cosa basilare, nella vita. E i figli sono veramente un qualcosa di immenso e unico che ti arrichisce. Forse non realizzavo come, ma che ci fosse qualcosa in questo senso, lo sentivo. Almeno inconsciamente.
Raccontaci della tua decisione di licenziarti.
Ad un certo punto ci siamo ritrovati a fare un po’ di conti: e non tornavamo a mio favore. Le spese da sostenere gia’ con 2 bimbi piccoli tra nido e babysitter erano enormi. Superavano il mio stipendio.
A quel punto, ho preso il coraggio che non avevo mai avuto, essendo prigionera del famoso: “ma e’ un buon lavoro, ma se succede qualcosa a tuo marito, non si sa mai nella vita cosa puo’ accadere, e se poi un giorno vi lasciate…” e INSIEME a mio marito, mi sono finalmente decisa per il “grande salto”.
Non me ne sono mai pentita. Forse solo di non averlo fatto prima, ma perche’ alla fine dentro di me, io avevo sempre desiderato dedicarmi alla mia famiglia.
L’augurio piu’ bello e’ stato di una ex collega: “Si chiude una porta, per aprirsi un portone”.
Io ho sempre pensato che il mio portone fosse la mia famiglia. Se poi nel futuro tornero’ a lavorare chissa’ se ci sarà anche qualche altro portone…
Pregi e difetti che non ti aspettavi del lavoro della casalinga.
Pregi tantissimi, riesco a seguire i miei figli a 360°, almeno per come li vorrei seguire io. Ho la tranquillita’ di esserci. E questo al di là che possa essere vero o meno (non e’ detto che esserci per 24 ore corrisponda a costante attenzione, lo so da sola), mi rende soddisfatta e mi fa trovare la carica per abbassare la testa nei momenti difficili e andare avanti.
Molto in un essere umano dipende da come si sente con se’ stesso: se ti senti bene, emanerai positivita’, se non ti senti bene, emanerai negatività e chi ti stà vicino lo sente. Ovvio che non sono sempre al top, al 100%. A volte come dicono i miei figli, sono isterica, ma fa parte del gioco, e serve per migliorarsi e non rimanere sempre fermi su un unico obiettivo. La loro criticità e’, dopo il momento di arrabbiatura, uno stimolo per riflettere.
Aspetti negative? Quando i bimbi sono piccoli forse sei più isolata perche’ molto impegnata. Ma riesco comunque ad avere i miei interessi e so che quando cresceranno avrò più tempo e magari, chissà forse anche rimpiangerò di averlo…oppure riprendero’ in mano tante cose.
A che cosa hai rinunciato? A che cosa non rinunceresti?
Io se devo essere onesta non credo di aver rinunciato a nulla. O meglio, le cose a cui posso aver rinunciato sono cose a cui non mi e’ costato rinunciare o cheso che in futuro potro’ riprendere, percio’ non le vedo come una rinuncia, ma come un posticipo.
Per me rinunciare significa non poter avere un qualcosa di importante, fondamentale, e io da questo punto di vista non sento di aver rinunciato a nulla.
Anche perche’ i figli crescono e il tempo per se’ torna. E come dicono tanti anziani, dopo, di tempo libero, se ne ha anche troppo.
E sulla base di questo cerco di accettare il fatto che tutti i miei impegni familiari che alle volte sono veramente tanti, significano alla fin fine “VIVERE” e non lasciarsi vivere.
Il senso di colpa è donna. Sentirsi in colpa perchè non si dedica abbastanza tempo ai figli. Perchè non si va in palestra. Perchè le attenzioni al secondo figlio sono minori di quelle che ha avuto il primo….tu che sensi di colpa hai?
I miei sensi di colpa, li ho sopratutto coi figli piu’ grandi: con loro, causa inesperienza, non ho ascoltato, da subito, il mio istinto e mi sono lasciata traviare, e uso apposta questa espressione forte perche’ per me e’ stato così purtroppo, dalle migliaia di consigli, giudizi, stereotipi che mi circolavano intorno.
Io ho sempre ammesso che mamma lo sono diventata DOPO che i miei figli sono nati: non sono una di quelle donne nate mamma, e me ne dispiace, ma nel mio caso e’ stato così.
Quando ho capito che avevo una mia voce interna che mi consigliava e ho imparato ad ascoltarla, e a prendere tutto quello che mi veniva detto, solo come un consiglio, e a imparare anche a dir gentilmente ma fermamente NO, e ad accettare anche il moto di stizza, di chi me lo diceva senza sentirmi in colpa, beh, ecco lì sono diventata mamma.
Per cui il mio senso di colpa a volte va nei confronti dei piu’ grandi che hanno pagato la mia inefficienza e la mia inesperienza. Spero di riuscire a rimediare fintanto che saranno a casa con noi, perche’ alla fin fine dei sensi di colpa non ne fai nulla. E’ più
importante rimediare, piuttosto che continuare a piangere.
