Occhiali

sonsanddaughters 1Eravamo dal salumiere. Io ordinavo due etti di prosciutto crudo (“molto sottile per favore, lo mangio con i fichi”). Una signora, che ha un bellissimo negozio nel mio quartiere e mi conosce da quando andavano di moda i closed, si avvicina ad Antonia. “Che belli i tuoi occhiali! Sei una principessa?”. “No. Sono io una strega. Una strega bella, però!”.

 

“We celebrate originality and individualism. We value design and quality. We see children as the future – and the future is bright. We are Sons+Daughter”

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Code

pigtails

“Cosa dicono di te le acconciature di tua figlia”. Incredibile come un titolo possa incuriosirti, soprattutto quando contiene un termine che tu non useresti mai. L’articolo comparso su Marieclare.it diversi mesi fà, mi ha subito schedato come “Ritardataria”. Io che arrivo sempre per prima alle riunioni! Pare che lo stile che preferisco per i capelli di Antonia (mollette afferra ciuffo) sia così “less is more” da risultare dettato dalla fretta. In effetti, ho qualche difficoltà ad utilizzare più di un elastico o più di due mollette. E i capelli troppo pettinati mi sembrano come le sbarre di una prigione. Per me i capelli, soprattutto quelle delle bambine, sono sciolti, liberi, ribelli e disordinati. Perchè se non puoi avere la testa confusa quando sei piccolo, allora quando? Di seguito qualche immagine di acconciature che mi piacciono

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1. 2. 3. e 4, 5

ps a proposito di capelli e fermagli, tempo fà avevo scritto su cosebelle magazine un mini-tutorial per fare una fascia con il pom-pom di tutù.

 

Spot it

SpotItOnTheRoad_Arriva il giorno in cui i giochi dei tuoi bambini iniziano a divertirti sul serio. Sabato scorso, a casa di amici, ho scoperto Spot it e me ne sono innamorata a prima vista. E’ un gioco molto semplice, dove vince la velocità e lo spirito di osservazione. Si gioca in due. Ognuno con una carta. Ed un’altra si sistema al centro. Su ogni carta ci sono diversi disegnini. E uno di questi disegnini è presente anche nella carta al centro. Vince chi trova per primo la figura in comune. Ci sono diverse versioni. Con le macchine. con le lettere. Anche una Hipster! Sul sito della casa produttrice c’è anche una demo.

Chissà se esiste anche l’app?

 

Lieto fine

Qualche tempo fa leggevo, non ricordo dove, una dichiarazione di Albano su Romina Power (lo so! Questo incipit è inquietante; eppure ho un ragionamento in testa, che segue proprio questo filo qui.). Albano sosteneva che Romina è un’ottimista di natura, perchè viene da Hollywood ed è cresciuta a pane e “lieto fine”. Non che abbia riflettutto poi molto su questa osservazione. L’ho registrata da qualche parte nella mia testa è l’ho tenuta lì. Poi lunedì, guardando Grey Anatomy, incredula davanti a quelle luci rosse e blu riflesse sul vetro durante l’ultima scena prima della sigla, mi è tornato in mente “il lieto fine hollywoodiano” . Chiaramente, non ho resistito e ho passato in rassegna su youtube tutte le anticipazioni disponibili sulla fine della serie 11. E mi sono arresa alla realtà. Il lieto fine all’americana, non esiste più.  Il senso comune della vita, proiettato, giorno dopo giorno, nella serie infinita di serie tv, non è più “tutto finisce bene” ma “a tutto si sopravvive”. Non l’essere felice perchè si ha ragione di esserlo. Bensì perchè la vita è più forte della sofferenza, nonostante il continuo susseguirsi di tragedie. E i personaggi non sono più puliti: buoni o cattivi. Sono un miscuglio complicato di bene e male, errori e virtù, dove essere eroi significa soprattutto avere il coraggio di guardarsi allo specchio. Forse il “lieto fine” oggi appartiene solo ai social media ed ai blog. Dove nascondiamo tutto quello che c’è di sporco in un angolo nascosto e mostriamo solo il meglio. Autentico o ritoccato che sia.

Trasferte

omy 2La prossima settimana devo andare fuori città per lavoro. Quando Filippo era piccolo non lo avvertivo mai, prima di assentarmi. Una mia amica, allevatrice di cani, mi aveva suggerito di non esagerare mai nei saluti, perchè drammatizzare il distacco, insospettisce l’animale sulla certezza del ritorno del suo padrone. “Se ti assenti per pochi minuti per andare a fare la pipì, non lo saluti mica”. Mi ero convinta della veridicità di questa teoria. E della sua validità anche per i bambini.

Invece, ora che è più grande, preferisco prepararlo. Spiegargli quando vado via, cosa farà mentre non ci sono, cosa farò io. Quando ci rivedremo.