Non gliel’ho mai nascosto ai piu’ grandi di come mi sono sentita , penso che sia peggio dare un’immagine che non mi corrisponda. Tanto i figli sono come dei segugi e a naso sentono le bugie o quando gli racconto una verità “diversa”
E aggiungo una cosa: per me il genitore non deve sempre essere efficiente al 100 % come una specie di semidio irreprensibile. E’ poco credibile in quanto e’ un essere umano. Per cui di sbagli ne farà, e’ nella sua natura. Punto. Per me forse l’importante e’ che impari a capire quando cio’ capita e mettere da parte l’orgoglio ammettendo di aver sbagliato e chiedendo scusa cercando di rimediare.
Adesso diro’ una cosa scontata. L’amore non si divide. E’ un calderone che si riempie a necessita’. Ogni figlio e’ come una pianta: tu non devi dare un annaffiatoio intero pieno d’acqua a ciascuno. Devi dare la giusta quantita’ d’acqua, necessaria per farlo crescere in armonia. Non e’ solo la siccita’ che fa danni, ma anche il troppo bagnato.
Per cui forse piu’ che dare tutto a tutti e’ meglio, almeno per la mia esperienza capire COSA e’ giusto dare a quel determinato figlio per come e’ fatto. Mi sono accorta che spesso dico le stesse cose in 7 lingue diverse.Per cui cerco di innaffiare il giusto per ciascuno di loro, sperando di aver capito bene le dosi…E’ un lavoraccio ma spero che crescano dritti e sani ne corpo e nella mente , sopratutto. Ma questo lo sapro’ definitivamente solo alla fine
Che cos’è per te il sacrificio? E che cosa la realizzazione?
Il sacrificio e’ il dover fare un qualcosa che ti costa perche’ non sai se è giusto farlo ma devi.La realizzazione e’ riuscire a realizzare cio’ che desideravi, possibilmente nel rispetto di chi hai vicino, non importa se ti costa fatica o meno, perche’ quello per me e’ impegno, non sacrificio.
Io sono assolutamente riuscita a realizzare cio’ che desideravo, e non e’ stato un sacrificio, ma un impegno. Grande, ma un impegno, perche’ l’ho fatto perche’ lo desideravo. Realizzazione per me significa poi, e non da ultimo, riuscire a fare qualcosa per far felice chi ci stà vicino. Io mi trovo spiazzata per una cosa dalla mentalita’ di questi ultimi anni: l’individualismo sfrenato. Ovvio che far felici se’ stessi e’ giusto, e’ un punto di partenza. Lo faccio anch’io per prima, l’ho fatto creando la mia famiglia. Ma secondo me e’ importantissimo e questo si e’ perso, anche il fatto che si e’ felici anche facendo felici gli altri. A volte basta pochissimo, a volte ci vuole un grande impegno, ma il risultato e’ qualcosa che ti rende mille volte piu’ soddisfatto di aver fatto qualcosa per te.
Il sorriso dei miei figli sopratutto dei piu’ grandi, data l’eta’ della ribellione, e’ impagabile.
A proposito di fare qualcosa per gli altri, tu fai parte di un gaf e di un gas.
Noi facciamo parte dell’associazione famiglie numerose. Esiste in questa associazione, il gaf (gruppo acquisto famiglie): nelle varie citta’, ci sono famiglie che si sono rese disponibili a gestire un’attivita’ di acquisti cumulativi per comprare bene, risparmiando il giusto. C’e’ una famiglia “centrale” che gestisce il traffico nazionale. E famiglie sparse un po’ per tutta Italia che fanno da referenti per le varie zone. Noi siamo tra queste ultime. Tutto gratuitamente, per puro spirito di collaborazione.
Il gas invece è un gruppo di acquisto solidale. Il nostro opera nell’ambito cittadino. Si compra dando principalmente uno sguardo a cio’ che e’ eticamente sostenibile. E magari ancora meglio se a chilometro zero o comunque scelto con criteri che rispettino i valori di una certa etica.
Tutto cio’ lo facciamo anche per dare un esempio ai nostri figli. Mostrare che si possono fare le cose anche per gli altri, senza che necessariamente ci sia un tornaconto economico.
Una convenzione internazionale decide che le giornate sono troppe corte e rivoluziona il calendario introducendo giorni da 27 ore. Cosa fai tutti i giorni con le tue tre ore al giorno in più?
Quello che faccio sempre, correndo meno. E’ questa la mia vita. Se proprio devo scegliere qualcosa: un’ora per me, un’ora per il marito, un’ora per i figli. E abbiamo fatto contenti tutti.
Hai mai immaginato cosa farai quando saranno tutti grandi e ritroverai (davvero!) del tempo per te?
Sì, come dico spesso adesso che il tempo non basta e devo correre dirò che il tempo avanza e mi lagnerò che ne ho troppo! Oppure mi dedichero’ agli hobbies manuali che ho a tempo pieno, sperando di colmare i vuoti (se ce ne saranno) e non diventare un peso per i figli. Poi, come dice il marito “qualcosa di cui lamentarsi, volendo, si trova sempre e comunque“.
Ma non temo la solitudine: ogni tanto, ci vuole, per riflettere un po’.
Complimenti a Elenamammax7 e grazie a mammadifilippo per averla scovata