Ovviamente la sua domanda è una sola: “Mamma, me lo porti un regalo?”.

A me il regalo piacerebbe farglielo prima, per consolarlo del fatto che siamo lontani. Per esempio, regalargli una meravigliosa e gigante mappa da colorare. Magari della città in cui mi troverò. Così, intanto che colora, io sono tornata.

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p.s. quando siete fuori casa per qualche giorno per lavoro (o per piacere!), cosa cosa organizzate per i vostri bambini? preparate scorte di cibo? dettagliate istruzioni appese al frigorifero? io lascio tutto alla gestione paterna, eccetto i vestiti per Antonia. Per lei preparo un cambio completo, per ogni giorno!

p.s. le mappe nelle foto sono di Omy

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#MumsBeautifulWords

believe yourself

Ho avuto l’opportunità di leggere una ricerca (The beauty of Mothers Words*) che descrive le parole che si scambiano mamme e figlie di tutto il mondo. L’augurio più frequente di una mamma a sua figlia è “Sii te stessa” e “Credi in te stessa”. Sono auguri in cui mi rispecchio molto. Aggiungerei anche “Accettati, sii felice per quello che sei”. Invece, nutro qualche dubbio su “Fai ciò che ti rende felice”. Perché é un impegno verso se stessi, spesso, difficile e doloroso. Perchè bisogna avere costanza e determinazione per guardarsi dentro. Sincerità e sentimento per capire cosa si vuole davvero. Coraggio e spensieratezza per seguirlo senza remore e paure. Non sarebbe meglio vivere con la sana ed allegra leggerezza? Insegnare ai nostri figli di esser felici per quello che c’è da gioire. D’esser tristi per quel che ci fa disperare.  Anche “Vivi la tua vita al massimo” mi lascia un po’ perplessa. Io ci provo. Inseguendo le occasioni, buttandomi nelle avventure. Nel lavoro. Nelle amicizie. Nelle passioni. Ho insegnato a Filippo che dire “non ci riesco” è una parolaccia. E che noi “non molliamo mai”. Ma non sarebbe più sano e rilassante prendersela comoda?

D’altro canto, la lista degli auguri, che le figlie vorrebbero trasmettere alle proprie figlie comprende “Sii paziente, sii calma”. Forse sono già più saggie delle mamme!

*”The beauty of Mothers Words” è uno studio condotto su scala mondiale da un marchio di creme di bellezza, Olaz; un marchio a cui sono molto legata, per il mio vissuto professionale e personale. Ho avuto modo di testare tutta la linea in lungo ed in largo, di analizzare gli studi clinici a confronto con altre marche e capire il livello di qualità dei prodotti (molto alto!) in relazione al prezzo di vendita (assolutamente accessibile!). Non dico altro!

Orsetti del cuore

orsetti del cuore ZARA

Ieri davo un’occhiata ai nuovi arrivi da Zara ed ho notato un vestito con una grande stampa “Orsetti del Cuore”. Ho un vaghissimo ricordo di Orsetti del cuore. So che è li da qualche parte, vicino al ricordo del profumo delle gomme da cancellare di ogni forma e colore che aveva la mia vicina di banco. Insieme al ricordo del colore del divano nel salatto a casa dei miei nei lontanissimi anni 80.

Mi sono incuriosita e ho scoperto sul sito di Cartonito che esiste un Orsetti del Cuore, seconda generazione. I nuovi orsetti sono un po’ come i nostri figli. Hanno la faccia molto più sveglia. Sono più slanciati. Meno sdolcinati, più consapevoli.

Un restyling molto simile a quello dei My little pony.

Mi domando se questi continui rilanci dei personaggi del passato sia più furba o sadica. Che quando hai un bambino/a dai 3-4 anni in sù inizia un continuo confronto con il tuo passato. Che è difficile avere ricordi di quando si avevano 1-2 anni. Ma del periodo dell’asilo si ha una visione più netta. Soprattutto quando inizi a riviverla insieme al tuo bambino, che gioca, parla, pensa, interagisce con i tuoi genitori, più o meno come facevi tu alla sua età.

Se poi anche i cartoni alla TV o i giochi sono gli stessi!

E’ come se di un tratto tutto si mettesse a fuoco. E immagini che credevi non esistessero più nella tua testa, tornassero così vivide da farti pensare di essere ancora lì. Ancora sulla scalinata di via Elpide, che porta fino al tuo asilo. Ancora a sognare di poter decidere di indossare le calosce e non mangiare la fettina di carne. Ancora davanti alla tua Barbie.

Tutti questi ricordi sono un regalo che ti fanno i tuoi figli, che sanno trovare dentro di noi, ciò che anche noi non sapevamo di avere.